Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11798 del 14/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 14/05/2010, (ud. 23/02/2010, dep. 14/05/2010), n.11798

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Comune di Falerna, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato

e difeso per procura a margine del ricorso dall’Avvocato Provenzano

Domenico, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avvocato

Gianluca Savino in Roma, via Monte Santo n. 14;

– ricorrente –

Contro

V.L., rappresentata e difesa per procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale dall’Avvocato Pandolfo Manlio,

elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avvocato Scilinguo

Luigi Pietro, in Roma, p.za Gentile da Fabriano n. 3;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 108/07/04 della Commissione tributaria

regionale della Calabria, depositata il 21.1.2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23.2.2010 dal consigliere relatore dott. BERTUZZI Mario;

Viste le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale dott. APICE Umberto, che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso principale ed il rigetto di quello incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 14. 4. 2005, i comune di Falerna ricorre, sulla base di un unico articolato motivo, per la cassazione della sentenza n. 108/07/04 del 21.1.2005, notificata il 15.2.2005, emessa dalla Commissione tributaria regionale della Calabria, che, in riforma della pronuncia di primo grado, aveva accolto i ricorsi proposti da V.L. per l’annullamento degli avvisi di accertamento riferiti agli anni 1995 e 1996 e delle cartelle di pagamento relative alle annualita’ dal 1994 al 1996 con cui il comune di Falerna le aveva intimato il pagamento dell’ICI in relazione a determinati terreni, ritenendo il giudice di secondo grado, previa declaratoria di nullita’ della costituzione in giudizio del suddetto comune, che gli atti impugnati fossero viziati per difetto di motivazione, non indicando i dati in forza dei quali l’ente impositore aveva attribuito ai terreni tassali una qualificazione ed un determinato valore ai fini dell’imponibile.

L’intimata V.L. ha notificato controricorso e proposto ricorso incidentale condizionato, affidato ad un unico motivo.

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c., in quanto proposti avverso la medesima sentenza. L’unico motivo del ricorso principale proposto dal comune denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 75, 83 e 166 c.p.c. Violazione dell’art. 132 c.p.c. Omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, censurando la sentenza impugnata per avere dichiarato nulla la costituzione del comune nel giudizio di appello per omessa indicazione, nel relativo atto, del nome del sindaco e per essere la procura alle liti dallo stesso rilasciata priva dell’autenticazione del difensore, e per avere affermato la illegittimita’ degli atti impugnati per difetto di motivazione. Sotto il primo profilo, sostiene il comune ricorrente che la statuizione di nullita’ della sua costituzione nel giudizio di appello e’ errata in quanto il relativo allo indicava, quale legale rappresentante, il sindaco pro tempore, che per legge e l’organo rappresentativo dell’ente territoriale, nonche’ la delibera della giunta di autorizzazione a stare in giudizio, ove veniva menzionalo il nominativo del sindaco, e che la mancala certificazione dell’autografia della firma del conferente la procura alle liti costituisce una mera irregolarita’, non una causa di nullita’ del mandato.

Sotto il secondo profilo, il ricorso censura la statuizione che ha dichiarato la nullita’ degli atti impugnati per difetto di motivazione, affermando che sul punto la sentenza e’, a sua volta, del tutto carente di motivazione o comunque sorretta da considerazioni del tutto insufficienti, che di per se’ impediscono di ricostruire l’iter argomentativo seguito dai giudicante per pervenire alla conclusione accolta. In particolare, la Commissione regionale non ha esaminato le censure formulate dalle parti ne’ ha dato conto della soluzione accolta dal primo giudice ed e’ inoltre caduta in un evidente equivoco laddove ha riferito che il comune aveva attribuito ai terreni tassati la qualificazione di terreni agricoli, mentre gli avvisi impugnati li qualificavano edificabili, in quanto inclusi nel piano regolatore generale. Il ricorrente contesta, infine, l’affermazione del giudicante secondo cui gli avvisi opposti non conterrebbero alcuna indicazione dei criteri seguiti per il calcolo del valore imponibile dei terreni, assumendo che sul punto l’organo giudicante ha trascura di valutare le deduzioni con cui il difensore del comune aveva spiegato le ragioni per le quali ferite era pervenuto alla valutazione delle aree tassate. Il motivo non e’ fondato.

Tale conclusione si impone, con riguardo alla prima censura che investe la dichiarazione di nullita’ della costituzione del comune nel giudizio di appello, non perche’ la relativa doglianza sia infondata, quanto perche’ essa, per come formulata, non appare decisiva ai fini della cassazione della sentenza di secondo grado.

