Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1181 del 18/01/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 18/01/2017, (ud. 27/10/2016, dep.18/01/2017),  n. 1181

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28444-2011 proposto da:

INTESA SAN PAOLO S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, P.LE

CLODIO 32, presso lo studio dell’avvocato LIDIA SGOTTO CIABATTINI,

rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO TOSI, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

A.F., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA GERMANICO 172, presso lo studio dell’avvocato PIER LUIGI PANICI,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato VINCENZO

MARTINO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 215/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 10/03/2011 r.g.n. 970/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/10/2016 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY;

udito l’Avvocato UBERTI ANDREA per delega TOSI PAOLO;

udito l’Avvocato MARTINO VINCENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Torino, con la sentenza n. 215 del 2011, in parziale riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede, dichiarò il diritto di A.F., dipendente di Intesa San Paolo s.p.a. inquadrato dal novembre 2000 come impiegato di 2^ livello, 3^ area del C.C.N.L. per le aziende di credito e dal dicembre 2005 come impiegato di 4^ livello nella medesima area, all’inquadramento come quadro direttivo di primo livello dal 22/12/2002 e di quadro direttivo di secondo livello dal 3/7/2003, ed a godere del relativo trattamento economico e giuridico.

La Corte territoriale argomentò che a far tempo dal 22 luglio 2002 all’ A. erano state attribuite in via esclusiva funzioni nel ramo legale, svolte in un contesto organizzativo ed operativo complesso, presso il Coordinamento legale della sede centrale di San Paolo Imi, struttura sovraordinata alle aree e alle banche rete. Egli era qui addetto ad attività specialistiche, in possesso dí specifiche competenze, munito di adeguata esperienza professionale, maturata nel campo dei finanziamenti a lungo e medio termine presso la sede territoriale “corporate” nei due anni precedenti, dotato di autonomia decisionale nell’ambito delle direttive ricevute, sicchè poteva essergli riconosciuta la qualifica di quadro direttivo di primo livello, decorsi i cinque mesi previsti dall’art. 67 del C.C.N.L. per la c.d. promozione automatica, sussistendo il requisito della particolare specializzazione, accompagnata dalla maturazione di una significativa esperienza nell’ambito delle strutture centrali e/o nella rete commerciale, richiesta all’art. 66 del CCNL. Osservò poi che dal 3 febbraio 2003 erano state attribuite all’ A. le competenze di istruttoria legale per finanziamenti a medio/lungo termine, a seguito della partecipazione nel gennaio precedente ad un corso di formazione, e quindi anche I’ istruttoria per finanziamenti rientranti nella facoltà deliberativa degli organi centrali, riservata ai quadri direttivi e, per quelli di primo e secondo livello, con la revisione del tecnico della funzione credito. Decorsi cinque mesi dall’inizio dello svolgimento di tali mansioni, e quindi dal 3 luglio 2003, poteva essergli attribuita quindi la qualifica di quadro direttivo di secondo livello.

Per la cassazione della sentenza Intesa San Paolo s.p.a. ha proposto ricorso, affidato a quattro motivi, cui ha resistito con controricorso A.F.. Le parti hanno depositato anche memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Come primo motivo di ricorso, Intesa San Paolo s.p.a. deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 66 del C.C.N.L. del credito 11/7/1999 e dell’art. 73 del C.C.N.L. del credito 12/2/2005. Lamenta che la Corte torinese abbia escluso che per l’inquadramento nella categoria dei quadri sia necessario il requisito delle “elevate responsabilità funzionali”, ritenendo che esso possa essere posto in alternativa al possesso di “particolari specializzazioni”, in contrasto con la previsione del contratto collettivo; tale aspetto sarebbe determinante in quanto, per quanto concerne le mansioni espletate nel periodo 2002/2003 presso il Coordinamento legale torinese, il ricorrente avrebbe ammesso l’assenza di elevate responsabilità funzionali.

2. Il motivo è ammissibile, contrariamente a quanto eccepito dal controricorrente, essendo stato trascritto il testo delle disposizioni del contratto collettivo (artt. 66 e 73) valorizzate dalla Corte territoriale e prodotti unitamente al ricorso i due contratti succedutisi nel tempo, così da porre questa Corte in grado di inserire la previsione nell’ambito delle declaratorie contrattuali nel loro complesso.

