Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11639 del 04/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 04/05/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 04/05/2021), n.11639

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12971/2017 proposto da:

L.B.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 114, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PARENTI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO AFFARI ESTERI, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente –

nonchè da: RICORSO SUCCESSIVO N. 1 SENZA N.R.G..

Z.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 114, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PARENTI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente incidentale –

contro

MINISTERO AFFARI ESTERI, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente al ricorso successivo n. 1 –

nonchè da: RICORSO SUCCESSIVO n. 2 SENZA N.R.G..

M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE

114, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PARENTI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente incidentale –

contro

MINISTERO AFFARI ESTERI, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente al ricorso successivo n. 2 –

nonchè da: RICORSO SUCCESSIVO n. 3 SENZA N.R.G..

C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE

114, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PARENTI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente incidentale –

contro

MINISTERO AFFARI ESTERI, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente al ricorso successivo n. 3 –

avverso la sentenza n. 929/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 24/02/2017 R.G.N. 7643/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere Dott. ROBERTO BELLE’.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

1. la Corte di Appello di Roma, decidendo su separati ricorsi riuniti per identità di questioni trattate, ha respinto il gravame proposto dalle ricorrenti meglio indicate in epigrafe avverso sentenze del Tribunale di Roma che avevano rigettato le domande da esse proposte nei confronti del Ministero degli Esteri;

le ricorrenti Z., C., M. e L.B. erano dipendenti, assunte rispettivamente nel 1987, nel 1989, nel 1993 e nel 1997, per lo svolgimento di mansioni di concetto (la C. e la M.) o esecutive (la Z. e la L.B.) presso dell’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado (la Z.) e l’Ambasciata Italiana di Belgrado (le altre), tutte con contratti soggetti alla legge serba;

1.1 la Corte territoriale riassumeva le pretese delle lavoratrici come finalizzate ad ottenere il riconoscimento di differenze retributive in misura pari al 80% dell’indennità di servizio estero percepita dagli impiegati di ruolo o del personale di ruolo del Ministero degli Esteri disimpegnante le medesime mansioni;

2. essa ha poi fondato la propria decisione su di una pluralità di ragioni concorrenti;

in particolare, da un primo punto di vista, sosteneva che non risultasse neppure allegato che la retribuzione percepita si fosse discostata dai criteri e dai parametri normativi in base ai quali vi era stata assunzione, ma erano state solo rimarcate differenze retributive rispetto ad altri dipendenti non comparabili perchè, a dire sempre della Corte d’Appello, assunti prima del 1997 e in base a regimi normativi diversi da quello delineato, da tale data, con la L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 132;

indipendentemente da ciò la Corte distrettuale aggiungeva che non sarebbe stato allegato nel ricorso il differire della retribuzione dai parametri normativi per essa stabiliti dal D.P.R. n. 18 del 1967, nè che vi fosse stata violazione dei requisiti di sufficienza necessari a garantire un’esistenza libera e dignitosa, mancando altresì parametri di raffronto con quanto corrisposto nella stessa sede da altre rappresentanze internazionali;

riteneva infine non violato il principio di parità di trattamento di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45;

3. le lavoratrici hanno proposto distinti ricorsi per cassazione, con contenuti tra loro sovrapponibili, sulla base di un unico articolato motivo, poi illustrato da memorie ed il Ministero ha resistito con separati controricorsi rispetto a ciascuno dei ricorsi avversari.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. trattandosi di impugnazioni parallele della medesima sentenza, i ricorsi sono stati riuniti e vanno definiti in un solo processo ai sensi dell’art. 335 c.p.c.; tutti i ricorsi sono stati contemporaneamente notificati in data 22.5.2017 e quindi va considerato come ricorso principale quello iscritto per primo in cancelleria (ricorso L.B.) e come incidentali i restanti tre;