In particolare, la doglianza e’ fondata dovendosi su punto ribadire l’orientamento di questa Corte, che in piu’ occasioni si e’ pronunciata nel senso che l’omessa indicazione nella procura del nominativo del sindaco che l’abbia sottoscritta non e’ causa di nullita’ della costituzione in giudizio del comune, sia per il principio di immedesimazione organica (Cass. n. 10820 del 2000) che per la notorieta’ del dato omesso (Cass. n. 8320 del 2004), e che, parimenti, ha escluso la nullita’ della procura, integrando la relativa mancanza una meni irregolarita’, nell’ipotesi di omessa autenticazione da parte del difensore della sottoscrizione del soggetto che l’ha conferita, a meno di contestazione esplicita sulla autenticita’ della sottoscrizione (Cass. n. 6591 del 2008), considerando sufficiente che l’atto difensivo sia firmato in calce dal difensore (Cass. n. 25032 del 2005), condizione quest’ultima riscontrabile nel caso di specie. L’errore del giudice a quo per avere dichiarato la nullita’ della costituzione in giudizio della parte, tuttavia non vizia di per se’ la sentenza emanata, in quanto, non essendosi tradotta nella illegittima esclusione della parte da una determinata attivita’ processuale, ad essa non puo’ riconnettersi l’effetto di una immediata e diretta lesione del diritto di difesa ed al contraddittorio. Resta quindi da valutare se ed in che misura il vizio riscontrato abbia influito sul processo di formazione della decisione, determinando il convincimento del giudicante in un senso piuttosto che in un altro.

Posta cosi’ la questione, il Collegio ritiene che nel caso di specie la risposta debba essere negativa, nel senso cioe’ di escludere che il vizio accertato abbia in qualche modo influito sulla decisione di merito. Cio’ in quanto, come emerge dalla lettura della sentenza, la Commissione tributaria regionale, pur avendo dichiarato la nullita’ della costituzione in giudizio del comune, ha comunque esaminato le controdeduzioni svolte dall’ente nella propria memoria costitutiva, pronunciandosi sulla loro infondatezza. Ne’ il Comune ricorrente rappresenta di avere formulato, nel corso del giudizio di appello, eccezioni o argomenti difensivi che, se considerati, avrebbero potuto portare l’organo giudicante ad un diverso decisum, precisazioni che sarebbe stato suo onere allegare al fine di dimostrare che l’errore sulla legge processuale in cui era caduto il giudicante era stato decisivo per avere influito sul contenuto della decisione adottata e, quindi, era suscettibile di portare alla sua cassazione.

Passando all’esame della seconda censura sviluppata dal motivo, che contesta, sotto il profilo del vizio di motivazione, la statuizione della sentenza di secondo grado di annullamento degli, atti impugnati per mancata motivazione, la doglianza e’ infondata avendo il giudicante esplicitato in maniera chiara e sufficiente le ragioni del proprio convincimento osservando, con apprezzamento di fatto, che gli atti impositivi non indicavano i dati in forza dei quali il comune impositore aveva attribuito ai terreni tassati una qualificazione edificatoria ed un determinato valore ai fini dell’imponibile.

L’assunto secondo cui, in un diverso passo, la decisione impugnata avrebbe erroneamente sostenuto che il comune aveva attribuito agli immobili una qualificazione agricola, cosi’ incorrendo in un palese travisamento del fatto ed in contraddittorieta’ della motivazione, e’ frutto di una errata lettura della sentenza, la quale ha inteso chiaramente dire che ai terreni tassati, che sono terreni agricoli, il comune aveva attribuito una diversa qualificazione.

La censura proposta appare per il resto generica, non indicando, in osservanza del principio di autosufficienza, eventuali elementi o circostanze di fatto che sarebbero state trascurate dal giudicante.

Ne’, infine, puo’ esercitare alcun rilievo il fatto che il giudicante non abbia tenuto conto a tal fine, come dedotto nel ricorso, delle spiegazioni fornite dal comune nel corso del giudizio in ordine alle ragioni per le quali era pervenuto alla valutazione delle aree tassate, vertendo l’accertamento non gia’ sulla fondatezza in astratto della pretesa tributaria, quanto sul dato formale della sufficienza di motivazione degli atti impugnati, il ricorso principale va pertanto respinto.

Il ricorso incidentale, qualificato condizionato, si dichiara per l’effetto assorbito. Le ragioni della decisione integrano giusti motivi di compensazione delle spese di lite.

PQM

Riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale proposto dal comune di Falerna e dichiara assorbito quello incidentale. Compensa tra le parti le spese di giudizio.

Cosi’ deciso in Roma, il 23 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2010

 

 

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