Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11622 del 13/05/2010

Cassazione civile sez. lav., 13/05/2010, (ud. 21/04/2010, dep. 13/05/2010), n.11622

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Z.S., L.M., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA AGRI 1, presso lo studio dell’avvocato NAPPI PASQUALE, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CAVALLARI EGISTO,

giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AUTORITA’ PORTUALE DI GENOVA;

– intimata –

e contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, BIONDI GIOVANNA, VALENTE NICOLA, giusta delega in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

e sul ricorso n. 1872/2007 proposto da:

AUTORITA’ PORTUALE DI GENOVA, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PACUVIO 34,

presso lo studio dell’avvocato ROMANELLI GUIDO, che la rappresenta e

difende, giusta mandato a margine del controricorso e ricorso

incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

Z.S., L.M., I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA

PREVIDENZA SOCIALE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 854/2005 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 15/12/2005 R.G.N. 263/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/04/2010 dal Consigliere Dott. D’AGOSTINO Giancarlo;

udito l’Avvocato STEFANO SANTARELLI per delega GUIDO ROMANELLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale e assorbito l’incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con separati ricorsi al Tribunale di Genova (poi riuniti) i lavoratori in epigrafe indicati, premesso di aver lavorato alle dipendenze del Consorzio Autonomo del Porto (di seguito, CAP), trasformato successivamente in Autorita’ Portuale di Genova (di seguito APG), esponevano di essere titolari di pensione integrativa gia’ erogata dal CAP sino all’entrata in vigore della L. 13 febbraio 1987, n. 26, art. 13 che aveva disposto il subentro dell’INPS nei compiti relativi all’erogazione dei trattamenti previdenziali.

Esponevano che la materia pensionistica per i dipendenti del CAP era regolata dalle “Norme transitorie sul trattamento di pensione del personale consortile”, approvate con D.M. 1 marzo 1977, secondo le modifiche approvate dall’Assemblea Generale del Consorzio con Delib.

16 dicembre 1987, n. 7 e andava calcolata sulle voci stipendio, aumenti periodici di anzianita’, indennita’ combattenti e maggiorazione per prestazioni accessorie.

Per quanto riguarda la “maggiorazione per prestazioni accessorie” rilevavano che essa consisteva in una maggiorazione in percentuale unica da calcolarsi sull’ultimo stipendio base percepito dal lavoratore e che teneva conto di varie voci retributive.

Riferivano che questo procedimento era andato avanti sino al 1992, allorche’ era stato unilateralmente modificato dall’Assemblea Generale con Delib. 28 luglio 1992 (c.d. libro bianco). Infatti dal 1992 l’INPS aveva applicato la percentuale per la voce “maggiorazione indennita’ accessorie” non gia’ sullo stipendio base effettivamente percepito al momento del pensionamento, ma sul puro stipendio tabellare del (OMISSIS) livello per tutti gli ex dipendenti inquadrati dal (OMISSIS) livello e sul puro stipendio tabellare del (OMISSIS) livello per tutti gli ex dipendenti inquadrati dal (OMISSIS) livello.

Ritenevano che la Delib. 28 luglio 1992 fosse affetta da nullita’ e quindi inapplicabile, con la conseguenza che doveva continuare ad applicarsi la Delib. 16 dicembre 1987.

Chiedevano pertanto al giudice adito di accertare che la voce “maggiorazione competenze accessorie” doveva essere computata applicando la percentuale del 44,56% alle voci retributive risultanti dall’ultima busta paga, nonche’ di condannare l’Inps alla riliquidazione della pensione in godimento ed al pagamento delle somme determinate da CTU. L’INPS si costituiva ed eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva in quanto la L. n. 26 del 1987, art. 13 gli aveva attribuito funzioni di mera erogazione delle pensioni precedentemente gestite dal Fondo Consortile.

L’Autorita’ Portuale di Genova, chiamata in causa, si costituiva ed eccepiva a sua volta il proprio difetto di legittimazione passiva avendo la L. n. 26 del 1987, art. 13 cit. trasferito all’INPS ogni competenza relativa alla liquidazione delle pensioni dei dipendenti.

Il Tribunale, con sentenza n. 1249 del 2004, accertata la legittimazione passiva sia dell’INPS che dell’Autorita’ Portuale, dichiarava la validita’ ed efficacia delle norme contenute nel “Trattamento di pensione del personale del Consorzio Autonomo del Porto di Genova” aggiornato al maggio 1992 e respingeva i ricorsi.

Proponevano impugnazione i lavoratori e la Corte di Appello di Genova, con sentenza n. 854 depositata il 15 dicembre 2005, dichiarava inammissibile l’appello per carenza di motivi logicamente riferibili alla motivazione della sentenza impugnata. Secondo la Corte territoriale gli appellanti avevano erroneamente ritenuto che il Tribunale avesse accolto le domande dichiarando non applicabile, in quanto inefficace, la Delib. 28 luglio 1992, respingendole solo sul “quantum”, mentre invece le domande erano state totalmente respinte.

Per la cassazione di tale sentenza i lavoratori hanno proposto ricorso sostenuto da cinque motivi. L’INPS ha depositato procura.

L’Autorita’ Portuale ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale condizionato con un motivo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve disporsi la riunione dei ricorsi a norma dell’art. 335 c.p.c..

Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione degli artt. 342 e 434 c.p.c., i pensionati censurano la sentenza impugnata per aver affermato che gli appellanti avevano erroneamente ritenuto che il Tribunale aveva dichiarato inefficace la Delib. 28 luglio 1992 e respinto le domande soltanto per la mancata specificazione del quantum. Rilevano, per contro, che nell’atto di appello avevano espressamente chiesto l’accertamento della nullita’ della delibera suddetta.

Con il secondo motivo, denunciando genericamente violazione di legge, oltre che vizi di motivazione, i pensionati lamentano che i giudici di appello non hanno affatto preso in esame il problema, sollevato con l’impugnazione, della inefficacia della Delib. 28 luglio 1992 per la mancata approvazione da parte del Ministero e per inosservanza dell’art. 9 delle Norme Transitorie, che disponeva l’automatico adeguamento delle pensioni agli importi delle retribuzioni all’esito di trattative con le OO.SS..

Con il terzo motivo di ricorso, i pensionati denunciano violazione della L. 13 febbraio 1987, n. 26, art. 13 (di conversione del D.L. 17 dicembre 1986, n. 873) e della L. n. 400 del 1988, art. 17 e addebitano ai giudici di appello di non aver considerato che le delibere consortili approvate dal Ministero costituivano fonti oggettive di diritto in quanto atto integrativo della norma di legge.

Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano violazione degli artt. 99, 112, 115, 116, 277 c.p.c. lamentano il mancato esame da parte del giudice del gravame dei documenti e delle altre prove prodotti in giudizio.

Con il quinto motivo, denunciando violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c. vizi di motivazione, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per non avere i giudici di appello preso in esame le varie argomentazioni portate dai pensionati nell’atto di appello a sostegno della tesi della inefficacia della Delib. 28 luglio 1992.

Con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato l’Autorita’ Portuale di Genova, denunciando violazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 334 c.p.c., nonche’ vizi di motivazione, censura la sentenza impugnata per non aver preso in esame l’appello incidentale con il quale L’Autorita’ Portuale aveva censurato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva affermato la legittimazione passiva di APG ed aveva escluso che la gestione e quantificazione dei trattamenti pensionistici e’ stato, devoluta’ per legge (L. n. 26 del 1987, art. 13) alla sfera esclusiva dell’INPS, erroneamente ravvisando un rapporto giuridico plurisoggettivo ed un litisconsorzio necessario con l’INPS. Il ricorso principale non e’ meritevole di accoglimento.

La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l’appello dei pensionati sul rilievo che “i ricorrenti partono da un presupposto di fatto errato, vale a dire che la decisione abbia accolto la loro domanda, non provvedendo pero’ alla quantificazione non ammettendo la chiesta consulenza tecnica. Invece dalla motivazione e dal dispositivo della sentenza emerge chiaramente che la domanda e’ stata respinta in quanto ritenuta infondata e, di conseguenza, senza che si passasse ad esaminare il “quantum”. La Corte ha proseguito osservando che “mancano i motivi specifici dell’impugnazione, dato che alle argomentazioni, addotte per ritenere infondata la domanda nel merito, nessuna critica viene mossa in quanto si chiede espressamente che questa Corte voglie “riformare la sentenza del Tribunale di Genova n. 1249/04, resa inter partes, solo nella parte che non riguarda la nullita’ del procedimento di calcolo dell’indennita’ maggiorazione accessorie”.

Queste affermazioni della Corte territoriale, poste a fondamento della pronuncia di inammissibilita’ dell’appello, non sono state adeguatamente censurate nel ricorso per Cassazione.

Per il principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione, non essendo la Corte di Cassazione abilitata all’esame diretto degli atti delle cause di merito, i ricorrenti avrebbero dovuto trascrivere in ricorso (in modo completo o quantomeno nelle parti salienti) l’atto di appello e dimostrare che nel suddetto atto di impugnazione non erano affatto ravvisabili gli errori e la mancata attinenza dei motivi di appello con la argomentazioni del giudice di primo grado riscontrati dal giudice del gravame.

I ricorrenti nel primo motivo di ricorso hanno completamente omesso la trascrizione, anche parziale, dell’atto di appello, limitandosi a richiamare le pagine dell’impugnazione in cui i problemi erano stati trattati nonche’ ad invocare la giurisprudenza di legittimita’ sulla specificita’ dei motivi di appello, mentre con i successivi motivi hanno riproposto le questioni di merito, non esaminate dal giudice di appello. Di conseguenza questa Corte non e’ stata messa in grado di valutare la fondatezza e la decisivita’ delle censure alla pronuncia di inammissibilita’ dell’atto di appello. Pertanto non si ravvisano valide ragioni per cassare la sentenza impugnata.

Il ricorso, dunque, deve essere respinto. Il rigetto del ricorso principale comporta l’assorbimento del ricorso incidentale condizionato.

La particolarita’ delle questioni trattate giustifica la compensazione delle spese del giudizio di cassazione tra le parti costituite. Nulla per le spese nei confronti dell’Inps, che non ha svolto attivita’ difensiva.

PQM

LA CORTE Riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale. Compensa le spese del giudizio di cassazione.

Cosi’ deciso in Roma, il 21 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2010

 

 

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