2. l’unico motivo di ricorso, comune a tutte le impugnazioni, sostiene che la Corte territoriale avrebbe erroneamente fatto riferimento al D.P.R. n. 18 del 1967, art. 162, comma 3, nel ritenere che la retribuzione fosse stata legittimamente fissata entro il margine intercorrente tra il 68% ed il 95% dell’indennità di Servizio Estero prevista per il personale omologo di ruolo, in quanto quella norma riguarda il personale con contratto di diritto italiano, mentre la situazione delle ricorrenti era regolata dall’art. 157 del medesimo D.P.R., nel testo anteriore alla modifica ad esso apportata dal D.Lgs. n. 103 del 2000, art. 1;

nel motivo si ribadisce poi, anche con riferimento all’art. 2697 c.c., l’avvenuta allegazione delle maggiori retribuzioni percepite da altri addetti in mansioni di concetto o esecutive, con decorrenza rispettivamente dal novembre 1986, dal gennaio 1999 ed infine dal gennaio 2002;

le censure non possono trovare accoglimento;

2.1 è pacifico che i rapporti oggetto di causa riguardino contratti stipulati secondo la legge locale ed è quindi evidente che essi soggiacciono alla disciplina del D.P.R. n. 18 del 1967, art. 157 e che, non trattandosi di contratti soggetti alla legge italiana, essi non siano regolati dall’art. 162 del medesimo D.P.R.;

non è del resto vero che la Corte di merito abbia deciso facendo leva esclusivamente sul disposto dell’art. 162 cit.;

il richiamo a quella norma è stato infatti effettuato per dire che – secondo la Corte d’Appello – i rapporti rispetto ai quali le ricorrenti avevano proposto la comparazione sarebbero stati sottoposti tutti al regime di essa e per affermare altresì che, trattandosi di rapporti di personale assunto prima del 1997, era stato rispettato il limite minimo del 68% all’epoca sancito dall’art. 162 e poi abolito dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 132, concludendo infine che dal 1997, rispetto alla determinazione della retribuzione, hanno assunto rilievo i soli parametri di cui all’art. 157 D.P.R. cit.;

2.2 a tale non del tutto chiara ratio decidendi ne è stata tuttavia aggiunta un’altra, espressamente intesa come autonoma (“indipendentemente”, afferma la Corte) con la quale (pag. 5 punto b della sentenza) si è affermato, per quanto attiene alla determinazione della retribuzione delle ricorrenti, che era mancata l’allegazione degli specifici elementi atti a comprovare che la retribuzione si discostasse dai criteri normativi in base di quali essa doveva essere fissata, poi integrato con l’osservazione della mancata allegazione dell’inadeguatezza di essa a garantire un’esistenza libera e dignitosa, così come degli elementi di raffronto con la retribuzione corrisposte nella stessa sede da altre rappresentanze diplomatiche – che è uno dei criteri di cui all’art. 157 cit.;

quest’ultimo passaggio lascia intendere come il riferimento andasse qui appunto ai criteri di cui all’art. 157 ed il motivo di ricorso per cassazione, insistendo su una violazione dell’art. 162 cit., che non è la norma in parte qua applicata dalla Corte di merito, finisce per non replicare coerentemente rispetto alla ratio decidendi nulla risultando in esso in ordine alla ricorrenza dei presupposti specifici attinenti all’art., 157, ovverosia al costo della vita, alle condizioni del mercato del lavoro locali ed alle retribuzioni corrisposte dalle istituzioni internazionali presenti in loco;

2.3 vale dunque il principio assolutamente consolidato nella giurisprudenza di questa S.C., secondo cui “quando una decisione di merito, impugnata in sede di legittimità, si fonda su distinte ed autonome rationes decidendi ognuna delle quali è sufficiente, da sola, a sorreggerla, il rigetto del motivo di ricorso attinente ad una di esse rende superfluo l’esame degli ulteriori motivi, non potendo la loro eventuale fondatezza portare alla cassazione della sentenza, che rimarrebbe ferma sulla base dell’argomento riconosciuto esatto” (Cass. 24 maggio 2011, n. 7077 e successive conformi), con principio che vale evidentemente anche per il caso in cui, rispetto ad una ratio decidendi (in questo caso la seconda sopra esaminata al punto 2.2) il ricorso per cassazione sia inammissibile;