2.1. Esso però è infondato, nel senso di seguito illustrato.

Il richiamato art. 66, commi 2 e 3 del CCNL del 1999 per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali (dalla la alla 3a) dipendenti dalle imprese creditizie, finanziarie e strumentali (così come il testo dell’art. 73, del successivo CCNL del 12 febbraio 2005), prevedono che “sono quadri direttivi i lavoratori/lavoratrici che, pur non appartenendo alla categoria dei dirigenti, siano stabilmente incaricati dall’azienda di svolgere, in via continuativa e prevalente, mansioni che comportino elevate responsabilità funzionali ed elevata preparazione professionale e/o particolari specializzazioni e che abbiano maturato una significativa esperienza, nell’ambito di strutture centrali e/o nella rete commerciale, ovvero elevate responsabilità nella direzione, nel coordinamento e/o controllo di altri lavoratori/lavoratrici appartenenti alla presente categoria e/o alla 3a area professionale, ivi comprese le responsabilità connesse di crescita professionale e verifica dei risultati raggiunti dai predetti diretti collaboratori”.

2.2. Rileva il Collegio che nel disciplinare la nuova categoria dei quadri direttivi, articolata in quattro livelli retributivi, il CCNL del 1999 ha inteso individuare una categoria professionale dotata di caratteristiche professionali e funzionali di significativa importanza nell’organizzazione aziendale, intermedia tra la categoria impiegatizia e la dirigenza. In sede di prima applicazione, ha collocato nel 1 e nel 2 livello retributivo rispettivamente, i lavoratori/lavoratrici già inquadrati nel 1 e 2 livello retributivo della 4a area professionale (ccnl ABI 19 dicembre 1994) e nei quadri del grado minimo e del grado superiore al minimo (ccnl ACRI 19 dicembre 1994), e nel 3 e nel 4 livello retributivo i precedenti funzionari, esclusi coloro ai quali è stato contestualmente attribuito l’inquadramento fra i dirigenti (art. art. 66, commi 9-11).

2.3. Al fine di esaminare la portata della declaratoria sopra trascritta, di per sè non univoca nel chiarire se per l’inquadramento nella categoria di quadro siano sempre richieste le “elevate responsabilità funzionali” o se esse possano essere intese in alternativa alle “particolari specializzazioni”, occorre muovere da una lettura complessiva della disciplina contrattuale in rassegna.

Soccorre in primo luogo il profilo esemplificativo valorizzato dalla Corte territoriale, che prevede la qualifica di quadro per “gli incaricati di svolgere attività specialistiche caratterizzate generalmente dal possesso di metodologie professionali complesse, da procedure prevalentemente non standard, con input parzialmente definiti ed in contesti sia stabili che innovativi (ad esempio nell’ambito dei seguenti rami di attività: legale, analisi e pianificazione organizzativa, controllo di gestione, marketing, ingegneria finanziaria, auditing, tesoreria)”.

La declaratoria, che assume particolare rilievo proprio in relazione al ramo legale cui appartiene l’ A., manifesta la natura altamente qualificata della preparazione professionale o della specializzazione che il lavoratore deve possedere, valorizzando poi con l’inciso “input parzialmente definiti” la discrezionalità tecnica della prestazione, ovvero l’autonomia decisionale nella scelta tra le soluzioni tecniche astrattamente prospettabili, che il quadro esercita nell’ambito delle direttive di massima ricevute.

2.4. La conclusione è confortata dal confronto con la declaratoria della (immediatamente inferiore) 3^ area professionale cui l’ A. apparteneva (art. 78 CCNL) che ricomprende in via generale ” i lavoratori/lavoratrici che sono stabilmente incaricati di svolgere, in via continuativa e prevalente, attività caratterizzate da contributi professionali operativi e/o specialistici anche di natura tecnica e/o commerciale e/o amministrativa che richiedono applicazione intellettuale eccedente la semplice diligenza di esecuzione”, prevedendo altresì che “Le relative decisioni, nell’ambito di una delimitata autonomia funzionale, sono di norma circoscritte da direttive superiori, prescrizioni normative, modalità e/o procedure definite dall’azienda, ma possono anche concorrere a supportare i processi decisionali superiori”, così in sostanza esplicitandosi che in tale mansione non vi è invece autonomia di scelta della soluzione tecnica, che è delimitata a priori dalle direttive specifiche.

2.5. La questione se, nell’esercizio delle mansioni di addetto al ramo legale, l’attribuzione della categoria di quadro richieda o meno la sussistenza di un’ “elevata responsabilità funzionale”, dev’essere risolta quindi affermandosi che è necessario che sia attribuita al dipendente l’autonomia decisionale nella scelta delle soluzioni tecniche astrattamente prospettabili, da esercitarsi nell’ambito delle direttiva di massima ricevute, con la correlata responsabilità.

2.6. La soluzione adottata dalla Corte territoriale, al contrario di quanto asserisce il ricorrente, pur formalmente valorizzando in particolare il requisito della “particolare specializzazione” delle mansioni, non si pone tuttavia in contrasto con tali principi. E difatti, alla pag. 17 della motivazione si valorizza proprio il fatto che l’ A., nell’ambito del coordinamento legale presso la sede centrale di San Paolo IMI, fosse dotato (anche) di autonomia decisionale, nell’ambito delle direttive ricevute.

3. Come secondo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. con riferimento al contratto integrativo aziendale e sostiene che l’interpretazione sistematica degli artt. 2 e 12 del contratto integrativo aziendale, che trascrive, confermerebbe che lo svolgimento di attività specialistica prevista sia per i quadri che per le aree professionali non sarebbe sufficiente per rivendicare la qualifica di quadro direttivo, essendo necessario in proposito il requisito della autonomia decisionale.

4. Valgono per il secondo motivo le medesime considerazioni fatte al punto precedente, considerato che l’art. 2 del CCA valorizzato nel motivo prevede che appartengono al primo livello dei quadri direttivi (punto g): le ” risorse dedicate -in contesti organizzativi/operativi complessi- ad attività specialistiche di particolare rilevanza aziendale, in possesso di specifiche competenze e che abbiano maturato adeguata esperienza professionale, con autonomia decisionale nell’ambito delle direttive ricevute e cui può essere affidato anche il coordinamento di, personale alla terza area professionale”, così confermandosi la necessità della discrezionalità tecnica di cui sopra si è detto, che la Corte territoriale ha in effetti accertato.

5. Come terzo motivo, la Banca deduce carente e contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo controverso per il giudizio relativamente alle caratteristiche dell’attività lavorativa espletata dall’ A. nel periodo luglio 2002 – febbraio 2003. Lamenta che il Collegio torinese abbia ritenuto che l’attività espletata presso la sede territoriale “corporate” abbia consentito all’ intimato di maturare un’esperienza professionale adeguata e abbia ritenuto che l’attività svolta dal luglio 2002 sarebbe stata caratterizzata da autonomia decisionale, valorizzando allo scopo il punto 11) del ricorso introduttivo, che tuttavia era riferito a periodo successivo al febbraio 2003.

6. Come quarto motivo, la ricorrente deduce omessa motivazione circa un fatto decisivo controverso per il giudizio relativamente alle caratteristiche dell’attività lavorativa espletata dal febbraio 2003 e lamenta che in relazione a tale periodo la Corte territoriale avrebbe omesso ogni indagine in ordine alla significativa esperienza maturata nell’ambito di strutture centrali e o della rete commerciale di cui al citato art. 66 del C.C.N.L. di settore e/o alla significativa esperienza professionale, pure ritenuta requisito necessario per il riconoscimento della qualifica di quadro direttivo. L’omissione sarebbe decisiva in quanto dalle stesse dichiarazioni rese dall’ A. sarebbe emerso che l’attività espletata prima del 2003 era per lo più consistita in studio e ricerca e conseguentemente non aveva potuto garantire al medesimo una significativa esperienza.

7. I due motivi sono inammissibili, in quanto il vaglio che viene richiesto esorbita dal controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (pur nella formulazione vigente ratione temporis, anteriore alla modifica introdotta con il D.L. n. 83 del 2012, conv. nella L. n. 134 del 2012). Si sollecita infatti una nuova valutazione degli stessi elementi che sono stati valutati dalla Corte territoriale, che ha esaminato proprio i profili qui riproposti e li ha risolti sulla base della valutazione complessiva (e non limitata a singoli aspetti) delle deduzioni delle parti, della documentazione pure richiamata nel ricorso e delle risultanze istruttorie, giungendo a conclusioni che non sono scalfite da decisive considerazioni di segno contrario.

8. Segue il rigetto del ricorso e la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre ad Euro 100,00 per esborsi, rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 gennaio 2017

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