Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11636 del 11/05/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 30/03/2017, dep.11/05/2017),  n. 11636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. ZOSO Liana M. T. – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28040-2012 proposto da:

V.R. nato a (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 5, presso lo studio dell’avvocato

GIUSEPPE ROSSODIVITA, rappresentato e difeso dall’avvocato COSIMO

ZACCARIA;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrenti –

nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE MODENA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 76/2011 della COMM. TRIB. REG. di BOLOGNA,

depositata il 26/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/03/2017 dal Consigliere Dott. ZOSO LIANA MARIA TERESA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

RENZIS LUISA;

udito l’Avvocato;

Fatto

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. V.R. proponeva ricorso avverso l’avviso di liquidazione con cui l’agenzia delle entrate aveva recuperato le maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale in relazione all’atto di acquisto di un immobile stipulato il (OMISSIS) ritenendo che l’immobile stesso non potesse beneficiare delle agevolazioni connesse all’acquisto di “prima casa ” in quanto aveva caratteristiche di lusso. La commissione tributaria provinciale di Modena rigettava il ricorso con sentenza che era confermata dal CTR dell’Emilia Romagna. Osservava la CTR che il contribuente, con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, si era doluto del fatto che avrebbero dovuto trovare applicazione le norme di cui al D.M. 2 agosto 1969, n. 1072, artt. 5 e 8, e non già quella di cui all’art. 6 poichè si trattava di casa singola e non di unità immobiliare; nel giudizio di appello aveva introdotto per la prima volta la doglianza afferente la superficie dell’immobile che, a suo dire, era inferiore a mq. 240 ed aveva omesso di impugnare la statuizione implicita di rigetto della domanda afferente la sussumibilità dell’immobile nella previsione normativa di cui all’art. 5 anzichè in quella dell’art. 6; ciò induceva a ritenere che la domanda proposta con l’appello fosse inammissibile poichè introduceva un motivo di doglianza che non era stato proposto con il ricorso originario.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione il contribuente affidato a due motivi. Si è costituita in giudizio con controricorso l’agenzia delle entrate.

3. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56. Sostiene che l’art. 56 cit. prevede l’onere per il solo appellato e non per l’appellante, di riproporre le questioni ed eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado.

4. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione a D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 57 e 62. Sostiene che la CTR ha errato nel ritenere che la doglianza afferente la superficie dell’immobile, dall’appellante affermata essere inferiore a mq. 240, fosse stata introdotta per la prima volta nel giudizio di appello. Invero la questione aveva formato oggetto di doglianza anche del ricorso originario.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Osserva la Corte che il primo motivo di ricorso è infondato. Invero la Corte di legittimità ha già avuto modo di precisare che l’onere dell’espressa riproposizione, sancito dalla norma di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56, non riguarda, nonostante l’impiego della generica espressione “non accolte”, le domande o le eccezioni respinte in primo grado, bensì solamente quelle su cui il giudice non abbia espressamente pronunciato (per esempio, perchè ritenute assorbite). In relazione alle domande o eccezioni espressamente respinte, di contro, non è ipotizzabile un’ulteriore alternativa rispetto all’unica, possibile, dell’impugnazione – in via principale o incidentale – o dell’acquiescenza totale o parziale; con relativa formazione, in questo secondo caso, di un giudicato interno preclusivo (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 23228 del 13/11/2015; Cass., Sez. 5, Sentenza n. 7702 del 27/03/2013; Sez. 5, Sentenza n. 1545 del 24/01/2007). Nel caso che occupa l’appellante non ha proposto ricorso avverso la statuizione implicita di rigetto della domanda afferente la sussumibilità dell’immobile nella previsione normativa di cui all’art. 5 anzichè in quella dell’art. 6 del D.M. 2 agosto 1969, n. 1072, sicchè sul punto si è formato il giudicato. Peraltro mette conto considerare che il ricorrente non ha proposto alcun motivo di censura avverso il capo della sentenza che ha confermato l’applicazione dell’art. 5 in luogo dell’art. 6 sicchè la doglianza è anche priva di decisività.

2. Il secondo motivo è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso. Invero il ricorrente ha denunziato che il giudice di appello ha erroneamente ritenuto che una domanda non era stata proposta nel giudizio di primo grado ma, non essendo tale censura esposta nella sentenza di secondo grado, sarebbe stato onere del ricorrente trascriverla nel ricorso, onde consentire alla Corte, da un lato, di verificare che la questione prospettata non fosse nuova e – come tale – inammissibile, dall’altro di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte. Non avendo il ricorrente assolto tale onere, in quanto dalla lettura del ricorso, non è dato cogliere quale fosse il motivo di gravame formulato con l’atto di appello, la censura va ritenuta inammissibile.

3. Tutto ciò considerato, occorre ora porre mente alla questione dello jus superveniens di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), il quale, nel sostituire l’art. 1 comma 2, della Parte Prima Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, al beneficio “prima casa” – sulla base dei parametri di cui al D.M. LL.PP. 2 agosto 1969.

In forza della disposizione sopravvenuta, infatti, l’esclusione dalla agevolazione non dipende più dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie (individuate sulla base del suddetto D.M.), bensì dalla circostanza che la casa di abitazione oggetto di trasferimento sia iscritta in categoria catastale A1, A8 ovvero A9 (rispettivamente: abitazioni di tipo signorile; abitazioni in ville; castelli e palazzi con pregi artistici o storici). Al fine di allineare allo stesso criterio dell’imposta di registro anche l’agevolazione “prima casa” attribuita con aliquota Iva ridotta, il legislatore è poi intervenuto con il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 33, che, nel modificare il n. 21 della Tab.A, Parte 2, all. al D.P.R. n. 633 del 1972, ha espressamente richiamato il “criterio catastalè; con il risultato che anche l’agevolazione Iva è esclusa (indipendentemente dalla sussistenza di tutti gli altri requisiti) per gli immobili rientranti in una delle suddette categorie.

Sennonchè il nuovo regime trova applicazione ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente alla modificazione legislativa; e, in particolare, successivamente al 1 gennaio 2014, come espressamente disposto dal D.Lgs. n. 23 del 2011 cit., art. 10, comma 5.

Il trasferimento dedotto nel presente giudizio, antecedente a questo discrimine temporale, continua pertanto ad essere disciplinato in base alla previgente disciplina; come detto incentrata sui requisiti del citato D.M.. Fermo, dunque, restando il pregresso regime impositivo sostanziale, si ritiene – dando con ciò continuità a quanto stabilito, in identica fattispecie, da Cass. ord.13235/16 – che una diversa soluzione si imponga invece per quanto concerne le sanzioni applicate con l’atto qui impugnato. In proposito, si ravvisano i presupposti per l’applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 2, secondo cui, in materia di sanzioni amministrative per violazioni tributarie: “salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile. Se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato”. La ricorrenza del principio di legalità e di favor rei in materia tributaria – già ampiamente valorizzato, in presenza di sanzioni amministrative di sostanziale valenza penale, anche ex artt. 49 della Carta dei diritti fondamentali UE, e 7 CEDU – si impone, nella specie, sotto il profilo che tali sanzioni vennero inflitte per avere il contribuente dichiarato che l’immobile acquistato possedeva, contrariamente al vero, qualità intrinseche “non di lusso” (sempre secondo i suddetti parametri ministeriali); vale a dire, per aver reso una dichiarazione che, per effetto della modifica normativa, oggi non ha più alcuna rilevanza per l’ordinamento. In altri termini, il mendacio contestato – costituente l’espresso fondamento della sanzione, così come stabilito dal dell’art. 1, comma 4, Parte Prima, Tariffa D.P.R. n. 131 del 1986 cit. – non potrebbe più realizzarsi, in quanto caduto su un elemento (caratteristiche non di lusso dell’immobile) espunto dalla fattispecie agevolativa. E’ vero che la modifica normativa non ha abolito nè l’imposizione (nella specie individuabile nel recupero a piena tassazione dell’agevolazione indebitamente fruita), nè le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla falsa dichiarazione; e tuttavia, è proprio l’oggetto di quest’ultima, costituente elemento normativo della fattispecie, ad essere stato cancellato dall’ordinamento. Tanto che, in base al regime sopravvenuto, l’agevolazione ben potrebbe sussistere (in assenza di iscrizione nelle categorie catastali ostative) anche in capo ad immobili abitativi in ipotesi connotati dalle caratteristiche la cui mancata o falsa dichiarazione ha costituito il motivo della sanzione. Il che rende del tutto peculiare la presente fattispecie rispetto a quelle con riguardo alle quali è stato affermato che in difetto di “abolitio criminis” – permane a carico del contribuente tanto l’obbligo del versamento dell’imposta dovuta prima della modificazione normativa, quanto quello sanzionatorio (Cass. 25754/14; Cass. 25053/06). Va poi considerato come ci si trovi qui di fronte ad una situazione di favore per il contribuente ancor più radicale ed evidente di quella (prevista nel D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 3) del sopravvenire di un regime sanzionatorio semplicemente più mite. Perchè qui non di questo si tratta, ma proprio di riformulazione ex novo della fattispecie legale di non spettanza dell’agevolazione; fondata su un parametro (quello catastale) del tutto differente da quello, precedentemente rinvenibile,

fatto oggetto di mendacio. In maniera tale che l’amministrazione finanziaria mantiene, come detto, la potestà di revocare l’agevolazione in questione per il solo fatto del carattere di lusso rivestito – al momento del trasferimento, e sulla base della disciplina all’epoca applicabile dall’immobile trasferito; senza però avere titolo per applicare delle sanzioni conseguenti a comportamenti che, dopo la riforma legislativa, non sono più rilevanti; non certo in quanto tali (false dichiarazioni), ma in quanto riferiti a parametri normativi non più vigenti. In definitiva, l’applicazione dello jus superveniens induce al parziale accoglimento del ricorso, limitatamente alla non debenza delle sanzioni applicate con l’atto opposto. Conclusione, quest’ultima, che deriva da una scelta interpretativa di favore suscettibile di essere attuata, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio; e quindi anche in sede di legittimità (tra le altre: Cass. 1856/13; Cass. 4616/16; Cass. 16679/16 e Cass. ord. 13235/16 cit.). Ciò perchè, stante l’avvenuta contestazione da parte del contribuente della legittimità della revoca dell’agevolazione, è per ciò solo escluso che sia divenuto definitivo il provvedimento di irrogazione delle sanzioni che da tale revoca consegue. Nè – trattandosi di eliminazione delle sanzioni, e non di loro rimodulazione all’esito di una determinata opzione per il regime più favorevole concretamente applicabile – si richiedono accertamenti fattuali di sorta.

4. Il ricorso va, dunque, rigettato, la sentenza va cassata e va dichiarato che non sono dovute le sanzioni. Le spese processuali si compensano in ragione della metà per il parziale accoglimento delle ragioni del contribuente, seppure dovuto a rilievo officioso, e le spese residue, liquidate come da dispositivo, vengono poste a carico del contribuente.

PQM

La corte rigetta il ricorso, cassa la sentenza impugnata limitatamente alle sanzioni che si dichiarano non dovute. Compensa in ragione della metà le spese processuali e condanna il ricorrente a rifondere all’agenzia delle entrate le spese processuali residue che liquida in Euro 2.500,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 30 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA