Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11684 del 13/05/2010

Cassazione civile sez. I, 13/05/2010, (ud. 30/09/2009, dep. 13/05/2010), n.11684

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – est. Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 5982/2006 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato MARRA

Alfonso Luigi, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI;

– intimata –

avverso il decreto R.G.V.G. 1450/04 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI

del 16.12.04, depositato l’8/02/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/09/2009 dal Consigliere Relatore Dott. ONOFRIO FITTIPALDI.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. EDUARDO VITTORIO

SCARDACCIONE.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 5 ottobre 2004 M.G. ha chiesto la condanna della Presidenza del consiglio dei ministri a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata del giudizio amministrativo (avente ad oggetto l’impugnazione del silenzio rifiuto sull’istanza di erogazione del contributo regionale per l’assistenza agli invalidi non autosufficienti formatosi a seguito di diffida notificata l’11 aprile 2000) davanti al t.a.r. Campania, iniziato con ricorso del 7 dicembre 2000 e non ancora concluso.

Con decreto dell’8 febbraio 2005 la corte d’appello di Roma ha rigettato il ricorso ritenendo non superato il termine di durata ragionevole, da determinare in tre anni, decorrente dalla presentazione dell’istanza di prelievo avvenuta il 25 marzo 2003.

Avverso il decreto della corte d’appello di Roma il M. ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi. La Presidenza del consiglio non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. della L. n. 1034 del 1971, art. 23 e vizio di motivazione il ricorrente lamenta che la corte territoriale abbia determinato il periodo di durata ragionevole con decorrenza dalla presentazione dell’istanza di prelievo.

Con il secondo motivo si lamenta che il periodo di durata ragionevole sia stato ritenuto pari a tre anni invece che in due anni e con il terzo motivo si censura il mancato rilievo della fase stragiudiziale necessaria per la formazione del silenzio rifiuto.

Con il quarto motivo il ricorrente lamenta che il giudice del merito non abbia applicato direttamente la disciplina sovranazionale.

2. Il primo motivo è manifestamente fondato. Infatti, come è stato affermato dalle sezioni unite, con sentenza n. 28507 del 2005, in adesione all’orientamento ripetutamente espresso dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, la lesione del diritto ad una ragionevole durata del processo va riscontrata, anche per le cause proposte davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo di tempo decorso dall’instaurazione del procedimento, senza che su di esso possa incidere la mancata o ritardata presentazione dell’istanza di prelievo. E’ invece inammissibile il secondo motivo che censura un accertamento di fatto compiuto dal giudice del merito con argomentazione logica e sufficiente.

E’ manifestamente infondato il terzo motivo perchè, secondo il costante orientamento di questa corte (Cass., n. 23519 e 7118 del 2006) ai fini del riconoscimento del diritto all’equa riparazione del danno derivante dalla non ragionevole durata del processo, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 2, non è computabile nella durata del processo avanti al giudice amministrativo il termine, predeterminato dalla legge, al cui decorso il silenzio serbato dalla p.a., a fronte di un’istanza del privato, è equiparato ad un provvedimento di rigetto dell’istanza medesima, impugnabile avanti al giudice.

Infine è inammissibile il quarto motivo che si risolve in una generica e astratta critica senza individuazione di alcun specifico vizio giuridico o logico del provvedimento impugnato.

Non essendovi ulteriori accertamenti di fatti da compiere può procedersi alla decisione del merito, ai sensi dell’art. 384 c.c., liquidando un’indennità di Euro 625,00 per dieci mesi di ritardo.

Quanto alle spese giudiziali, vanno liquidate per intero quelle relative al giudizio di merito mentre debbono compensarsi fino alla metà quelle del giudizio di cassazione, con distrazione a favore dell’avv. Alfonso Luigi marra che se ne dichiara antistatario.

P.Q.M.

accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione; cassa il decreto impugnato e decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., condanna la Presidenza del Consiglio dei ministri al pagamento di Euro 625,00 in favore del ricorrente oltre agli interessi al tasso legale dalla data della domanda; condanna la Presidenza del Consiglio al pagamento delle spese processuali che si liquidano in Euro 445,00 per onorari, Euro 280,00 per diritti ed Euro 100,00 per esborsi quanto al giudizio di merito e, previa compensazione fino alla metà, in Euro 350,00 per il giudizio di cassazione, in entrambi i casi oltre alle spese generali e agli accessori come per legge, disponendo che tali spese siano distratte a favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra che se ne dichiara antistatario.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi, Sezione Prima Civile, il 30 settembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2010

 

 

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