Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11798 del 18/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 18/06/2020, (ud. 24/10/2019, dep. 18/06/2020), n.11798

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33261 – 2018 R.G. proposto da:

P.R. – c.f. (OMISSIS) – rappresentato e difeso in virtù

di procura speciale in calce al ricorso dall’avvocato Gloria Rossi;

elettivamente domiciliato in Roma, alla via Crescenzio, n. 2.

– ricorrente –

contro

B.A. – c.f. (OMISSIS) – rappresentata e difesa in

virtù di procura speciale in calce al controricorso dall’avvocato

Francesco Izzo ed elettivamente domiciliata in Roma, alla via del

Circo Massimo, n. 9, presso lo studio dell’avvocato Francesco

Innocenti.

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 405 dei 5.3/6.4.2018 del Tribunale di Siena,

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24 ottobre

2019 dal consigliere Dott. Luigi Abete.

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con atto ritualmente notificato B.A. citava a comparire dinanzi al Giudice di Pace di Montepulciano P.R., così proponendo opposizione all’ingiunzione di pagamento n. 560/2014 nei suoi confronti chiesta ed ottenuta dall’opposto.

2. P.R. resisteva.

3. Con sentenza n. 54/2016 l’adito giudice accoglieva l’opposizione, revocava il decreto ingiuntivo e condannava l’opposto alle spese di lite ed al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c..

4. P.R. proponeva appello.

Resisteva B.A..

4.1. Con sentenza n. 405 dei 5.3/6.4.2018 il Tribunale di Siena rigettava il gravame e condannava l’appellante alle spese del grado nonchè parimenti al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c..

Evidenziava il tribunale che l’appellante non aveva titolo per azionare nei confronti dell’appellata la pretesa creditoria dell’importo di Euro 300,00; che invero era stato integralmente soddisfatto, così come risultava dall’atto notarile di compravendita in data 9.3.2006, ove aveva rilasciato “ampia, finale e liberatoria quietanza di saldo”.

5. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso P.R.; ne ha chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni conseguente statuizione anche in ordine alle spese di lite.

B.A. ha depositato controricorso; ha chiesto dichiararsi inammissibile o rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese e con condanna del ricorrente ai sensi dell’art. 96 c.p.c..

6. Il relatore ha formulato proposta di manifesta infondatezza del ricorso ex art. 375 c.p.c., n. 5); il presidente ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 1, ha fissato l’adunanza in camera di consiglio.

7. Il ricorrente ha depositato memoria.

8. Con l’unico motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, l’omessa ed erronea motivazione della sentenza.

Deduce che, così come emerge dalla documentazione allegata, ha richiesto la somma di Euro 300,00 non già con riferimento alla vendita immobiliare conclusa con la controparte, ma a titolo di i.v.a., correlata alla fattura n. (OMISSIS) del (OMISSIS), emessa nove mesi dopo la stipula del rogito.

Deduce in particolare che il residuo importo a titolo di i.v.a. gli è dovuto siccome gli assegni circolari, da Euro 10.000,00 ciascuno, consegnatigli all’atto della compravendita, contrariamente all’assunto di controparte, erano quattordici e non tredici.

Deduce che ha errato il tribunale a condannarlo al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c.; che l’esperito appello non era per nulla temerario.

9. La sentenza n. 405/2018 del Tribunale di Siena va cassata senza rinvio per le ragioni che seguono.

10. L’ammontare dell’importo pecuniario – Euro 300,00 – per il quale P.R. ebbe a chiedere e ad ottenere, dal Giudice di Pace di Montepulciano, ingiunzione di pagamento, pur maggiorato degli interessi legali dal 7.6.2007 al saldo – ammontare dunque non eccedente l’importo di Euro di 1.100,00 – ed in pari tempo l’oggetto della lite – esulante dall’ambito dei rapporti relativi a contratti conclusi con le modalità di cui all’art. 1342 c.c. – rendono ben evidente che la controversia ricadeva, ai sensi dell’art. 113 c.p.c., comma 2, nell’alveo della giurisdizione equitativa necessaria del giudice di pace.

