Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11672 del 04/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 04/05/2021), n.11672

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22712/2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

V.G., rappresentato e difeso, per procura speciale in

calce al ricorso, dall’avv. Fabio PACE, presso il cui studio legale

sito in Milano, al corso di Porta Romana, n. 89/b, è elettivamente

domiciliato;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 228/15/2019 della Commissione tributaria

regionale della LOMBARDIA, depositata il 17/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di Consiglio non

partecipata del 24/02/2021 dal Consigliere LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Commissione tributaria regionale della Lombardia, a seguito di rinvio disposto con sentenza di questa Corte n. 9858 del 2015, che a sua volta richiamava il principio di diritto enunciato da Cass., Sez. U., n. 13642 del 2011, con la statuizione impugnata ha accolto il ricorso in riassunzione proposto da V.G., ex dirigente ENEL, dichiarando dovuto al medesimo il rimborso delle maggiori ritenute IRPEF operate sul relativo trattamento di previdenza integrativa aziendale (Fondo PIA, divenuto poi FONDENEL) con l’aliquota prevista per l’indennità di fine rapporto, in luogo dell’aliquota del 12,50% prevista per i redditi di capitale.

Avverso la suddetta pronuncia l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

Resiste con controricorso il contribuente.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale, all’esito del quale il controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 485 del 1985, art. 6, del D.L. n. 669 del 1996, art. 1, comma 5, convertito, del D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 13, del TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986), art. 44 e dell’art. 384 c.p.c..

Con il secondo motivo deduce la violazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2.

Con il terzo motivo, infine, deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c. e dell’art. 115 c.p.c..

Con i predetti motivi la ricorrente deduce la mancata attuazione del principio di diritto sancito nella pronuncia di cassazione con rinvio, avendo omesso di verificare se il capitale accantonato alla gestione di previdenza integrativa aziendale (Fondo PIA, divenuto poi FONDENEL) fosse stato effettivamente investito su mercato e, al contempo, ritenuto che gli importi indicati nella certificazione ENEL e nel correlato elaborato peritale prodotti dal contribuente costituissero rendimento da assoggettare all’aliquota del 12,50%.

I motivi, da trattare congiuntamente in quanto strettamente connessi, sono fondati.

Invero, questa Corte con la sentenza n. 9858 del 2015, aveva chiesto alla Commissione Tributaria Regionale di verificare se vi fosse stato (e quale fosse stato) l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato (potendosi applicare l’aliquota del 12,50% solo per le somme investite sul mercato: nello stesso senso anche Cass. 6 luglio 2018, n. 17929; Cass. 2 marzo 2018, n. 4942). La Commissione Tributaria Regionale invece, limitandosi a confermare la sentenza di primo grado, non ha verificato specificamente, così come indicato dalla sentenza di rinvio, se e in che misura gli accantonamenti del fondo avessero generato un effettivo rendimento sul mercato (su fattispecie analoghe, ex multis, Cass. n. 28307 del 2019; Cass. n. 720 del 2017; Cass. n. 12267 del 2017, Cass. n. 10347 del 2017).

E’ dunque necessario che sia eseguito siffatto decisivo accertamento (se del caso mediante consulenza tecnica d’ufficio), individuando quale parte di indennità ricevuta sia ascrivibile a rendimenti frutto d’investimento sui mercati di riferimento, senza che lo stesso possa dirsi sufficientemente assolto attraverso il mero rinvio al conteggio proveniente dall’Enel, non contenendo questo alcuna specificazione sui criteri utilizzati per la quantificazione della voce rendimento e non chiarendo, perciò, se si tratta di un incremento della quota individuale del Fondo, attribuita al dipendente in forza di investimenti effettuati dal gestore sul mercato.

Trattandosi di giudizio di Cassazione sorto a seguito di un giudizio di rinvio, occorre tenere presente che la pronuncia della Corte di cassazione n. 9858 del 2015 vincola al principio affermato e ai relativi presupposti di fatto, onde il giudice del rinvio doveva uniformarsi non solo alla “regola” giuridica enunciata.

In questa prospettiva l’argomento posto dalla parte contribuente nel controricorso e ribadito nella memoria, relativo alla circostanza che gli investimenti fossero effettuati in fondi Pia e non in fondi Enel (fondi peraltro sostanzialmente equiparabili dal momento che per entrambi la tassazione agevolata al 12,50% dipende esclusivamente dall’effettivo impiego, da parte del Fondo, sul mercato del capitale accantonato: Cass. n. 16116 del 2018), perde comunque rilevanza trattandosi di questione superata e assorbita dal giudicato formatosi a seguito della suddetta pronuncia, trattandosi soltanto di accertare se vi fosse stato (e quale fosse stato) l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato, potendosi applicare l’aliquota del 12,50% solo per le somme investite sul mercato.

Infatti, secondo il vincolante principio di diritto imposto dalla decisione di rinvio (Cass. n. 9858 del 2015), per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, il discrimine tra l’applicazione dell’aliquota del 12,50% e la sottoposizione a tassazione separata va, dunque, riferito alla ricorrenza o meno di concreta gestione sul mercato del capitale accantonato” (in tal senso la giurisprudenza consolidata di questa Corte; cfr., ex multis, Cass. n. 26318 del 2017; in senso conforme, Cass. nn. 24525, 24526, 24528, 15835, 15038, 14394, 13278, 11831, 11837, 11625, 10285, 720, 583, 588 del 2017; Cass. n. 5023 del 2018).

In particolare, si è chiarito che il principio di diritto affermato da Cass., Sez. Un, n. 13642 del 2011 implica la necessità di una ricostruzione dell’impiego delle somme sul mercato – non necessariamente finanziario, come precisato da Cass. n. 4943 del 2018 -, con apposita verifica se vi sia stato “l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato” e quale sia stato “il rendimento di gestione conseguito in relazione a tale impiego, giustificandosi solo rispetto a quest’ultimo rendimento l’affermata tassazione al 12,50%”; di conseguenza, gravando sul contribuente che impugni il rigetto di una istanza di rimborso -quale attore in senso sostanziale – l’onere di provare il fondamento della sua pretesa, questi è tenuto a dimostrare quale sia la parte dell’indennità ricevuta ascrivibile a rendimenti frutto d’investimento sui mercati di riferimento, non senza che detto onere probatorio possa ritenersi sufficientemente assolto tramite il mero rinvio “al conteggio proveniente dall’Enel, prodotto dal contribuente, non contenente alcuna specificazione sui criteri utilizzati per la quantificazione della voce rendimento, così da chiarire se si trattasse effettivamente di incremento della quota individuale del Fondo attribuita al dipendente in forza di investimenti effettuati dal gestore sul mercato” (ex aliis, Cass. n. 31222 del 2017).

Nella fattispecie in esame, pertanto, a fronte della radicale contestazione da parte dell’Amministrazione finanziaria della pretesa restitutoria avanzata dal contribuente, l’onere probatorio su quest’ultimo gravante non può ritenersi assolto, come invece ritenuto dalla CTR, mediante la produzione in giudizio della certificazione rilasciata dall’ENEL, nè della perizia di parte, la quale costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio (Cass. n. 16552 del 2015).

Va, poi, ribadito che è da escludere che il requisito dell’essere il rendimento imputabile alla gestione sul mercato del capitale accantonato possa considerarsi soddisfatto dall’essere il rendimento ottenuto corrispondente alla redditività ottenuta sul mercato dell’intero patrimonio dell’ENEL (rapporto tra il margine operativo lordo e il capitale investito). Tale coerenza (del rendimento ottenuto dal capitale accantonato con quello ottenuto dal patrimonio dell’ENEL) costituisce, infatti, comunque un dato estrinseco e non causale, nel senso che il primo non può comunque considerarsi frutto dell’investimento di quegli accantonamenti nel libero mercato, come richiesto perchè abbia a configurarsi il reddito da capitale della specie richiesta, essendo al contrario esso stesso dipeso da un predeterminato calcolo di matematica attuariale (cfr. Cass. n. 4943 del 2018, cit.).

In buona sostanza, il più favorevole criterio impositivo di cui si detto può trovare applicazione limitatamente alle somme rivenienti dall’effettivo investimento sul mercato da parte del fondo del capitale accantonato e che ne costituiscono il rendimento. E la prova di ciò deve essere fornita dal contribuente, attore sostanziale del preteso rimborso IRPEF, anche in sede di giudizio di rinvio (cfr. Cass. n. 19424 del 2015, Cass. n. 26108 del 2018).

In conclusione, non avendo la CTR espletato l’accertamento demandato da questa Corte con la menzionata sentenza n. 9858 del 2015 in merito all’investimento del capitale sul mercato ed al relativo rendimento, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

PQM

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2021

 

 

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