Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11665 del 04/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/05/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 04/05/2021), n.11665

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31517-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

MB CENTRO PRODUZIONI SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 477/5/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA TOSCANA, depositata il 15/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

FRANCESCO ESPOSITO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 15 marzo 2019 la Commissione tributaria regionale della Toscana rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dalla M.B. Centro Produzione s.r.l. l’avviso di accertamento con il quale l’Ufficio aveva contestato, ai sensi del D.Lgs. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1, indebita detrazione di IVA per l’anno 2009.

Osservava la CTR che la società contribuente esercitava stabilmente e professionalmente l’attività economica di impresa costruendo un immobile, ragion per cui tutti i costi sostenuti per la costruzione dell’immobile erano inerenti all’attività di impresa con pieno diritto alla detrazione IVA assolta per gli acquisti. Inoltre l’Agenzia delle entrate aveva in passato provveduto a rimborsare l’IVA corrisposta dalla società per altre fatture relative sempre a costi di costruzione dell’immobile, riconoscendo così che si era in presenza di attività di impresa e di costi inerenti. Con riferimento ai requisiti richiesti dal D.Lgs. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1, rilevava che l’esistenza del titolo giuridico di utilizzo del bene era comprovata dalla proprietà dell’immobile in capo alla società e che il requisito dell’inerenza si desumeva dai bilanci depositati dalla società degli ultimi quattro anni dai quali emergeva che i costi sostenuti per la costruzione del fabbricato ammontavano ad oltre un milione di Euro e che l’edificio risultava quasi completato.

Avverso la suddetta sentenza l’Agenzia delle entrate, con atto del 15 ottobre 2019, ha proposto ricorso per cassazione, con un unico motivo.

La società contribuente è rimasta intimata.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con unico mezzo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1, nonchè dell’art. 2697 c.p.c., Censura la sentenza impugnata per non avere tenuto conto dei presupposti oggettivi prescritti dal citato art. 19, ai fini del legittimo esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA, i quali costituiscono oggetto di specifico onere probatorio a carico del contribuente.

La censura è fondata.

Nell’avviso di accertamento trascritto in ricorso è riportato che le uniche operazioni attive dichiarate dalla società nel decennio 2004-2014 consistono nella sola prestazione di servizi e sono riconducibili ad un ridottissimo numero di fatture (5) emesse in un ambito temporale alquanto breve (circa 10 giorni).

Tali elementi, addotti dall’Ufficio al fine di dimostrare la sussistenza di una episodica attività commerciale e non, come richiesto dal D.Lgs. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1, di un’attività d’impresa con requisiti di stabilità, non sono stati valutati dalla CTR, la quale si è limitata ad affermare che la società aveva titolo giuridico all’utilizzo dell’immobile in quanto proprietaria dello stesso. Ciò in contrasto con l’orientamento di questa Corte, secondo cui, in tema di IVA, ai fini della detrazione dell’imposta, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19 e 19 bis, in coerenza con quanto prescritto dalla sesta Dir. del consiglio Ce n. 388 del 1977, artt. 4 e 17, così come interpretati dalla corte di giustizia Ce (sentenza 11 luglio 1991, causa C 97/90 e sentenza 18 dicembre 2008, causa C 488/07), la valutazione della strumentalità di un acquisto rispetto all’attività imprenditoriale va effettuata in concreto, tenendo conto dell’effettiva natura del bene, in correlazione agli scopi dell’impresa (Cass. n. 8628 del 2015; Cass. n. 989 del 2018).

Non risulta, poi, decisiva ai fini del riconoscimento dello svolgimento di attività d’impresa e della detrazione dei costi, come ritenuto dalla CTR, la circostanza che l’Ufficio avesse in passato provveduto a rimborsare l’IVA corrisposta dalla società per altre fatture relative a costi di costruzione del medesimo immobile, stante l’autonomia tra procedimento di rimborso dell’IVA e avviso di accertamento riferito al medesimo settore impositivo.

La CTR, infine, non ha esaminato le specifiche contestazioni mosse dall’Ufficio in merito all’attività effettuata in relazione ai costi risultanti dai bilanci.

Il ricorso va dunque accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Toscana, in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Toscana, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2021

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