Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11748 del 17/06/2020

Cassazione civile sez. I, 17/06/2020, (ud. 20/02/2020, dep. 17/06/2020), n.11748

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 1332-2019 r.g. proposto da:

I.N., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato

Roberto Dalla Bona, con cui elettivamente domicilia in Roma, Via

Ippolito Nievo n. 61, presso lo studio dell’Avvocato Rossella De

Angelis.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro;

– intimato –

avverso il decreto emesso dal Tribunale di Milano e depositato in

data 9.11.2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/2/2020 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.Con il decreto impugnata il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso proposto da I.N., cittadino nigeriano, contro il Ministero dell’Interno e diretto ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato e la protezione sussidiaria ed umanitaria.

Il tribunale ha, in primo luogo, ricordato la vicenda personale del richiedente, secondo il racconto svolto da quest’ultimo; il ricorrente ha infatti narrato: i) di essere nato a Benin City e di essere di etnia edo e di religione cristiana cattolica; ii) di frequentare la chiesa di San Paolo e di aver ricevuto dal sacerdote cattolico l’insegnamento che la persona più vicina a Dio è il Papa; N) di aver pertanto compiuto il viaggio in Italia per motivi religiosi per avvicinarsi a Dio.

Il Tribunale ha dunque ritenuto che: a) non ricorrevano i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato perchè le ragioni sottese al suo viaggio in Italia non integravano i presupposti normativi previsti per l’invocata protezione; b) non ricorrevano neanche i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 14, lett. a e b, in mancanza di atti di persecuzione in danno del richiedente e delle altre situazioni di danno previste dalla norma da ultimo citata; c) non era fondata neanche la domanda volta alla protezione sussidiaria prevista dall’art. 14, lett. c, D.Lgs., da ultimo citato, in assenza di una situazione di violenza generalizzata e indiscriminata; d) non poteva essere accolta la domanda di protezione umanitaria, in mancanza di una situazione di effettiva vulnerabilità e perchè il ricorrente non aveva neanche dimostrato un effettivo radicamento in Italia.

2.Il decreto, pubblicato il 9.11.2018, è stato impugnato da I.N. con ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.Con il primo motivo il ricorrente lamenta error in procedendo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con violazione degli artt. 111 Cost., D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 35 e 35bis, nonchè del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e dell’art. 115 c.p.c..

2. Il secondo mezzo articola vizio di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c. e della direttiva 2004/83/CE, in relazione al diniego della richiesta protezione sussidiaria.

3. Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 5, comma 4, t.u. imm., della direttiva 2004/83/CE, nonchè dell’art. 2 Cost. e dell’art. 8CEDU, in relazione al diniego della reclamata protezione umanitaria.

4. Con il quarto mezzo il ricorrente articola error in procedendo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con violazione dell’art. 111 Cost., art. 6 CEDU, art. 101 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a. Si evidenzia che il giudice del merito non aveva attivato i suoi poteri officiosi e che avrebbe dovuto quanto meno indicare le C.O.I. acquisite d’ufficio, assegnando un termine ex art. 101 c.p.c. affinchè il richiedente tramite il difensore, potesse svolgere la propria attività difensiva.

5. Con il quinto mezzo si solleva eccezione di legittimità costituzionale per la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a; D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3; D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1; D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 8 e 9.

6. Il ricorso è inammissibile.

6.1 Già il primo motivo è inammissibile.

Sostiene il ricorrente che il giudice dell’opposizione D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 bis non è competente a decidere sulla protezione umanitaria, dato che la domanda relativa a detta protezione è soggetta al giudizio di cognizione ordinario e, dunque, anche ad eventuale appello, e che il Tribunale avrebbe dovuto decidere per l’inammissibilità di detta domanda o separarla.