Il valore e l’oggetto della contesa sono tali, ulteriormente, che l’unico rimedio impugnatorio ordinario esperibile avverso la sentenza n. 54/2016 pronunciata dall’adito giudice di pace – in esplicazione della sua giurisdizione equitativa necessaria – era costituito dall’appello “a motivi limitati” ex art. 339 c.p.c., comma 3, nel testo novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006 ed applicabile ratione temporis alle sentenze pubblicate a partire – è il caso di specie – dal 3.3.2006 (cfr. Cass. (ord.) 31.7.2017, n. 19050; Cass. (ord.) 17.11.2017, n. 27356).

11. Alla stregua degli operati rilievi si impone quindi il riscontro ex officio dell’ammissibilità dell’appello che P.R. ha proposto avverso la sentenza con cui il giudice di prime cure aveva accolto l’opposizione spiegata da B.A. ed aveva revocato l’ingiunzione di pagamento.

A tal fine si rimarca quanto segue.

11.1. Per un verso questa Corte di legittimità è appieno abilitata al riscontro officioso dell’ammissibilità del gravame esperito innanzi al Tribunale di Siena.

Da tempo si spiega che la Corte di cassazione può rilevare d’ufficio una causa di inammissibilità dell’appello che il giudice di merito non abbia riscontrato, con conseguente cassazione senza rinvio della sentenza di secondo grado, non potendosi riconoscere al gravame inammissibilmente proposto alcuna efficacia conservativa del processo di impugnazione (cfr. Cass. (ord.) 19.10.2018, n. 26525; Cass. 7.7.2017, n. 16863; Cass. 28.1.1987, n. 797, secondo cui, nel giudizio di Cassazione può essere rilevata, d’ufficio, la inammissibilità dell’appello salvo che l’inammissibilità stessa sia stata dal giudice di secondo grado esclusa con pronuncia esplicita o implicita, essendo necessario in tal caso, per evitare il formarsi del giudicato, che la parte interessata deduca la inammissibilità dell’appello con apposito motivo nel ricorso per Cassazione).

11.2. Per altro verso l’eventuale inammissibilità del gravame dà corpo indiscutibilmente ad un error in procedendo, per il cui accertamento questa Corte, in quanto giudice del “fatto processuale”, è investita del potere – dovere di procedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito (cfr. Cass. (ord.) 13.3.2018, n. 6014; Cass. 23.1.2006, n. 1221).

Ben vero l’esame degli atti processuali del fascicolo del merito si impone viepiù, atteso che l’esperito ricorso non contiene alcun riferimento, segnatamente, alle ragioni di cui all’appello spiegato avverso la sentenza n. 54/2016 del Giudice di Pace di Montepulciano.

12. Nei termini testè enunciati è inevitabile dar atto che le ragioni veicolate dall’appello addotto, avverso la sentenza del giudice di prime cure, all’esame del Tribunale di Siena esulano indiscutibilmente dalle ipotesi – violazione delle norme sul procedimento, violazione di norme costituzionali o comunitarie, violazione dei principi regolatori della materia – che, ai sensi dell’art. 339 c.p.c., comma 3, consentono la proposizione del gravame avverso le sentenze del giudice di pace, qualora – è il caso de quo – pronunciate secondo equità.

12.1. Più esattamente P.R., allorchè ha censurato il dictum del Giudice di Pace di Montepulciano, ha addotto, essenzialmente, che “non può essere possibile che per la compravendita (per notar D.F.) i fratelli B. abbiano versato al P. Euro 15.000,00 in più del dovuto. E’ evidente che l’assegno di conto corrente di Euro 15.000,00 datato 20 dicembre 2006 non riguardava il prezzo di Euro 140.000,00 dichiarato negli atti di compravendita (…)” (così atto d’appello, pag. 2). Ha addotto quindi che “la ricostruzione dei fatti da parte della difesa della signora B. non è veritiera” (così atto d’appello, pag. 4).

