Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1176 del 18/01/2018


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 1176 Anno 2018
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: ACIERNO MARIA
Data pubblicazione: 18/01/2018
J

SENTENZA

sul ricorso 19064/2012 proposto da:
Rondina Bruna, Sorcinelli Tarcisio, Garbatini Maria, Montesi Eugenia,
Perelli Giancarlo, Polinelli Bruna anche quale erede di Rupoli Attilio,


Tombari Ezio, elettivamente domiciliati in Roma, Largo del Teatro
Valle n.6,

presso lo studio dell’avvocato

rappresentati e difesi dall’avvocato

Bracci Luciano Filippo,

Aiudi Bruno, giusta procura a

margine del ricorso;
-ricorrenti contro

Mps

Gestione

Crediti

Banca

S.p.a.,

non

in

proprio

ma

esclusivamente in nome e per conto della Banca Monte dei Paschi di
Siena S.p.a. (incorporante la Banca Antoniana Popolare Veneta
S.p.a.),

in

persona

del

legale

rappresentante

pro

elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Vinci n.23,

tempore,
presso lo

studio dell’avvocato Craia Leda, rappresentata e difesa dall’avvocato
Craia Villeado, giusta procura in calce al controricorso;
-controricorrente avverso

la

sentenza

n.

906/2011

della

CORTE

D’APPELLO di

ANCONA, depositata il 05/11/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
14/07/2017 dal con s. ACIERNO MARIA;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale ZENO
IMMACOLATA che ha concluso per l’improcedibilità, inammissibilità in
subordine rigetto del ricorso.

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

E’ stato emesso decreto ingiuntivo in favore di Banca Nazionale
dell’Agricoltura e nei confronti della s.r.l. Metauro Carri, in qualità di
debitore principale nonché

di dieci fideiussori per L. 422.767.239,

relativo a scoperto di conto corrente e titoli scontati e tornati
protestati oltre ad altri titoli di cui era ignoto l’esito.

Alla conclusione del giudizio di primo grado di opposizione a decreto
ingiuntivo,

il

credito della

banca,

era stato determinato in

L.

21.959.047 per scoperto di conto corrente e L. 59.267.507 per
2

cambiali scontate e tornate insolute. Nel corso di tale procedimento
due fideiussori Marco Tonucci e Adriana Adriani rinunciavano agli atti
del giudizio e la banca rideterminava il credito complessivo, all’esito
dell’incameramento di un libretto di pegno deii’Andriani, nella somma
riconosciuta dal Tribunale in sentenza.
La Corte d’Appello rigettava integralmente la domanda ereditaria. La
Corte di Cassazione cassava

la sentenza

di secondo grado e

affermava che la banca aveva provveduto alla produzione dei titoli in
originale e solo successivamente i predetti titoli erano stati sostituiti
da

copie

autentiche;

che

il

consulente tecnico d’ufficio aveva

riconosciuto che i titoli in atti corrispondevano all’importo richiesto
dalla Banca (199.447.234), che se il credito fosse stato soltanto di
48.949.047

non

avrebbe

avuto

alcun

significato

logico

il

comportamento deii’Adriani la quale aveva accettato che la banca si
soddisfacesse sul libretto di pegno per 91.043.080 milioni; che il
consulente d’ufficio aveva indicato l’integrale pagamento del credito
solo come un’ ipotesi, fondata sul presupposto di fatto non provato
che il credito fosse stato soddisfatto da terzi.
Riassunto il giudizio la Corte d’Appello ha confermato la pronuncia di
primo grado affermando:
-la banca all’udienza del 28/3/1985 aveva fornito la prova di fronte al
Tribunale del mancato pagamento dei titoli alla scadenza, così
dimostrando

che

si

era

verificata

la

condizione

risolutiva

dell’erogazione;
l’autorizzazione

al

ritiro

degli

originali

non

toglieva

efficacia

all’assolvimento dell’onere della prova da parte della banca;
il conteggio finale fornito dalla banca consisteva nell’importo provato
come sopra al netto della somma incamerata dal libretto Adriani;

3

le 12 cambiali (d’importo complessivo pari a 31.400.000) erano state
originariamente depositate in originale e successivamente sostituite
con le copie per l’insinuazione a passivo senza che risultassero
tuttavia pagamenti effettuati in sede concorsuale. Tali titoli non
eranomenzionati nell’elenco contenuto nella lettera inviata aii’Adriani
1

il 26/6/87 relativa ai titoli restituiti. Tale lettera era stata prodotta per
provare la riduzione del credito e ciò giustificava la mancanza di
riscontro di spedizione e ricezione. Comunque la Corte d’Appello
sottolineava

l’illogicità

palese

del

comportamento

processuale

deii’Adriani se il credito residuo fosse stato nettamente inferiore
all’importo del libretto.
In conclusione la produzione dei titoli in originale nel giudizio di primo
grado davanti al tribunale era circostanza sufficiente a far ritenere
provato il credito non solo per i titoli rimasti in originale ma anche per
quelli

sostituiti

complesso

dei

dalle

copie

riscontri

autentiche e,

probatori

doveva

conseguentemente,
ritenersi

il

sufficiente

indipendentemente dalla mancata produzione da parte della banca
della documentazione richiesta dal Tribunale con l’ordinanza del 4/4/
96, da giustificare anche in relazione al tempo trascorso.
Avverso tale pronuncia hanno proposto ricorso per cassazione
fideiussori Bruna Rondina, Tarcisio Sorcinelli; Maria Garbatini, Ezio
Tombari, Eugenia Montesi, Giancarlo Perelli e Bruna Paolinelli anche
quale erede di Attilio Rupoli, affidato a cinque motivi. Ha resistito con
controricorso illustrato da memoria la s.p.a. Gestione Crediti Banca.
Le parti ricorrenti hanno depositato memoria oltre il termine previsto
dall’art. 378 cod. proc. civ. Tale memoria è da ritenersi irricevibile.
Non è necessaria l’illustrazione dei motivi in quanto le parti ricorrenti,
pur

dando

impugnata,

atto
non

della
hanno

avvenuta
provveduto
4

notificazione
al

deposito

della

sentenza

della

sentenza

corredata della relata di notifica così come richiesto dall’art. 369 n. 2,
cod. proc. civ .. Dall’esame complessivo degli atti, consentita a questa
Corte, in virtù della natura processuale del vizio rilevato, non è stata
rinvenuta

la

copia

in

questione.

Tale

omissione

determina

l’improcedibilità del ricorso dal momento che senza la copia autentica

della

sentenza

munita

di

relata

non

è possibile verificare la

tempestività della notificazione del ricorso per cassazione. (S.U.10648
del 2017).
Alla dichiarata improcedibilità del ricorso consegue l’applicazione del
principio della soccombenza in ordine alle spese processuali del
presente giudizio.

P.Q.M.

Dichiara improcedibile il ricorso e condanna le
pagamento

delle

spese

processuali

in

parti ricorrenti al

favore

della

parte

controricorrente da liquidarsi in E 4000 per compensi; E 200 per
esborsi oltre agli accessori di legge.
Così deciso nella camera di consiglio del 14 luglio 2017

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