Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11679 del 26/05/2011

Cassazione civile sez. III, 26/05/2011, (ud. 07/04/2011, dep. 26/05/2011), n.11679

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

FALLIMENTO VIP SRL (OMISSIS) in persona del curatore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE AVEZZANA 51, presso

lo studio dell’avvocato LA VIA ALESSANDRA, rappresentata e difesa

dall’avvocato SANGIOVANNI GIUSEPPE, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

C.G., D.M.V., E.A.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 264, presso lo

studio dell’avvocato RAGO MARCO, rappresentati e difesi dagli

avvocati SIMEONE CORRADO, CARRANO LUIGI, giuste procure speciali a

margine delle istanze;

– resistenti –

e contro

S.R., C.E., B.G., V.

F., S.V., V.I.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 147/2008 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI

dell’11/01/08, depositata il 15/01/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito l’Avvocato Sangiovanni Giuseppe, difensore della ricorrente che

si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ANTONIETTA CARESTIA che

aderisce alla relazione.

La Corte, Letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 27 febbraio 2009 il Fallimento V.I.P. S.r.l. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 15 gennaio 2008 dalla Corte d’Appello di Napoli, confermativa della sentenza del Tribunale di Noia, che, aveva dichiarato i convenuti occupanti abusivi degli immobili all’origine della controversia e li aveva condannati a rilasciarli, ma aveva rigettato la domanda relativa all’indennità di occupazione.

I numerosi intimati non hanno svolto attività difensiva.

2 – I quattro motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366- bis c.p.c. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. La censura riguarda le affermazioni della Corte territoriale circa l’inutilizzabilità della consulenza tecnica e l’aspecificità del relativo motivo d’appello. Essa viola il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione in quanto non riproduce le pertinenti parti dell’atto di appello, poggia su argomentazioni che mancano di specificità, trascura le ulteriori rationes decidendi evidenziate dalla sentenza impugnata, si conclude con un quesito avulso dalla motivazione della sentenza impugnata, di cui non indica la diversa regola juris seguita.

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. Il tema è l’utilizzabilità della consulenza tecnica e, quindi, è consequenziale a quello trattato con il precedente motivo. Anche questa censura viola il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione e l’art. 366 c.p.c., n. 6 (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008); il quesito finale presenta i medesimi caratteri negativi evidenziati per il precedente. Il terzo motivo lamenta omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Anche questo motivo presuppone l’accoglimento del primo. La censura è intrinsecamente non autosufficiente, presuppone esame delle risultanze processuali e apprezzamenti di fatto, manca del momento di sintesi necessario per circoscrivere il fatto controverso e per specificare in quali parti e per quali ragioni la motivazione della sentenza si riveli, rispettivamente, omessa, insufficiente, contraddittoria.

Il quarto motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione (non specificate come se fossero sinonimi) dell’art. 2697 c.c., comma 1, degli artt. 342, 115, 116 c.p.c. e/o omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

La censura è assorbita dal rigetto del primo motivo. Le argomentazioni a sostegno trattano questioni diverse e, quindi, il motivo di ricorso perde la specificità prescritta dall’art. 366 c.p.c., n. 4 e si conclude con una serie di quesiti in evidente frustrazione delle finalità perseguite dall’art. 366 bis c.p.c. 4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d’essere ascoltato in camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte con la memoria sono in contrasto con orientamenti giurisprudenziali ormai più che consolidati e non inducono a diversa statuizione;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; nulla spese; visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Nulla spese.

Così deciso in Roma, il 7 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2011

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