3. inconferente, a fronte di una non provata violazione dei parametri determinativi della retribuzione sopra menzionati, è poi l’allegazione dei trattamenti applicati ad altri addetti ai medesimi organismi esteri del nostro Paese, dovendosi confermare l’orientamento reiteratamente manifestato secondo cui “il personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura, non può rivendicare una retribuzione diversa e superiore rispetto a quella pattuita nel contratto individuale se non per difformità dai parametri indicati dal D.P.R. n. 18 del 1967, art. 157, attuativi del precetto di cui all’art. 36 Cost. (…), mentre non può invocare, come parametro per quantificare la “giusta” retribuzione, un trattamento di miglior favore riconosciuto ad altro dipendente assegnato alla stessa sede con le medesime mansioni” (Cass. 21 giugno 2019, n. 16755, cui poi ha aderito Cass. 7 febbraio 2020, n. 2925) in quanto – precisa ancora Cass. 16755/2019 quest’ultima attribuzione potrebbe essere, in ipotesi, non giustificata, alla luce delle previsioni della legge o della contrattazione collettiva, potendosi qui aggiungere che non è noto se e come le attribuzioni di cui ai rapporti menzionati dalla ricorrente siano state determinate rispetto ai parametri rilevanti secondo il citato art. 157;

anche perchè le ricorrenti richiamano ma non trascrivono i contratti (quelli risalenti, come detto, al novembre 1986, gennaio 1999 e gennaio 2002), rispetto ai quali esse ipotizzano la comparazione, trascrizione ulteriormente qui necessaria anche per le difformità che si ravvisano rispetto alle affermazioni della Corte di merito che afferma trattarsi – come si è detto al punto 2.1 – di contratti tutti anteriori al 1997;

analogamente non è trascritta la tabella retributiva da cui dovrebbe desumersi che alle ricorrenti sia stato praticato un trattamento inferiore ai valori in essa contemplati;

la formulazione delle censure si pone dunque in contrasto con i presupposti di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1 (Cass. 24 aprile 2018, n. 10072) e di autonomia del ricorso per cassazione (Cass., S.U., 22 maggio 2014, n. 11308) che la predetta norma nel suo complesso esprime, con riferimento in particolare, qui, ai nn. 4 e 6 della stessa disposizione, da cui si desume la necessità che la narrativa e l’argomentazione siano idonee, riportando anche la trascrizione esplicita e con carattere di completezza dei passaggi degli atti e dei documenti su cui le censure si fondano, a manifestare pregnanza, pertinenza e decisività delle ragioni di critica prospettate, senza necessità per la S.C. di ricercare autonomamente in tali atti e documenti i corrispondenti profili ipoteticamente rilevanti (v. ora, sul punto, Cass., S.U., 27 dicembre 2019, n. 34469);

4. tali carenze rendono insondabile anche la parimenti denunciata violazione dell’art. 2697 c.c.;

5. inconferente è infine il richiamo alla sentenza 8461/2011 di questa S.C. la quale ha definito il giudizio – riguardante altra persona – ritenendo inammissibili i motivi di ricorso del Ministero per violazione del principio di autosufficienza, sicchè in concreto quella pronuncia di legittimità non contiene dunque alcuna reale affermazione di diritto sull’onere della prova, nè su presunzioni di legge, limitandosi a denegare l’esame del motivo per profili attinenti alla sua formulazione, sicchè è palese l’inidoneità di essa ad individuare principi nomofilattici sotto il profilo sostanziale;

6. il ricorso è dunque nel suo complesso inammissibile;

7. le spese del grado seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale ed i ricorsi incidentali e condanna la ricorrente principale e le ricorrenti incidentali al pagamento in favore del Ministero degli Affari Esteri delle spese del giudizio di cassazione che liquida in Euro 6.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente principale e delle ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello rispettivamente previsto per ciascun ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA