Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11717 del 13/05/2010

Cassazione civile sez. I, 13/05/2010, (ud. 20/04/2010, dep. 13/05/2010), n.11717

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 6554/2005 proposto da:

D.A.S. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE XXI APRILE 29, S74 int. 5, presso il

proprio STUDIO, rappresentato e difeso da se medesimo;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO IRIS S.R.L. (p.i. (OMISSIS));

– intimato –

avverso la sentenza n. 331/2004 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 03/02/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

20/04/2010 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA CULTRERA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato D.A.S. che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso 6.12.94 l’Avv. D.A.S. si oppose, innanzi al Tribunale di Milano, allo stato passivo del fallimento Iris s.r.l.

per ottenere l’ammissione integrale in privilegio, quanto meno con prelazione limitata al biennio anteriore alla data del fallimento, del credito in L. 566.618.846 per prestazioni professionali rese a favore della fallita, che il giudice delegato gli aveva riconosciuto in parte, ammettendolo al passivo per L. 90.028.980 in privilegio e per L. 14.208.260 in chirografo.

Sostenne che il credito risultava da due ingiunzioni emesse dal Presidente del Tribunale di Viterbo, del 2 e del 7.12.1992.

Con successivo ricorso del 22.5.95, il predetto professionista propose domanda tardiva di ammissione in privilegio al passivo della procedura del credito di L. 349.673.700, riferito ancora a prestazioni professionali espletate in favore della fallita.

Riunite le cause, il Tribunale adito con sentenza del luglio 2000, dichiarò l’inammissibilità dell’opposizione, perchè tardiva, e della dichiarazione tardiva di credito perchè si riferiva a prestazioni già indicate a sostegno della precedente domanda d’ammissione allo stato passivo.

La decisione, impugnata dall’Avv. D.A. innanzi alla Corte d’appello di Milano, è stata parzialmente riformata con sentenza n. 331 depositata il 3 febbraio 2004 che: 1.- ha dichiarato ammissibile l’opposizione a stato passivo; 2.- ha ammesso al passivo della procedura il credito dell’istante in L. 171.418.969 di cui L. 90.028.980 il privilegio; 3.- ha confermato l’inammissibilità della domanda d’insinuazione tardiva; 4.- ha compensato le spese di entrambi i gradi di giudizio.

Avverso questa decisione il predetto professionista ha infine proposto il presente ricorso per cassazione in base a cinque mezzi non resistiti dal curatore fallimentare intimato ed ulteriormente illustrati con memoria difensiva depositala sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

In linea preliminare si dichiara l’inammissibilità della questione illustrata nel primo motivo della memoria difensiva siccome introduce tema d’indagine, riguardante l’invalidità sopravvenuta dell’ipoteca iscritta a favore di altro creditore – C.R. Rieti -, assolutamente estraneo al dibattito processuale svoltosi in sede di merito.

Il primo motivo denuncia violazione dell’art. 91 c.p.c., ed ascrive alla Corte territoriale errore di diritto per aver compensato le spese del primo grado di giudizio pur in presenza di comportamento processuale di controparte improntato a malafede, sanzionabile i sensi dell’art. 96 c.p.c., per aver il curatore fallimentare sostenuto l’inammissibilità dell’opposizione con eccezione, respinta in sede di gravame, omettendo di documentare la data d’invio della comunicazione prevista dalla L. Fall., art. 97.

Il motivo deve essere respinto.

Per un verso è inammissibile in quanto non riferisce se ed in quale atto venne proposta la domanda di condanna prevista dalla disposizione in rubrica, che ne postula espressa formulazione della parte vincitrice.

E’, per altro verso, infondato ed per plurimi profili:

1.- perchè prospetta in sostanza omesso esercizio del potere officioso del giudice, che è limitato alla mera liquidazione del danno, ammessa in via equitativa, ma non riguarda di certo anche l’accertamento dell’an debeatur, che la parte vincitrice ha l’onere di dedurre, allegando e provando i fatti integranti l’illecito processuale ascritto alla controparte (v. Cass. n. 18169/2004);

2.- perchè condizione indefettibile per la pronuncia è la soccombenza totale della parte condannata al pagamento delle spese processuali, che è circostanza insussistente nel caso di specie dal momento che l’appello dell’odierno ricorrente è stato respinto in ordine alla verifica d’ammissibilità della dichiarazione tardiva di credito;

3.- perchè comunque, la pronuncia di compensazione delle spese di lite contiene implicita esclusione dei presupposti richiesti dalla norma processuale indicata e resta, quindi) sottratta a censura sia l’omessa motivazione che l’omessa pronuncia sull’istanza di risarcimento di tali danni (Cass. n. 3876-2000);

4.- perchè, in punto di fatto, il capo della statuizione impugnata che ha disposto la compensazione integrale delle spese giudiziali è giustificata dalla sussistenza dei giusti motivi che, nel vigore del regime anteriore alla novella dell’art. 92 cod. proc. civ., recata dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), concreta sufficiente motivazione, essendo comunque tali motivi desumibili dal complesso delle argomentazioni adottate a sostegno della statuizione di merito che, come si è riferito, accolse parzialmente le ragioni dell’odierno ricorrente (sul solco di S.U. n. 20598/2008 Cass. nn. 7523/2009 e 17868/2009).

Siffatti argomenti valgono anche con riguardo al secondo, terzo e quinto motivo con cui il ricorrente muove analoga critica riferita alla regolazione delle spese del grado d’appello compensate anch’esse per l’intero.

L’eccezione d’incostituzionalità è affrontata con genericità ed è quindi inammissibile.

Il quarto motivo denuncia violazione degli artt. 113, 114, 115, 116, 474, 499 e 525 c.p.c., e deduce errore della Corte Territoriale per non aver ammesso il credito fondato sull’ingiunzione n. 971/1992, che pur era provato documentalmente.

Il motivo espone denuncia non pertinente.

La Corte territoriale, avendo riscontrato che l’ingiunzione emessa il 7.2.92 per L. 213.588.698 non è stata notificata e non è stata neppure per l’effetto dichiarata esecutiva, l’ha ritenuta inidonea a provare il credito in essa indicato.

Il motivo non coglie questa ratio decidendi contro cui non indirizza alcun argomento di critica.

Tutto ciò premesso, il ricorso deve essere respinto. Non vi è luogo a provvedere sul governo delle spese del presente giudizio in assenza d’attività difensiva dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2010

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