Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11801 del 14/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 14/05/2010, (ud. 03/03/2010, dep. 14/05/2010), n.11801

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Comune di Verona, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso dagli avv. Caineri Giovanni R. e Clarich Marcello,

elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in Roma,

p.zza di Monte Citorio n. 115;

– ricorrente –

contro

C.G. e R.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 104/21/05 della Commissione tributaria

regionale del Veneto, Sezione distaccata di Verona, depositata il

23.2.2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

3.3.2010 dal Consigliere relatore Dott. Bertuzzi Mario;

viste le conclusioni del P.M. in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Sepe Ennio Attilio che ha chiesto il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 31.1.2007, il Comune di Verona ricorre, sulla base di un unico motivo, per la cassazione della sentenza n. 104/21/05 della Commissione tributaria regionale del Veneto, Sezione distaccata di Verona, depositata il 23.3.2006 che, in riforma della pronuncia di primo grado, aveva accolto i ricorsi proposti da C.G. e R.G. per l’annullamento dell’avviso di accertamento con cui il comune, in relazione all’annualità 2001, gli aveva chiesto il pagamento di una somma a titolo di maggior imposta sull’immobile da loro posseduto in via (OMISSIS), ritenendo il giudice di secondo grado infondata la pretesa tributaria potendo i ricorrenti beneficiare della riduzione di imposta prevista dalla legge (D.L. n. 16 del 1993, art. 2, comma 5, convertito nella L. n. 75 del 1993) in favore dei beni sottoposti a vincolo storico-artistico ai sensi della L. n. 1089 del 1939 e ciò in ragione del fatto che il vincolo predetto, pur interessando solo la facciata ed il cortile con scala del palazzo, risultava trascritto sull’intero edificio e comportava particolari oneri di conservazione e di manutenzione a carico delle singole unità immobiliari.

I contribuenti intimati non si sono costituiti.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’unico motivo di ricorso denunzia violazione del D.L. n. 16 del 1993, art. 2, comma 5 convertito nella L. n. 75 del 1993, censurando la sentenza impugnata per avere affermato che i contribuenti avevano diritto a beneficiare della riduzione dell’ici in forza della citata disposizione, che è norma eccezionale e quindi di stretta interpretazione ed applicazione, nonostante che il decreto del Ministero dell’Istruzione imponesse il vincolo storico-artistico alla sola facciata esterna ed al cortile interno dell’edificio in cui si trova la toro unità immobiliare, ma non anche ai singoli appartamenti.

Il motivo è infondato.

La sentenza gravata ha invero affermato che la circostanza che il vincolo riguardi la facciata esterna ed il cortile con scala a giorno dell’edificio, “non esclude dall’assoggettamento agli oneri che tale vincolo comporta (conservazione, manutenzione, diritto di prelazione, etc.) i titolari delle singole unità immobiliari delle quali è composto l’edificio stesso, su cui inevitabilmente grava per disposizione di legge l’onere di provvedere alla manutenzione conservazione delle parti comuni costituite, nel caso di specie, dal cortile inferno e dai muri perimetrali e relativa facciata”, tant’è che – aggiunge – il vincolo medesimo risulta “trascritto sull’intero edificio”, come è dimostrato dal fatto che “il Minisiero ha notificato il relativo decreto ai vari proprietari, coinvolgendoli – indipendentemente dalle descrizioni delle parti dell’edificio sottoposte a vincolo – in tutti gli oneri e le limitazioni dallo stesso derivanti”.

La decisione impugnata si fonda, pertanto, sull’affermazione che il vincolo storico e artistico grava sull’intero immobile, anche se la ragione di particolare interesse storico e artistico è stata individuata nell’architettura della facciata e nella scala interna. Trattasi, com’è evidente, di una valutazione di fatto che, come tale, sfugge al sindacato di questa Corte e che, in questa sede, non risulta censurata dal ricorso nemmeno sotto il profilo della motivazione.

Ciò posto, la censura di violazione della legge tributaria sollevata dal comune non appare fondata in quanto la Commissione regionale ha correttamente applicato la normativa agevolativa in discorso in presenza della condizione richiesta dalla legge, vale a dire la sottoposizione dell’immobile tassato al vincolo storico-artistico previsto dalla L. n. 1089 del 1939. il D.L. 23 gennaio 1993, n. 16, art. 2, comma 5 che prevede tale agevolazione, fa riferimento, invero, agli immobili dichiarati di interesse storico o artistico ai sensi della L. n. 1089 del 1939, art. 3, senza distinguere a seconda che l’interesse derivi dall’intero edificio o da una sua porzione.

Tale conclusione si salda, infine, con la stessa ralla della normativa fiscale di agevolazione, facilmente individuabile nella necessità di venire incontro alle maggiori spese di manutenzione e di conservazione che i proprietari sono tenuti ad affrontare per preservare le caratteristiche degli immobili sottoposti a vincolo (Cass. n. 25703 del 2008), una volta consideralo che tali oneri sussistono anche nell’ipotesi in cui la ragione del vincolo riguardi soltanto una porzione dell’immobile, peraltro inscindibile rispetto al tutto.

Il ricorso va pertanto respinto.

Nulla si dispone sulle spese di giudizio, non avendo le parti intimate svolto attività difensiva.

PQM

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 3 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2010

 

 

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