Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11675 del 26/05/2011

Cassazione civile sez. lav., 26/05/2011, (ud. 03/03/2011, dep. 26/05/2011), n.11675

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

R.P. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA SICILIA 235, presso lo studio dell’avvocato DI GIOIA

GIULIO, che lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in Persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati CALIULO

LUIGI, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 801/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

9.2.09, depositata il 10/04/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA LA TERZA;

udito per il controricorrente l’Avvocato Luigi Caliulo che si riporta

agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IGNAZIO

PATRONE che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Napoli, confermando la statuizione di primo grado, rigettava la domanda proposta da R.P. contro l’Inps per la restituzione dei contributi a suo tempo versati, negli anni 1984, 1987 e 1988, per A. L., lavoratrice agricola a tempo determinato, la cui cancellazione, senza opposizione, dagli elenchi dei lavoratori agricoli, aveva reso indebiti i contributi versati. La Corte territoriale rigettava la domanda sul rilievo che in ogni caso erano prescritti i contributi anteriori all’agosto 1997, anteriormente cioè al decennio in cui era stata proposta la domanda amministrativa. Inoltre nulla dimostrava che le ricevute di versamento allegate al fascicolo di primo grado si riferissero all’ A. e che comunque il ricorrente non li avesse versati per altri lavoratori agricoli, nè sarebbero state di ausilio le prove richieste in primo grado, ossia la esibizione del fascicolo dell’azienda agricola e la CTU. Avverso detta sentenza il soccombente ricorre. L’Inps resiste con controricorso.

Il ricorrente denunzia difetto di motivazione per avere la Corte omesso di esaminare la documentazione da lui prodotta, che starebbe a dimostrare l’esistenza dei versamenti e che essi si riferivano alla lavoratrice cancellata dagli elenchi. Si addebita altresì alla sentenza di non avere usato dei poteri d’ufficio per la ricerca delle verità materiale.

Letta la relazione resa ex art. 380 bis cod. proc. civ. di manifesta infondatezza del ricorso;

Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili, perchè, in primo luogo, i documenti su cui il ricorso si fonda e cioè le ricevute di versamento dei contributi, già depositate in primo grado ( ovviamente posteriori al 1987, perchè per gli anni anteriori si era sicuramente maturata la prescrizione decennale, giacchè la domanda amministrativa risaliva al 1987) non sono decisivi a modificare la decisione, dal momento che, in gran parte, non si riferiscono sicuramente alla lavoratrice cancellata dagli elenchi, risultando dalla fotocopia allegata al ricorso, la indicazione “Agricoli unificati aut.” ossia si riferiscono non già ad un lavoratore dipendente, ma ad un autonomo, verosimilmente allo stesso ricorrente come coltivatore diretto. Vi sono poi due bollettini, con la scritta “Lavoratori agricoli subordinati” che recano entrambi la data di scadenza al 10.3.1989, ma hanno importi diversi (L. 273.670 e L. 415.877, quest’ultimo comprensivo anche di somme aggiuntive di cui il ricorrente non precisa la natura).

Non vi sono elementi per ritenere che questi due bollettini si riferissero alla lavoratrice cancellata dagli elenchi, nè si sa a che cosa si alluda con il riferimento fatto in ricorso al “fascicolo dell’azienda agricola”. In questo contesto non sembra vi fossero temi di indagine che la Corte adita potesse perseguire d’ufficio.

Il ricorso va quindi rigettato e le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro trenta/00, oltre millecinquecento/00 Euro per onorari, con accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 3 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2011

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