Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11803 del 12/05/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. un., 12/05/2017, (ud. 07/02/2017, dep.12/05/2017),  n. 11803

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente Sezione –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente Sezione –

Dott. BIELLI Stefano – Presidente Sezione –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26112/2015 proposto da:

M.F., C.D.A., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DARDANELLI 23, presso lo studio

dell’avvocato MATTEO ADDUCI, rappresentati e difesi dall’avvocato

GIACOMO FRANCESCO SACCOMANNO;

– ricorrenti –

contro

CONSORZIO DI TUTELA IGP CIPOLLA ROSSA DI TROPEA CALABRIA, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA SEBINO 29, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO GENTILE,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICHELE ELIO DE

TULLIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza del TRIBUNALE di VIBO VALENTIA, depositata il

27/07/2015;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/02/2017 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA;

udito l’Avvocato Massimo GENTILE;

udito il P.M., in persona dell’Avvocato Generale Dott. IACOVIELLO

Francesco Mauro, che ha chiesto l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

M.F. e C.D.A. convenivano in giudizio, innanzi al Tribunale di Vibo Valentia, il Consorzio di Tutela IGP Cipolla Rossa di Tropea Calabria, affinchè fosse accertata l’illegittimità del divieto di condizionamento/confezionamento in campo della cipolla rossa di (OMISSIS). Assumevano che tale divieto posto dal Consorzio derivava da un piano dei controlli adottato in violazione del regolamento CE n. 852/04. Domandavano, inoltre, il risarcimento dei danni.

Nel resistere in giudizio il Consorzio eccepiva il difetto della propria legittimazione passiva, in quanto il diniego di certificare l’IGP per le partite di prodotto confezionate in campo era riconducibile all’ICEA, quale organo di controllo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. In ogni caso contestava nel merito la domanda.

Previamente provocato il contraddittorio sulla questione di giurisdizione, rilevata d’ufficio, il Tribunale con sentenza n. 545/15 declinava quest’ultima, in quanto il piano dei controlli, elaborato dal Consorzio, quale soggetto privato esercente pubbliche funzioni, e dalla società di certificazione aveva natura sostanziale di atto amministrativo.

Avverso detta sentenza M.F. e C.D.A. propongono regolamento di giurisdizione innanzi a queste S.U..

Resiste con controricorso il Consorzio di Tutela IGP Cipolla Rossa di Tropea Calabria, che ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorso è inammissibile.

E’ fermo principio nella giurisprudenza di queste S.U., a partire dalla n. 2466 del 1996, che la prima parte dell’art. 41 c.p.c., va interpretata nel senso che qualsiasi decisione emanata dal giudice presso il quale il processo è radicato, sia attinente al merito sia a questioni inerenti ai presupposti processuali, preclude la proponibilità del regolamento di giurisdizione, che costituisce uno strumento preventivo (e facoltativo)per l’immediata e definitiva soluzione delle questioni attinenti alla giurisdizione con la conseguenza che esso non è mai proponibile dopo che il giudice del merito abbia emesso una sentenza, anche se solo limitata alla giurisdizione, poichè in tal caso la decisione sul punto va rimessa al giudice di grado superiore (cfr., ex multis, Cass. S.U. nn. 26092 e 14952 del 2007 e n. 10315 del 2006).

Tale principio è rimasto fermo anche a seguito dell’entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 59, che ha disciplinato la translatio iudicii, risultandone anzi da quest’ultima rafforzato, sia perchè le disposizioni sul regolamento preventivo di giurisdizione sono rimaste immutate in virtù del suddetto art. 59, comma 3, u.p., sia perchè, anche nel nuovo sistema processuale in materia di giurisdizione, il legislatore ha inteso conservare la natura non impugnatoria del rimedio del regolamento preventivo, la cui funzione continua ad essere proprio quella di prevenire decisioni impugnabili o possibili conflitti reali o virtuali di giurisdizione, e, quindi, quella di soddisfare un’esigenza di rispetto della compresenza nell’ordinamento di ordini giudiziali distinti (Cass. S.U. nn. 2716 del 2010 e nn. 15542 e 4249 del 2016).

Nello specifico, invece, il regolamento è stato proposto contro una sentenza (declinatoria) sulla giurisdizione, che come tale avrebbe dovuto essere oggetto d’impugnazione in appello e non di regolamento preventivo.

2. – Deve, pertanto, dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.

3. – Seguono le spese, liquidate come in dispositivo, a carico dei ricorrenti in solido tra loro.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, alle spese, che liquida in Euro 5.200,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili della Corte Suprema di Cassazione, il 7 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA