Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11655 del 13/05/2010

Cassazione civile sez. II, 13/05/2010, (ud. 28/01/2010, dep. 13/05/2010), n.11655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso per regolamento di competenza proposto da:

IN.PRO.MA s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dagli Avvocati Visentin Antonio e Mario

Antonini per procura speciale rilasciata su foglio separato

materialmente congiunto al ricorso, elettivamente domiciliata in

Roma, via Ennio Quirino Visconti n. 20, presso lo studio

dell’Avvocato Antonini;

– ricorrente –

contro

COPECINTER S.A. (già COPECINTER s.r.l.), con sede legale in

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, per procura speciale del 16 aprile

2008, in autentica Notaio Rafael Corrai Martinez di Cervera (Lleida –

Spagna), dall’Avvocato Ferrara Federico M., presso lo studio del

quale in Roma, via san Alberico II, n. 4, è e-lettivamente

domiciliata;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano n. 431/2008,

depositata in data 13 febbraio 2008.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28 gennaio 2010 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;

lette le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. LO VOI Francesco il quale ha chiesto l’accoglimento

del ricorso;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale in

persona del dott. LECCISI Giampaolo, che si è riportato alle

conclusioni scritte.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che IN.PRO.MA s.r.l., lamentando l’inadempimento della società COPECINTER S.L. nell’esecuzione di due contratti di compravendita di farina di piume conclusasi tramite un mediatore professionale e dopo aver fatto ricorso alla procedura per arbitrato conclusasi con lodo del 23 dicembre 1998 – con il quale i contratti in questione erano stati dichiarati risolti per inadempimento di COPECINTER, che veniva altresi condannata al pagamento della somma di 5.895.000 pesetas – ha convenuto COPECINTER S.L. dinnanzi al Tribunale di Milano perchè venisse condannata al pagamento della indicata somma oltre che al risarcimento del danno da liquidarsi equitativamente, chiedendo altresì, in via subordinata, che ove il lodo fosse risultato invalido o inefficace, i contratti venissero dichiarati risolti per inadempimento di COPECINTER S.L., con condanna di quest’ultima al risarcimento dei danni;

che nel costituirsi in giudizio COPECINTER S.L. non ha contestato la giurisdizione del giudice italiano ma, deducendo la nullità del lodo arbitrale e della clausola compromissoria, così come di quella riguardante la competenza territoriale, ha eccepito l’incompetenza per territorio del Tribunale di Milano, dovendo ritenersi competente, per effetto della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, il Tribunale di Alba, giudice del luogo in cui l’obbligazione avrebbe dovuto essere eseguita;

che il Tribunale di Milano, rigettata tale eccezione e dichiarata la nullità del lodo arbitrale, ha condannato COPECINTER S.L. al risarcimento del danno da inadempimento contrattuale;

che avverso tale sentenza COPECINTER S.L. ha proposto appello, insistendo nella eccezione di incompetenza per territorio;

che, con sentenza depositata il 13 febbraio 2008, la Corte d’appello di Milano ha accolto il gravame, dichiarando la competenza del Tribunale di Alba;

che la Corte d’appello ha ritenuto che la competenza dovesse essere individuata con riferimento non alla L. n. 218 del 1995, art. 12 come affermato dal Tribunale, ma alla Convenzione di Vienna del 1980 sui contratti di vendita internazionale di merci, che indica il luogo – sede del venditore – in cui devono essere effettuati i pagamenti;

che, ha ulteriormente precisato la Corte d’appello, non poteva esservi dubbio alcuno sull’applicabilità della citata Convenzione rispetto a quella di Roma del 19 giugno 1980, concernente le obbligazioni contrattuali in genere, stante il carattere di specialità della prima;

che, pertanto, individuato il giudice competente in quello del luogo di esecuzione dell’obbligazione – che trattandosi di corresponsione di somme derivanti da contratto internazionale di vendita di merci consisteva nel luogo della sede del venditore – la Corte d’appello ha osservato che, avendo l’attrice sede in (OMISSIS), la causa avrebbe dovuto essere radicata non a Milano ma dinnanzi al Tribunale di Alba, quale giudice territorialmente competente, restando del tutto inapplicabile l’art. 20 cod. proc. civ., richiamato dalla IN.PRO.MA s.r.l., con conseguente impossibilità di fare ricorso ai fori alternativi previsti da detta disposizione;

che avverso questa sentenza IN.PRO.MA s.r.l. ha proposto ricorso per regolamento di competenza affidato a quattro motivi, cui ha resistito COPECINTER S.L. con memoria difensiva;

che COPECINTER S.L. ha altresì depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ.;

che con il primo motivo la ricorrente deduce falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 5, n. 1 della Convenzione di Bruxelles del 2 7 settembre 1968, resa esecutiva in Italia con L. 21 giugno 1971, n. 804, e dell’art. 57 della Convenzione di Vienna dell’11 aprile 1980, ratificata con legge 11 dicembre 1985, n. 765, sui contratti di vendita internazionale, e conseguente violazione della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 12;

che, ad avviso della ricorrente, la Corte avrebbe errato nel ritenere applicabile l’art. 5, n. 1, della Convenzione di Bruxelles anche ai fini della individuazione della competenza territoriale interna, dovendo risolversi la questione di competenza secondo quanto disposto dalla L. n. 218 del 1995, art. 12;

che la ricorrente formula quindi il seguente quesito di diritto:

