Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11821 del 05/05/2021

Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 05/05/2021), n.11821

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 14237/2020 proposto da:

S.D., rappresentato e difeso dall’Avv. Antonio Gregorace

ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma, via della

Giuliana, n. 32, in virtù di procura speciale posta in calce al

ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica,

domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Roma n. 5544/2019,

pubblicata il 12 settembre 2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 9

marzo 2021 dal consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con sentenza del 12 settembre 2019, la Corte di appello di Roma ha rigettato l’appello proposto da S.D., cittadino nato in (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Roma del 26 gennaio 2018, che aveva respinto il ricorso proposto nei confronti della decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

2. La Corte di appello ha rilevato, in via preliminare, che l’appellante in sede di gravame, si era limitato a chiedere il riconoscimento della protezione umanitaria, con la conseguenza che era intervenuto il giudicato in riferimento alla statuizione del Tribunale sul riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria; che il richiedente aveva dichiarato di essere fuggito da (OMISSIS) per avere causato, in modo accidentale, un incendio nella foresta che aveva danneggiato le proprietà limitrofe ed era stato perciò minacciato dai proprietari; quanto alla richiesta di protezione umanitaria, la Corte ha affermato che la domanda era stata formulata in termini del tutto generici, in quanto le circostanze addotte dall’appellante non risultavano collegabili a gravi e seri motivi di carattere umanitario.

3. S.D. ricorre per la cassazione del decreto con atto affidato a due motivi.

4. L’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

5. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, la violazione delle norme di diritto in relazione al mancato riconoscimento della protezione internazionale e/o sussidiaria, non avendo la Corte d’appello enunciato i motivi per i quali avevano ritenuto di non concedere la protezione internazionale, ritenendosi formato il giudicato sul punto e che l’opposizione prevista dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 non costituiva una forma di impugnazione, in quanto il legislatore aveva previsto un sistema bifasico che consentiva al richiedente asilo, in presenza del diniego amministrativo, di avanzare la stessa domanda in sede giudiziaria, rimettendo al giudice la valutazione della forma di protezione alla quale aveva diritto.

1.1. Il motivo è inammissibile perchè trascura del tutto di censurare l’iter argomentativo della Corte del merito, che ha correttamente affermato che, in ordine al mancato riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, si era formato il giudicato, visto che l’impugnazione avverso la decisione che ricomprendeva tutte le forme di protezione richieste, era stata espressamente proposta soltanto in relazione alla protezione umanitaria (cfr. pag. 3 della sentenza impugnata).

1.2 Invero, in tema di ricorso per cassazione è necessario che venga contestata specificamente la ratio decidendi posta a fondamento della pronuncia impugnata (Cass., 14 febbraio 2012, n. 2091; Cass., 10 agosto 2017, n. 19989).

1.3 La censura, poi, nel riferirsi alla doppia fase, amministrativa e giudiziale, che caratterizza i procedimenti in materia, prospetta erroneamente un rilievo che, riferito al primo grado di giudizio, risulta estraneo alle regole dell’impugnazione di merito governate dal principio, di carattere generale e, quindi, vigente anche in materia di protezione internazionale, secondo cui “tantum devolutum quantum appellatum” (Cass., 4 febbraio 2021, n. 2701).

2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’errata applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, avendo i giudici ritenuto di non concedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

2.1 La censura è inammissibile per mancanza di specificità, tenuto conto che, in tema di ricorso per cassazione, l’onere di specificità dei motivi, sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), impone al ricorrente che denunci il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), a pena d’inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare – con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni – la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa (Cass., Sez. U., 28 ottobre 2020, n. 23745).

Ciò a fronte delle motivazioni addotte dalla Corte di appello in ordine al diniego della protezione umanitaria fondato sulla insussistenza di gravi e seri motivi umanitari e sull’assenza di specifiche situazioni di vulnerabilità del richiedente.

3. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Nessuna statuizione va assunta sulle spese, poichè l’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2021

 

 

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