Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11690 del 26/05/2011

Cassazione civile sez. III, 26/05/2011, (ud. 07/04/2011, dep. 26/05/2011), n.11690

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.B.M. (OMISSIS) elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA CRESCENZIO 20, presso lo studio dell’avvocato TRALICCI

GINA, che lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

INA ASSITALIA SPA (OMISSIS) già Assitalia – Le Assicurazioni

d’Italia SpA, quale impresa designata dal FGVS in persona del

procuratore speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA IPPONIO

14, presso lo studio dell’avvocato CIERI EDUARDO, che la rappresenta

e difende, giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 725/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

13.7.07, depositata il 17/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito per la controricorrente l’Avvocato Eduardo Cieri che si riporta

agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ANTONIETTA

CARESTIA che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

La Corte Letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 2 aprile 2010 D.B.M. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 17 febbraio 2009 dalla Corte d’Appello di Roma, che aveva dichiarato improcedibile l’appello avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva rigettato la domanda di risarcimento danni. L’Ina – Assitalia ha resistito con controricorso.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c, introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella dei 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Il primo motivo denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 119 disp. att. c.p.c. Si assume che la sentenza risulta priva della sottoscrizione del relatore. In realtà nella sua motivazione si da atto che il presidente, che l’ha sottoscritta, ne ha redatto la motivazione a causa del temporaneo impedimento del relatore. Da essa risulta anche che la causa è stata decisa il 13 luglio 2007 mentre la sentenza è stata depositata il 17 febbraio 2009, cioè oltre 19 mesi dopo. Nello svolgimento delle argomentazioni a sostegno vi è anche un riferimento all’art. 276 c.p.c., che è però inammissibile poichè tale norma non è stata indicata nella rubrica.

Il quesito finale non è formulato secondo il modello sopra delineato e non postula l’enunciazione di un principio fondato sulle norme indicate che sia, al tempo stesso, decisivo per il giudizio e di applicabilità generalizzata. Il secondo motivo lamenta violazione o falsa applicazione degli artt. 83, 125, 324 c.p.c., dell’art. 74 disp. att. c.p.c.; vizio di motivazione. Il tema è la procura conferita ad un legale e la sottoscrizione dell’atto di appello da parte anche di altro legale. La Corte territoriale ha rigettato l’eccezione di nullità dell’appello in quanto l’atto introduttivo è stato sottoscritto dal legale che è risultato munito di procura antecedentemente conferita, ma lo ha dichiarato improcedibile perchè essa è stata depositata dopo la costituzione in giudizio. Il quesito finale presenta le medesime caratteristiche negative rilevate per quello relativo al primo motivo.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

La resistente ha presentate memoria adesiva alla relazione ed ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; inoltre ha rilevato che, fermo il cronologico svolgimento dei fatti indicato nella relazione, è decisivo il rilievo che, come risulta dalla sentenza, essa è stata deliberata il 13 luglio 2007 dal collegio formato dagli stessi giudici che avevano trattenuto la causa in decisione;

che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente infondato; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 7 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2011

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