13. B.A., dal canto suo, con la comparsa con la quale si è costituita in appello, dinanzi al Tribunale di Siena, si è limitata ad eccepire la nullità dell’appello per violazione degli artt. 163 bis e 342 c.p.c., l’inammissibilità dell’appello per violazione delle prescrizioni di cui all’art. 342 c.p.c., l’inammissibilità della produzione di nuovi documenti per violazione dell’art. 345 c.p.c. ed ha prospettato l’infondatezza dell’appello, avendo corrisposto a controparte “quanto dovuto e richiesto per l’acquisto dell’appartamento” (così comparsa di costituzione in appello, pag. 6), senza nulla dedurre in ordine a eventuali motivi di appello che sarebbero stati ammissibili ex art. 339 c.p.c., comma 3.

14. In conclusione l’appello esperito da P.R. avverso la sentenza n. 54/2016 del giudice di pace di Montepulciano era senza dubbio alcuno inammissibile a norma dell’art. 339 c.p.c., commi 2 e 3, (cfr. Cass. 31.10.2005, n. 21110).

15. Il rilievo officioso dell’inammissibilità del gravame è consentito senza ulteriore indugio processuale, perchè l’inammissibilità dell’appello attiene ai presupposti dell’impugnazione (cfr. Cass. 23.10. 2018, n. 26703).

Ed infatti in maniera del tutto simile questa Corte ha provveduto nell’analogo caso di cui al “precedente” n. 22256 del 25.9.2017 (cfr. anche, successivamente alla novella dell’art. 101 c.p.c., Cass. (ord.) 19.10.2018, n. 26525; Cass. 7.7.2017, n. 16863; Cass. 18.1.2016, n. 674).

16. La sentenza n. 405 dei 5.3/6.4.2018 del tribunale di Siena va dunque cassata senza rinvio (cfr. Cass. (ord.) 19.10.2018, n. 26525; Cass. 7.7.2017, n. 16863; Cass. 24.1.2007, n. 1505, secondo cui l’inammissibilità dell’appello non dichiarata dal giudice di secondo grado comporta, ove tale vizio sia rilevato in sede di legittimità, la cassazione senza rinvio della sentenza di secondo grado ai sensi dell’art. 382 c.p.c., trattandosi di ipotesi in cui il processo non poteva essere proseguito).

17. La cassazione senza rinvio della sentenza n. 405/2018 del tribunale di Siena importa ex se la caducazione della condanna ex art. 96 c.p.c. pronunciata dal secondo giudice.

In ogni caso la caducazione della condanna ex art. 96 c.p.c. pronunciata dal tribunale appieno si giustifica.

Invero, nonostante l’officioso riscontro, in questa sede, dell’inammissibilità dell’appello spiegato avverso la sentenza del giudice di pace, è da escludere che P.R. abbia in seconde cure agito con mala fede o colpa grave.

Ciò segnatamente alla luce del rilievo per cui la dirimente ragione di inammissibilità dell’appello, alla stregua delle argomentazioni difensive svolte in comparsa di costituzione e risposta dalla Bartucelli e dapprima riferite, non è stata neppure eccepita dalla medesima appellata.

18. La cassazione della sentenza n. 405/2018 del Tribunale di Siena in dipendenza del rilievo officioso dell’inammissibilità dell’appello avverso la sentenza n. 54/2016 del Giudice di Pace di Montepulciano giustifica di per sè la reiezione dell’istanza risarcitoria ex art. 96 c.p.c. esperita in questa sede da B.A..

19. Il rilievo officioso dell’inammissibilità dell’appello avverso la sentenza n. 54/2016 del Giudice di Pace di Montepulciano, inoltre, giustifica – per quanto sopra osservato – anche l’integrale compensazione delle spese e del presente giudizio di legittimità e del giudizio d’appello innanzi al Tribunale di Siena.

20. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi del D.P.R. cit., art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte pronunciando sul ricorso dichiara inammissibile l’appello proposto da P.R. avverso la sentenza n. 54/2016 del Giudice di Pace di Montepulciano; cassa senza rinvio la sentenza n. 405 dei 5.3/6.4.2018 del Tribunale di Siena; compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità e del giudizio d’appello innanzi al Tribunale di Siena definito con la sentenza n. 405/2018; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, P.R., di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi del D.P.R. cit., art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 18 giugno 2020

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