Sulla questione fatta valere, questa Corte si è di recente pronunciata con l’ordinanza 9658/2019, evidenziando quanto segue: “è… carente di interesse il ricorso per cassazione ogni qual volta il ricorrente denunci la mancata adozione del rito ordinario o sommario di cognizione con riferimento alla domanda di protezione umanitaria dopo avere egli stesso instaurato il giudizio di merito mediante la proposizione di un ricorso unico e unitario ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis avente ad oggetto la richiesta di ogni forma di protezione, come è avvenuto nella presente controversia, per giunta senza eccepire in alcun modo nel giudizio camerale la mancata adozione – peraltro da lui stesso provocata – del rito ordinario per la domanda di protezione umanitaria, previa richiesta di separazione dei giudizi da lui congiuntamente instaurati. E’ poi del tutto paradossale che il ricorrente lamenti, nel ventaglio alternativo delle decisioni corrette che ipotizza, la mancata dichiarazione di inammissibilità della domanda da lui formulata, ovvero la mancata adozione di un provvedimento, ovviamente meramente ordinatorio, di separazione delle domande che egli stesso ha proposto cumulativamente, chiedendo il simultaneus processus. E’ infine il caso di notare incidentalmente che il dovere di cooperazione officiosa che grava sul giudice del procedimento volto al riconoscimento della protezione internazionale riguarda il profilo istruttorio e l’assunzione di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine del richiedente e non certo le forme e le modalità di introduzione della domanda giudiziale, laddove il richiedente fruisce, eventualmente anche attraverso il patrocinio a spese dello Stato, di congrua assistenza tecnica.” (cfr. anche Cass., ord. 26552/2019).

Va, poi, aggiunto che la censura sarebbe comunque infondata, ai sensi dell’art. 157 c.p.c., comma 3, atteso che la pretesa nullità processuale sarebbe qui opposta dalla parte che vi ha dato causa.

5.2 Il secondo motivo – articolato in relazione al diniego della reclamata protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c, – è inammissibile perchè volto a sollecitare questa Corte ad una rivalutazione delle fonti informative per accreditare, in questo giudizio di legittimità, un diverso apprezzamento della situazione di pericolosità interna della Nigeria, giudizio quest’ultimo inibito alla corte di legittimità ed invece rimesso alla cognizione esclusiva dei giudici del merito, la cui motivazione è stata articolata – sul punto qui in discussione – in modo adeguato e scevro da criticità argomentative, avendo specificato che negli Stati del sud della Nigeria non si assiste ad un conflitto armato generalizzato, tale da integrare il pericolo di danno protetto dalla norma sopra ricordata.

5.3 Il terzo motivo – che si incentra sul diniego della richiesta protezione umanitaria – è anch’esso inammissibile perchè versato in fatto e rivolto ad una rivalutazione dei presupposti applicativi dell’istituto invocato, e ciò a fronte di una motivazione che ha evidenziato la mancanza di un serio radicamento del richiedente nel contesto sociale italiano e la mancanza di una condizione di soggettiva vulnerabilità del richiedente.

5.4 Il quarto motivo è inammissibile perchè la censura non spiega in qual modo la consultazione delle fonti di conoscenza, acquisite officiosamente dal giudice del merito, abbia inficiato il diritto difensivo del richiedente ad interloquire sul punto nel dibattito processuale. In realtà, il ricorrente non ha neanche allegato altre e diverse fonti di conoscenza che si pongano in contrasto con le COI consultate dal tribunale, così rendendo la censura aspecifica e comunque non autosufficiente.

Va, poi, osservato, in termini più generali, che le COI sono acquisibili liberamente in quanto mutuate da fonti pubbliche accessibili a chiunque, onde è nel contraddittorio che ha luogo avanti al giudice che si sviluppa il confronto tra le parti in ordine all’attendibilità delle informazioni raccolte e alla loro idoneità ad orientare la valutazione circa la situazione interna del paese interessato. E poi vero che le COI, a cui abbia attinto la Commissione territoriale si riflettono nella motivazione del provvedimento da essa adottato e, dunque, essendone perciò informato, il ricorrente non può opporre la sua non conoscenza a pretesto della mancata interlocuzione su di esse (così, Cass. 1603/2020).

Va anche aggiunto che le COI non costituiscono un fatto o non integrano una questione, in ragione dei quali si possa profilare una violazione del contraddittorio, trattandosi propriamente di un elemento istruttorio ed essendo ben noto che spetta al giudice scegliere, facendo esercizio del suo prudente apprezzamento, le fonti del proprio convincimento (così, Cass. 1603/2020, cit. supra).

5.5 La questione di legittimità costituzionale, peraltro genericamente sollevata dal ricorrente, non è rilevante, nel caso di specie, in relazione alle norme di cui si invoca l’applicazione.

Ne consegue la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 96602019.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza deì presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, il 20 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2020

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