Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11752 del 08/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 08/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 08/06/2016), n.11752

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

EQUITALIA SUD, (OMISSIS), in persona del suo procuratore

speciale responsabile pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA OTTAVIANO 42, presso lo studio dell’avvocato LO GIUDICE

BRUNO, rappresentata e difesa dall’avvocato DI FIORE MICHELE

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

e contro

G.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

FRANCESCO SAVERIO 11, presso lo studio dell’avvocato GAGLIARDI

STEFANO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato GALLO

GAIA LUCILLA giusta procura in calce alla comparsa di costituzione;

– resistente –

e contro

CAMERA di COMMERCIO di NAPOLI, COMUNE di NAPOLI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2/34/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI DEL 13/06/2012, depositata il 10/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CARACCIOLO GIUSEPPE;

udito l’Avvocato GALLO Gaia Lucilla difensore del resistente che ha

chiesto il rigetto del ricorso.

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore Cons. Dott. Caracciolo Giuseppe, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Napoli ha respinto l’appello di “Equitalia Sud s.p.a.” –

appello proposto contro la sentenza n. 185/06/2009 della CTP di Napoli che aveva già parzialmente accolto il ricorso di G. E. ad impugnazione di un estratto di ruolo ottenuto dal G. in data 6.12.2007 e dal quale erano risultate a suo carico n. 23 cartelle di pagamento, per un complessivo debito di Euro 96.041,00 – ed ha così dichiarato (in ragione della sostanziale convalida della pronuncia adottata dal giudice di primo grado) validamente notificata una sola di dette cartelle (e cioè la n. (OMISSIS) notificata il 5.12.2007) e nulle tutte le restanti iscrizioni a ruolo non portate dalla predetta cartella “e rientranti nella giurisdizione di questa CTP di Napoli”.

La CTR – dato atto che la società concessionaria aveva preliminarmente censurato la sentenza di primo grado per avere il giudicante ritenuto ammissibile il ricorso avverso l’estratto di ruolo, per quanto non rientrante nel novero degli atti impugnabili ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 – ha osservato che “il ruolo e la cartella di pagamento sono atti autonomamente impugnabili solo per vizi propri” e che nella specie di causa il ruolo era stato impugnato per “lamentare l’illegittima iscrizione a ruolo di un carico tributario non portato alla conoscenza del debitore per omessa notifica delle cartelle di pagamento” ed ha concluso che “le doglianze dell’Agente della riscossione non si rendono accoglibili per omessa produzione nel giudizio di primo grado delle relate di notifica delle cartelle di pagamento, versate in atti nel giudizio di appello e pertanto inammissibili”.

La società concessionaria ha interposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi.

La parte contribuente non si è difesa.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. assegnato allo scrivente relatore, componente della sezione di cui all’art. 376 c.p.c. – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Occorre dare preliminarmente atto del fatto che – in data 28.2.2014 –

lo scrivente relatore aveva depositato una prima relazione (con proposta di accoglimento e decisione nel merito della lite), sulla scorta della quale era stata già fissata udienza di discussione per il giorno 4.3.2015, udienza alla quale la Corte ebbe a rinviare la causa a nuovo ruolo, “in attesa della pronuncia delle S.U. in ordine alla questione dell’impugnabilità dell’estratto di ruolo”.

Risultava infatti che fosse stata rimessa detta questione alle sezioni unite con ordinanza interlocutoria del collegio della sezione sesta-quinta n. 16055/2014. A seguito di ciò le Sezioni unite della Corte hanno effettivamente definito il contrasto insorto tra le sezioni semplici con la recente Cass. S.U. 19704/2015 nella quale è stato autorevolmente ritenuto che “una lettura costituzionalmente orientata del cit. D.Lgs. n. 546, art. 19, comma 3, u.p. (non esclusa dal tenore letterale del testo) impone pertanto di ritenere che l’impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato ivi prevista non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il destinatario sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la facoltà del medesimo di far valere, appena avutane conoscenza, la suddetta invalidità che, impedendo la conoscenza dell’atto e quindi la relativa impugnazione, ha prodotto l’avanzamento del procedimento di imposizione e riscossione, con relativo interesse del contribuente a contrastarlo il più tempestivamente possibile, specie nell’ipotesi in cui il danno potrebbe divenire in certa misura non più reversibile se non in termini risarcitori”.

Detto principio di diritto vale – quindi – a consentire in questa sede di riesaminare – sotto il prospettato profilo della violazione di legge – l’apprezzamento della Commissione di appello a proposito della questione della regolarità della notifica della cartelle di pagamento (che hanno da ritenersi impugnate nella specie di causa per il tramite dell’estratto di ruolo), anche indipendentemente dal decorso del termine per l’impugnazione a far tempo dalla data da cui risulterebbe effettuata la notifica della cui invalidità si discute.

Il predetto principio di diritto non consente invece – una volta che l’apprezzamento di questo presupposto sia positivo circa la ritualità della notifica – di recuperare antecedenti logici e giuridici rispetto a detto accertamento, per la preclusione determinata – appunto – dall’ineluttabile intempestività della doglianza rispetto al momento della rituale notifica.

Tutto ciò atteso, e venendo ad un nuovo complessivo esame dei motivi di impugnazione proposti dalla parte ricorrente, si rende senz’altro necessario esaminare con pregiudizialità i motivi primo e secondo dell’impugnazione (entrambi centrati sulla violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2) con i quali la parte ricorrente si duole che il giudicante abbia ritenuto preclusa la produzione in appello di nuovi documenti, nonostante la contraria espressa previsione contenuta nell’articolo dianzi menzionato.

I motivi (da esaminarsi congiuntamente per il loro stretto collegamento) appaiono fondati e da accogliersi, con assorbimento dei residui.

Benevero, il giudicante ha certamente violato l’anzidetta norma allorquando ha ritenuto imprescindibile la produzione sin dal giudizio di primo grado della relate di notifica delle cartelle di pagamento, non potendo sussistere impedimento alcuno a che detta produzione avvenga (nel rispetto delle preclusioni cronologiche di rito: D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32) anche nel corso del giudizio di appello.

In termini, infatti, basterà menzionare Cass. Sez. 5, Sentenza n. 18907 del 16/09/2011, secondo la quale: “In materia di produzione documentale in grado di appello nel processo tributario, alla luce del principio di specialità espresso dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2 – in forza del quale, nel rapporto fra norma processuale civile ordinaria e norma processuale tributaria, prevale quest’ultima – non trova applicazione la preclusione di cui all’art. 345 c.p.c., comma 3, (nel testo introdotto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69), essendo la materia regolata dall’art. 58, comma 2, del citato D.Lgs., che consente alle parti di produrre liberamente i documenti anche in sede di gravame, sebbene preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado”.

Non resta che concludere che la pronuncia del giudice di appello –

siccome confliggente con il menzionato principio – è degna di cassazione, cui consegue la restituzione allo stesso giudicante affinchè rinnovi l’esame alla luce del principio correttamente applicabile.

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta fondatezza dei primi due motivi di impugnazione, assorbiti gli altri. Roma, 10 marzo 2016.

Ritenuto inoltre:

che la relazione è stata notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie;

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto;

che le spese di lite possono essere regolate dal giudice del rinvio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR Campania che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese di lite del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2016

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