“Dica codesta S.C. se, sussistendo la giurisdizione italiana – vuoi ai sensi della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 4, n. 1 vuoi sulla base dell’art. 5, n. 1 della Convenzione di Bruxelles – per individuare il giudice interno territorialmente competente, debba trovare applicazione il combinato disposto dell’art. 5, n. 1 della stessa Convenzione di Bruxelles e dell’art. 57 della Convenzione di Vienna dell’11 aprile 1980, sui contratti di vendita internazionale, o, invece, poichè la competenza interna territoriale è norma processuale e non sostanziale, si debba applicare tout-court la L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 12 (…), in forza del quale il processo civile che si svolge in Italia è regolato dalla legge italiana” che, con il secondo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 20 cod. proc. civ., sostenendo che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere che l’obbligazione dedotta in giudizio fosse il pagamento di somme derivanti dall’inadempimento, da parte dell’acquirente COPECENTER S.L., alle obbligazioni di cui al contratto di vendita di merci, anzichè quella di adempiere il lodo arbitrale irrituale pronunciato dalla Camera Arbitrale dell’Associazione Granaria di Milano;

che, in proposito, la ricorrente formula il seguente quesito: ®Dica codesta S.C. se, qualora sia stato dedotto in giudizio l’obbligo di pagare una somma oggetto di un lodo irrituale, successivamente dichiarato nullo e revocato e quindi con condanna della parte acquirente convenuta al pagamento, al venditore creditore, di una somma a titolo di inadempimento alle stesse obbligazioni contrattuali in relazione alle quali era stato pronunciato il lodo, il foro territorialmente competente sia quello del luogo in cui è stato pronunciato il lodo arbitrale, come luogo in cui è sorta l’obbligazione dedotta in giudizio, oppure la sottostante obbligazione contrattuale di pagamento del risarcimento dei danni subiti per effetto dell’inadempimento alle obbligazioni contrattuali sottostanti il lodo”;

che, con il terzo motivo, proposto in via subordinata, la società ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1341 cod. civ. e violazione dell’art. 17 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, resa esecutiva in Italia con L. 21 giugno 1971, n. 804, rilevando che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere invalida ed inefficace la clausola 23^ del contratto tipo n. 138, edito dalla Associazione Granaria di Milano, espressamente richiamata nella conferma d’ordine effettuata dal mediatore professionale;

che la ricorrente formula il seguente quesito di diritto: “Dica codesta Suprema Corte se, nel caso di obbligazioni contrattuali tra un soggetto italiano ed uno straniero (Spagnolo), sia valida ed efficace, ai sensi dell’art. 17 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, resa esecutiva in Italia con L. 21 giugno 1971, n. 804, la clausola di deroga per relationem, contenuta nel contratto tipo di una associazione di categoria, richiamata per iscritto dal mediatore nel contratto scritto di compravendita inviato ad entrambe le parti”;

che, con il quarto motivo, la ricorrente denuncia, in via ulteriormente subordinata, violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 2, n. 4, della citata Convenzione di Bruxelles, che esclude dal suo ambito di applicazione la materia dell’arbitrate – che il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto: “Dica codesta Suprema Corte se – qualora la pronunzia sulla domanda principale dedotta in giudizio, consistente nella condanna al pagamento di somme contenute in un lodo arbitrale irrituale Inter partes, implichi necessariamente l’accertamento della validità ed efficacia della clausola compromissoria o dell’atto di compromesso – ai fini della determinazione della giurisdizione e della competenza interna per territorio, si applichi la Convenzione di Bruxelles, nonostante la stessa escluda espressamente dal suo ambito di applicazione la materia arbitrale”;

che la Procura Generale, nelle conclusioni ex art. 380-ter cod. proc. civ , ha chiesto l’accoglimento dei primi due motivi del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che la sentenza della Corte d’appello ha affermato la competenza del Tribunale di Alba sul rilievo che la IN.PRO.MA s.r.l. ha agito per ottenere il “pagamento di somme derivanti da inadempimento da parte dell’acquirente”;

che la individuazione della domanda proposta, rilevante ai fini della determinazione del giudice nazionale territorialmente competente, risulta, nel caso di specie, erroneamente effettuata dalla Corte d’appello, posto che dalla stessa sentenza impugnata emerge che la società attrice ebbe a richiedere al Tribunale di Milano la condanna della COPECINTER S.L. al pagamento della somma portata dal lodo per arbitrato irrituale, e quindi ad ottenere l’esecuzione di detto lodo, pur se la stessa comportava la condanna della convenuta al pagamento di una somma di denaro;

che, in effetti, dalla lettura degli atti emerge chiaramente che l’attrice ebbe a chiedere, “1. nel merito in via principale:

accertare l’inadempimento di COPECINTER S.L. alle disposizioni e agli accordi negoziali contenuti nel lodo arbitrale irrituale emesso in data 23 dicembre 1998 dal Collegio Arbitrale della Camera Arbitrale dell’Associazione Granaria di Milano, e per l’effetto condannare la stessa COPECINTER S.L., con sede in (OMISSIS) (…) , a pagare in favore di IN. PRO.MA. s.r.l. la somma di PTS. 5.895.000, maggiorata di interessi da calcolarsi in base al tasso ufficiale di sconto, pro tempore vigente, aumentato di quattro punti a far tempo da ogni singola inadempienza sino al momento dell’effettivo pagamento, oltre alle spese del procedimento arbitrale fissate in L. 2.000.000, e oltre al risarcimento dell’ulteriore danno, prodottosi in relazione all’inadempimento del lodo medesimo, da determinarsi anche in via equitativa da parte del giudice; 2. nel merito in via subordinata:

nella denegata ipotesi in cui il lodo dovesse essere ritenuto invalido o comunque inefficace, accertare l’inadempimento di COPECINTER S.L. alle obbligazioni contrattuali scaturenti dagli ordini di acquisto in data 11 marzo 1998 e 4 maggio 1998 e per l’effetto, dichiarati risolti per inadempimento di COPECINTER S.L. i contratti di cui agli ordini suddetti, condannare COPECINTER S.L.: a risarcire i danni subiti da IN.PRO.MA. s.r.l., da determinarsi sulla base della differenza tra il prezzo indicato in contratto e la media dei prezzi correnti sulla piazza di Milano nella prima riunione di mercato successiva al giorno in cui COPECINTER si è resa inadempiente, e indicati nella somma di PTS. 5.895.000, o nella diversa somma maggiore o minore – salvo gravame – che verrà ritenuta di giustizia, in ogni caso maggiorata di interessi da calcolarsi in base al tasso ufficiale di sconto, pro tempore vigente, aumentato di quattro punti a far tempo da ogni singola inadempienza sino al momento dell’effettivo pagamento”;

che non rileva ai fini della determinazione della competenza territoriale la circostanza che il Tribunale abbia dichiarato la nullità del lodo e abbia accolto la domanda subordinata di risarcimento del danno, posto che la competenza va determinata sulla base della domanda (Cass., n. 7674 del 2005) che, come detto, era di accertamento dell’inadempimento di COPECINTER S.L. alle disposizioni contenute nel lodo, scaturito dall’arbitrato irrituale svoltosi in Milano;

che, peraltro, la competenza del Tribunale di Milano non poteva essere negata anche per ulteriori ragioni;

che, invero, essendo stato il lodo pronunciato a Milano, era questo il luogo nel quale era sorta l’obbligazione di cui era stata chiesta l’esecuzione, trovando applicazione il foro alternativo di cui all’art. 20 cod. proc. civ.;

che, inoltre, la Corte d’appello ha errato nel ritenere applicabile la Convenzione di Vienna in luogo della L. n. 218 del 1995, art. 12 pur se l’applicazione della Convenzione è, ai sensi dell’art. 1 della stessa, esclusa in caso di arbitrato e quindi anche nel caso di controversie aventi ad oggetto l’attuazione delle disposizioni contenute nel lodo arbitrale;

che i primi due motivi di ricorso devono quindi essere accolti, con assorbimento degli altri, proposti dalla ricorrente in via gradatamente subordinata;

che deve quindi essere disposta la cassazione della sentenza impugnata, competente per territorio a giudicare sulla controversia in esame essendo in primo grado il Tribunale di Milano e, in sede di gravame, la Corte d’appello della medesima città;

che sulle spese del giudizio di cassazione provvederà il giudice dinanzi al quale la causa dovrà essere proseguita;

che la causa dovrà quindi essere riassunta dinnanzi alla Corte d’appello di Milano entro il termine di legge.

PQM

La Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata, dichiara la competenza della Corte d’appello di Milano; dispone che la riassunzione avvenga nei termini di legge e rimette alla medesima Corte d’appello la regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte suprema di cassazione, il 28 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2010

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