Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11612 del 11/05/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 14/12/2016, dep.11/05/2017),  n. 11612

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DIOTALLEVI Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ANDREAZZA Gastone – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27040-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

PALMA TERZA SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 124/2010 della COMM. TRIB. REG. DEL LAZIO,

depositata il 27/09/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/12/2016 dal Consigliere Dott. DIOTALLEVI GIOVANNI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE SERGIO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione avverso la sentenza n. 124/09/2010 in data 22 aprile 2010 con la quale la CTR di Roma, sez. 26, rigettava l’appello dell’ufficio, avverso la sentenza della CTP di Roma che, con la sentenza n. 226/60/2008, aveva accolto il ricorso della contribuente La Palma Terza s.r.I., avverso la validità della cartella esattoriale di recupero IRPEF, IVA, diritti di notifica, sanzioni ed interessi per un importo complessivo di Euro 11.559,77, a seguito di controllo automatizzato ai senso del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, della dichiarazione modello Unico 2001, relativa al periodo d’imposta 2000, e modello 770S/2002 per il periodo d’imposta 2001, statuendo che gli atti dell’Ufficio erano carenti di motivazione, conseguentemente illegittimi e quindi non producenti crediti nei confronti dell’Erario e degli altri Enti impositori.

Avverso tale sentenza l’Ufficio aveva interposto appello deducendo la piena legittimità dell’iscrizione a ruolo e la tempestività della notifica della cartella di pagamento nonchè la sussistenza di una idonea motivazione, chiedendo la riforma della sentenza di primo grado.

A sostegno del ricorso l’Ufficio deduce un motivo unico, sottolineando la correttezza della motivazione, adottata in base ad un controllo automatizzato il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ex art. 36 bis, e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54 bis.

Non si è costituito il contribuente.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è fondato e deve essere accolto.

2. Il motivo con cui l’Agenzia denuncia l’erroneità della sentenza impugnata per aver affermato la nullità della cartella opposta per difetto di motivazione, è fondato. Sicuramente la cartella di pagamento, in quanto atto impositivo, deve essere motivata in relazione ai presupposti di fatto e di diritto che hanno originato la pretesa (2023/14). Ciò nondimeno, è stato però anche precisato che “la generale portata precettiva dell’obbligo di motivazione va differenziata a seconda del contenuto prescritto dalle norme per ciascun atto impositivo” (3948/11), di modo che, dovendo distinguersi, anche con riguardo alla cartella, tra l’atto di liquidazione dell’imposta e l’atto accertativo della pretesa fiscale, l’obbligo di motivazione, in funzione delle finalità conoscitive e di difesa del contribuente, risulta ineludibile allorchè a mezzo della cartella si rettifichino i risultati della dichiarazione ed essa divenga perciò estrinsecazione di una pretesa ulteriore, in tal caso configurandosi l’esercizio di una vera e propria potestà impositiva riconducibile all’ordinaria attività accertatrice e dovendo dunque la cartella essere debitamente motivata in adesione a quanto più specificamente prescritto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 2, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56, comma 1, (11176/14; 7111/11; 28056/09). Diversamente l’obbligo di motivazione si atteggia laddove la cartella, nel quadro delle attività di controllo che hanno rilievo solo cartolare (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis), si sovrapponga alla dichiarazione del contribuente e si proceda perciò alla liquidazione dell’imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria, in tal caso essendosi ripetutamente affermato che il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l’effetto che l’onere di motivazione può considerarsi assolto dall’Ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima (8137/12; 10033/11; 26671/09).

Nella specie, correttamente, all’esito della procedura di un controllo formale, quale quello effettuato nel caso in esame, l’Agenzia ha provveduto al recupero a tassazione della somma relativa all’IRPEF, all’IVA ed alle altre somme, al netto della procedura di sgravio avvenuta nel corso del processo. Sovrapponendosi in questo caso la cartella direttamente alla dichiarazione non sussiste, dunque, il lamentato vulnus, poichè gli elementi conoscitivi utilizzati dall’ufficio erano già noti al contribuente. Le spese seguono la soccombenza in questo grado di giudizio e vengono quantificate come in dispositivo. In considerazione dell’avvenuto parziale sgravio adottato dall’Ufficio nel giudizio di merito le spese del giudizio vanno compensate tra le parti relativamente ai gradi di merito.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo; compensa le spese dei gradi di merito e condanna la contribuente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 1500,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

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