Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11618 del 11/05/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 11/01/2017, dep.11/05/2017),  n. 11618

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOZO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21679-2012 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, in persona del Direttore e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CAVALIER D’ARPINO

8, presso lo studio dell’avvocato ENRICO FRONTICELLI BALDELLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARIO SIGNORE giusta delega in

calce;

– ricorrente –

contro

P.T.;

– intimata –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI LATINA, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 640/2011 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

LATINA, depositata il 13/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/01/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

P.T., nella qualità di titolare dell’omonima ditta, sottoposta a procedura fallimentare, proponeva impugnazione innanzi alla C.T.P. di Latina avverso l’intimazione di pagamento, relativa ad IVA, anno di imposta 1992, eccependo l’omessa notifica della cartella di pagamento presupposta al contribuente fallito. La C.T.P. accoglieva il ricorso. Equitalia Gerit S.p.A. proponeva appello, che veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio. Avverso tale sentenza ricorre per cassazione Equitalia Sud S.p.A., già Equitalia Gerit, svolgendo un unico motivo. Le parti intimate non hanno svolto difese. L’Agenzia delle Entrate, non essendosi costituita nei termini di legge con controricorso, ha presentato istanza di partecipazione all’udienza di discussione della causa, ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con l’unico motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, atteso che i giudici di appello, rigettando il gravame proposto dal concessionario e confermando la sentenza della CTP, hanno erroneamente affermato che: “la cartella di pagamento andava notificata anche alla sig.ra P. (contribuente fallito ndr.)…ai sensi del combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, R.D. n. 267 del 1942, art. 43 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19”, pur avendo accertato, invece, l’esatta notifica della stessa al curatore fallimentare e non essendo ravvisabile nell’ordinamento alcuna norma di legge che obblighi il concessionario, in costanza di fallimento, a procedere ad una doppia notifica della cartella di pagamento, sia al curatore fallimentare che al contribuente fallito.

2. A disparte i rilievi di inammissibilità del motivo, carente sotto il profilo dell’autosufficienza, le censure non sono fondate. Emerge dalla sentenza impugnata, e non è contestato in atti, che la ricorrente è stata sottoposta a procedura fallimentare per il periodo 29.11.1994 – 6.11.2003, mentre l’intimazione di pagamento, notificata in data 5.5.2007, è relativa ad una iscrizione a ruolo per l’imposta IVA (anno 1992-1993). La cartella di pagamento presupposta risulta notificata al solo curatore fallimentare in data 7.10.2002.

Questa Corte, con indirizzo costante, ha affermato:

“In tema di accertamento dei redditi in forma societaria, di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, art. 5 (ora D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5), se inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, l’accertamento tributario deve essere notificato non solo al curatore- in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione dei beni e delle attività acquisiti al fallimento- ma anche al contribuente, il quale, restando esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, conseguenti alla definitività dell’atto impositivo, è eccezionalmente abilitato ad impugnarlo, nell’inerzia degli organi fallimentari, non potendo attribuirsi carattere assoluto alla perdita della capacità processuale conseguente alla dichiarazione di fallimento, che può essere eccepita esclusivamente dal curatore, nell’interesse della massa dei creditori (Cass. n. 9434 del 2014; Cass. n. 5671 del 2006, id. n. 4235 del 2006, id. n. 2910 del 2006).

Nell’inerzia degli organi fallimentari, ravvisabile, ad esempio, nell’omesso esercizio da parte del curatore, del diritto alla tutela giurisdizionale nei confronti dell’atto impositivo, il fallito è eccezionalmente abilitato ad esercitare egli stesso tale tutela, alla luce dell’interpretazione sistematica del combinato disposto dell’art. 43 L. Fall., e del D.P.R. n. 636 del 1972, art. 16, conforme ai principi, costituzionalmente garantiti (art. 24 Cost.), del diritto alla tutela giurisdizionale ed alla difesa (Cass. n. 3667 del 1997, n. 14987 del 2000, n. 6937 del 2002).

3. Il giudice di appello si è uniformato ai suddetti principi, non potendo ravvisarsi nella sentenza impugnata nessuno dei vizi denunciati, con conseguente rigetto del ricorso. Non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite, in mancanza di attività difensiva delle parti intimate.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

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