Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11756 del 08/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 08/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 08/06/2016), n.11756

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VIGEVANO

10, presso lo studio dell’avvocato VITELLI ROBERTO, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al presente

atto;

– ricorrenti –

contro

INPS, ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in persona del

legale rappresentante pro tempore, domiciliato in ROMA, V. CESARE

BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato MARINUZZI DARIO, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2346/2014 del 7 marzo 2014 della CORTE

D’APPELLO di ROMA, depositata il 08/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ARIENZO ROSA;

udito l’Avvocato Vitelli Roberto difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti;

udito l’Avvocato MARINUZZI Dario difensore del resistente che si

riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La causa è stata chiamata all’adunanza in Camera di consiglio del 11.5.2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione, redatta a norma dell’art. 380 bis c.p.c.:

“Con sentenza del 8.5.2014, La Corte di appello di Roma, in riforma dell’impugnata decisione, respingeva la domanda proposta dal P.A. intesa ad ottenere dall’INPS, quale successore ex lege dell’INPDAP, le differenze a titolo di indennità di servizio ricalcolate conteggiando gli incrementi contrattuali corrisposti in corso di rapporto, differenze attribuite con la sentenza di primo grado.

Rilevava la Corte che l’eccezione di inammissibilità del gravame formulata dall’appellato era infondata e che nel merito doveva ritenersi che, essendo l’iscrizione del Consorzio nel registro delle imprese avvenuta in data 30.10.1998, con acquisizione della nuova personalità giuridica di azienda speciale, solo da tale data il personale era transitato dalla gestione pubblicistica del rapporto di lavoro a quella privatistica, sicchè solo da tale momento era venuto meno l’obbligo di iscrizione del personale al Fondo gestito dall’INPADAP. Con la conseguenza che, per il periodo precedente, il rapporto di lavoro di natura pubblicistica era regolato sul piano normativo ed economico dal c.c.n.l. del personale degli Enti Locali, con assoggettabilità a contribuzione e valutabilità ai fini della liquidazione dell’indennità premio di servizio degli emolumenti previsti dal relativo contratto.

Non rilevava la normativa prevista per il rapporto di lavoro privato prima che fosse avvenuta la cancellazione dall’INPDAP e quindi l’anticipazione dell’applicabilità del nuovo contratto non poteva rilevare nei sensi voluti dal dipendente, permanendo l’iscrizione al Fondo gestito dall’INPDAP. Per la cassazione di tale decisione ricorre il P., affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resiste, con controricorso, l’INPS. Con il primo motivo, viene dedotto error in procedendo, ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione alla violazione e falsa applicazione dell’art. 324 c.p.c. e art. 434 c.p.c., comma 2, sul rilievo che erroneamente era stata ritenuta la tempestività dell’appello dell’istituto, pure avendo l’INPDAP violato il termine di 30 giorni previsto dall’art. 434 c.p.c. in relazione a sentenza di primo grado notificata il 2 maggio 2011 al difensore costituito ex lege presso la cancelleria del Tribunale di Tivoli, posto che lo stesso non aveva eletto domicilio nel territorio del comune di Tivoli, sede del Tribunale, come era onerato in relazione alle disposizioni in materia.

Con il secondo motivo, si denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 152 del 1968, art. 4, sul rilievo che la retribuzione contributiva utile cui si riferisce la L. n. 152 del 1968, art. 4 è solo quella effettivamente percepita dall’assicurato e sulla quale vengono versati i relativi contributi, sicchè doveva tenersi unicamente conto del trattamento previsto dal CCNL Federgasacqua percepito dal P. e sul quale il Consorzio aveva prelevato i maggiori contributi.

Infine, viene lamentato error in iudicando, in relazione alla violazione dei principi di autonomia del rapporto previdenziale, del favor lavoratoris e del legittimo affidamento a vedersi attribuita un’indennità commisurata ai contributi versati.

Il primo motivo di ricorso è infondato, posto che è incontroverso che l’INPDAP risultava domiciliato presso l’avvocato Veroni Giovanni a (OMISSIS), ricadente nel circondario del Tribunale di Tivoli, e pertanto la notifica della sentenza di prime cure doveva essere effettuata presso tale domicilio e non nella Cancelleria del Tribunale di Tivoli. Essendo pertanto la stessa irrituale, non poteva decorrere il termine breve di impugnativa.

Quanto agli altri due motivi di impugnazione – che vanno trattati congiuntamente stante l’evidente connessione delle questioni che ne costituiscono l’oggetto – è sufficiente rilevare che, prima del compimento delle formalità previste dall’art. 2331 c.c., permanendo l’obbligo dell’iscrizione all’INPDAP, non poteva che rilevare, ai fini della commisurazione dell’indennità premio servizio, la retribuzione prevista dal c.c.n.l. del Personale degli Enti Locali, sulla base della quale avrebbe dovuto effettuarsi la contribuzione al medesimo istituto. Tale ricostruzione ha ricevuto l’avallo della S.C., che ha osservato che quanto meno ai fini dell’inquadramento ai fini della contrattazione collettiva e del sistema connesso della previdenza e dell’assistenza obbligatone – una volta che il Consorzio non faccia più parte del settore pubblicistico, ma del settore privatistico, anche i lavoratori dipendenti non fanno più parte del settore pubblicistico, ma del settore privatistico, e l’istituto di previdenza pubblico, cui è succeduto l’INPS, non è più competente a svolgere le proprie funzioni nei loro confronti (cfr. Cass. 12.8.2008 n. 21539). Con la conseguenza che i contributi eventualmente versati dal Consorzio all’istituto di previdenza costituiscono un indebito, oggetto di restituzione, ed i lavoratori dipendenti dal Consorzio non hanno più diritto alle prestazioni ed assistenziali da parte dell’istituto, secondo la normativa propria di quest’ultimo, ma da parte di altri enti, quelli competenti per il settore privato, in concreto da parte dell’INPS, secondo le regole proprie di quest’ultimo (cfr. Cass. 21539/08 cit.).

Si propone, pertanto, il rigetto del ricorso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5 potendo il ricorso essere trattato in sede camerale”.

Sono seguite le rituali comunicazioni e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio. Il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Il Collegio ritiene di condividere integralmente il contenuto e le conclusioni della riportata relazione e concorda, pertanto, sul rigetto dello stesso, rilevando, quanto al primo motivo, che anche le più recenti pronunce di questa Corte richiamate in memoria (Cass. s.

u. 20.6.2012 n. 10143 e Cass. 17.4.2015 n. 7926) affermano principi del tutto analoghi a quelli applicati dalla Corte del merito, conferendosi rilevanza, ai fini della domiciliazione nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, e, in mancanza, nella cancelleria dell’autorità giudiziaria adita, alla circostanza che gli avvocati svolgano la loro attività in un giudizio che si svolga fuori della circoscrizione del tribunale cui sono assegnati, laddove è priva di fondamento l’asserita necessità di coincidenza del comune di elezione del domicilio con quello ove siede l’autorità giudiziaria procedente, essendo necessario solo che gli stessi ricadano nello stesso circondario.

Nella specie correttamente è stata ritenuta l’irritualità della notifica presso la cancelleria ricadendo il domicilio eletto dal difensore ((OMISSIS)) nello stesso circondario del Tribunale di Tivoli ove si svolgeva il giudizio, con la conseguenza che, a fronte della irritualità della notifica, non poteva che considerarsi il termine di decadenza dall’impugnazione di cui all’art. 327 c.p.c. vigente ratione temporis.

Anche i rilievi ulteriori vanno disattesi e non sono idonei a scalfire il contenuto della relazione che ha fatto riferimento alla regola secondo la quale, in conformità alla corretta interpretazione delle norme regolatrici della fattispecie, validamente l’INPDAP liquida l’ips applicando la retribuzione prevista dal ccnl del personale degli Enti Locali sulla cui base doveva essere versata la contribuzione in suo favore, nell’irrilevanza, prima della cancellazione dall’INPDAP, dell’avvenuta estensione della normativa economica (ccnl Federgasacqua) prevista per il rapporto di lavoro privato.

Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza del P. – non essendovi luogo all’esonero dal pagamento delle stesse ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c. – e si liquidano come da dispositivo.

Poichè il ricorso è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 si impone di dare atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (così Cass., Sez. Un. n 22035/2014).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese generali nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2016

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