Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1173 del 21/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 21/01/2020, (ud. 26/09/2019, dep. 21/01/2020), n.1173

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22233-2018 proposto da:

COMUNE DI LOCATE DI TRIULZI, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SIMONE MARTINI N. 125, presso

lo studio dell’avvocato ESPEDITO IASEVOLI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

S.I., G.B., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA ADRIANA, 5, presso lo studio dell’avvocato CRISTINA MERCURIO,

rappresentati e difesi dagli avvocati FRANCESCO GRANDE, GIOVANNI

GEA, FRANCESCO ONOFRIO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 155/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 19/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

il contribuente impugnava avvisi di accertamento ICI per il 2008 emessi dal comune di Locate di Triulzi e notificati l’8 gennaio 2014;

la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso della parte contribuente e la Commissione Tributaria Regionale rigettava l’appello del Comune, rilevando che il termine ultimo per il saldo dell’ICI del 2008 è il 16 dicembre 2008, che dunque è da quella data che decorre il termine di 5 anni di decadenza per la notifica dell’avviso di accertamento;

avverso detta sentenza il comune di Locate di Triulzi proponeva ricorso per Cassazione, affidato ad un unico motivo, mentre il contribuente si costituiva con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 11, comma 2, come modificato dalla L. n. 296 del 2006, per avere la CTR erroneamente fatto decorrere i cinque anni di decadenza dalla data relativa alla scadenza del pagamento (il 16 giugno 2008, data del versamento dell’acconto e 16 dicembre 2008 data del versamento del saldo) e non dalla data prevista dalla L. n. 296 del 2006, ossia dal termine per la presentazione della dichiarazione per l’anno 2008, e quindi il 2009, con la conseguenza che il termine ultimo per notificare l’avviso di accertamento per omessa dichiarazione era il 31 dicembre 2014;

considerato che in tema di ICI, secondo questa Corte, il D.L. n. 223 del 2006, art. 37, comma 53, conv. in L. n. 248 del 2006, ha disposto, con decorrenza dall’anno 2007, la soppressione dell’obbligo della dichiarazione (venuto quindi effettivamente meno a partire dall’anno 2008), sicchè la decadenza dalla pretesa impositiva deve essere riferita, in virtù della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 161, al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il tributo avrebbe dovuto essere versato (nella specie, la Cassazione, in applicazione del principio, ha annullato la decisione impugnata ritenendo maturata, rispetto ad un avviso di accertamento, in cui il tributo avrebbe dovuto essere versato nell’anno 2008, la decadenza al momento della notifica dello stesso al destinatario in data 3 settembre 2014: Cass. 2 novembre 2018, n. 28043);

ritenuto che la CTR si è attenuta a tale principio laddove ha ritenuto che la decadenza dalla pretesa impositiva dovesse essere riferita al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il tributo avrebbe dovuto essere versato (ossia il 2008 dal momento che per l’ICI vige il sistema di autoliquidazione con termine ultimo di versamento fissato a dicembre dell’anno solare di competenza e non quello previsto per la dichiarazione di redditi, che va effettuato nell’anno successivo rispetto all’anno di riferimento), con la conseguenza che la decadenza dal potere impositivo è avvenuto il 31 dicembre 2013, mentre l’avviso di accertamento è stato notificato il successivo 8 gennaio 2014;

ritenuto dunque che il ricorso è infondato e che la condanna alle spese segue la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 1.000, oltre a rimborso forfettario nella misura del 15% e ad accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 gennaio 2020

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA