Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11744 del 11/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 22/02/2017, dep.11/05/2017),  n. 11744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29322/2015 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, (OMISSIS), in persona del Responsabile Contenzioso

Direzione Regionale Lazio, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GIOVANNI PIERLUIGI DA PALESTRINA N 19, presso lo studio

dell’avvocato FABIO FRANCESCO FRANCO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AVIS BUDGET ITALIA SPA, in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZZA COLA DI RIENZO, 92, presso

lo studio dell’avvocato VINCENZO DE NISCO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ELISABETTA NARDONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 773/2015 del TRIBUNALE di VITERBO, depositata

il 13/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 22/02/2017 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Equitalia Sud spa propone ricorso per cassazione contro Avis Budget Italia spa, che resiste con controricorso, illustrato da memoria, e nei confronti del Comune di Monteromano, che non svolge difese, avverso la sentenza del Tribunale di Viterbo che ha accolto l’appello di controparte avverso la sentenza del GP che, pur accogliendo l’opposizione a cartella per nullità del verbale di contestazione, aveva compensato le spese senza motivazione, condannando Equitalia ed il Comune di Monteromano in solido alle spese dei due gradi.

Parte ricorrente denunzia 1) violazione dell’art. 91 c.p.c. e del principio di soccombenza.

Ciò premesso si osserva:

Questa Corte Suprema (Cass. n. 9262/2006) ha statuito che in materia di spese processuali, con riferimento alla compensazione delle stesse, l’orientamento secondo cui il sindacato della S.C. è limitato ad accertare che non risulti violato il principio per il quale le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, o che non siano addotte ragioni palesemente o macroscopicamente illogiche e tali da inficiare, per la loro inconsistenza o evidente erroneità, lo stesso procedimento formativo della volontà decisionale, ha trovato conferma nella L. 28 dicembre 2005, n. 263, il cui art. 2 ha introdotto l’obbligo del giudice di indicare i motivi della compensazione, ma soltanto nei procedimenti instaurati dopo la sua entrata in vigore, inizialmente fissata al 1 gennaio e poi prorogata al 1 marzo 2006.

Il principio generale (art. 91 c.p.c.) che il costo del processo è a carico del soccombente e che il giudice per giusti motivi (art. 92 c.p.c.) ha il potere di compensare le spese comporta che anche detto potere di compensazione (impropriamente definito discrezionale) debba essere adeguatamente motivato (art. 111 Cost., comma 6), (Cass. 5 maggio 1999 n. 4455).

Non si ignora l’esistenza di giurisprudenza che giustifica la condanna in solido dell’ente impositore e del concessionario (Cass. 10.11.2011 n. 23459 e Cass. 20.11.2007 n. 27154) e di altra che la esclude in casi particolari (Cass. 20.12.2013 n. 28513 e Cass. 31.1.2011 n. 2279).

Al riguardo va rilevato che, se è vero che l’esattore agisce su richiesta dell’ente impositore ponendo in essere atti dovuti, tale circostanza rileva solo nei rapporti interni mentre rispetto all’opponente vige il principio di causalità che giustifica la condanna in solido.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 900 di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002, per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

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