Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11609 del 13/05/2010

Cassazione civile sez. III, 13/05/2010, (ud. 22/04/2010, dep. 13/05/2010), n.11609

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – rel. Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

SO.GE.M. GENERALE ESTRATTIVA MERIDIONALE S.U.R.L. (OMISSIS) in

persona del suo Amministratore Unico e legale rappresentante p.t.

Sig. I.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

SALARIA 227, presso lo studio dell’avvocato IASONNA STEFANIA,

rappresentata e difesa dall’avvocato PROCACCINI ERNESTO giusta delega

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.V.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA DELLE ALPI, 30, presso lo studio dell’avvocato

CAIANIELLO SALVATORE, rappresentato e difeso dall’avvocato CORVINO

UMBERTO giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2864/2006 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

QUARTA SEZIONE CIVILE, emessa il 24/10/2005, depositata il

15/09/2006, R.G.N. 4927/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/04/2010 dal Consigliere Dott. AMATUCCI Alfonso;

udito l’Avvocato GIOVANNI ATTINGENTI per delega dell’Avvocato ERNESTO

PROCACCINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per l’inammissibilita’ e, in

subordine, per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- Nel 1997 SO.G.E.M-Societa’ generale Estrattiva Meridionale s.u.r.l. (di seguito SOGEM), conduttrice di un’area di circa mq.

15.000 (contraddistinta in catasto sotto dalle particelle (OMISSIS) del relativo foglio, locatale per consentire la costruzione di un impianto di frantumazione del materiale estratto da attigue cave) convenne in giudizio il locatore D.V.G. imputandogli di aver falsamente segnalato all’ufficio tecnico del comune di Castel Morrone (che nell’aprile 1995 aveva rilasciato la relativa concessione edilizia) che lo scavo per la realizzazione del manufatto era stato realizzato al di fuori dell’area concessa in locazione, sicche’ il sindaco aveva ordinato la sospensione dei lavori con provvedimento dell’agosto del 1995. Sulla scorta di tali premesse domando’ la condanna del D.V. al risarcimento dei danni – che indico’ in L. 4.000.000.000 – per essere stata costretta a rifare le opere ed a sospendere i lavori.

Il convenuto resistette, sostenendo che l’impianto era stato realizzato su area diversa da quella sulla quale sarebbe dovuto sorgere (particella (OMISSIS)) in base alla richiesta della stessa SOGEM, secondo quanto accertato dall’Ufficio tecnico comunale, dal cui accertamento era conseguito l’ordine di sospensione. Domando’, in via riconvenzionale, che l’attrice fosse condannata alla rimozione degli impianti realizzati su area diversa e di un manufatto in cemento armato lasciato sulla particella (OMISSIS), che le fosse inibito l’uso di una strada anch’essa abusivamente realizzata e che fosse condannata al risarcimento dei danni costituti dalle spese occorrenti per l’eliminazione delle opere realizzate e dalle perdite conseguite all’impossibilita’ di coltivare il terreno di cui alla particella (OMISSIS).

Con sentenza dell’11.5.2002 l’adito tribunale di Santa Maria Capua Vetere rigetto’ la domanda attorea e, in parziale accoglimento di quella riconvenzionale, condanno’ la SOGEM al risarcimento dei danni nella misura di Euro 1.136,27, oltre agli interessi ed alle spese processuali.

2.- La corte d’appello di Napoli con sentenza n. 2864, depositata il 15.9.2006, ha rigettato l’appello principale della SOGEM e, in accoglimento di quello incidentale, ha inibito alla SOGEM anche l’uso della predetta strada, condannandola alle spese del grado.

3.- Avverso detta sentenza ricorre per cassazione la SOGEM, affidandosi ad un unico motivo cui resiste con controricorso il D.V..

La Sogem ha depositato memoria con la quale riproduce il contenuto del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con l’unico motivo di ricorso la sentenza e’ censurata per violazione e falsa applicazione dell’art. 1223 c.c. e segg., dell’art. 2043 c.c. e segg., dell’art. 1322 c.c. e segg. dell’art. 1362 c.c. e segg., della L. n. 47 del 1985 e successive modificazioni, degli artt. 99, 112 e 115 c.p.c.; nonche’ per ogni possibile tipo di vizio della motivazione e per omesso esame di un punto decisivo.

Il ricorrente si duole che la corte d’appello abbia ritenuto che un’opera edilizia puo’ essere illegittima anche perche’ realizzata in luogo diverso da quello indicato nell’istanza e nella concessione, che la violazione urbanistica era nella specie incontestabile e che, se denunzia v’era stata da parte del D.V., essa non era stata affatto menzognera. E che lo abbia fatto senza individuare l’effettivo oggetto del contratto di locazione (nel quale l’ara locata era stata locata a corpo e non a misura), ma limitandosi a rilevare che l’istanza di concessione aveva fatto riferimento solo alla particella n. (OMISSIS) al fine di individuare l’area sulla quale l’impianto doveva essere realizzato.

Dal fatto che la locazione concernesse un’area indicata a corpo e che il D.V. aveva aderito all’istanza di concessione, la ricorrente trae la conseguenza che non avrebbe potuto la corte d’appello ritenere che le opere fossero state realizzate in sito diverso da quello indicato nell’istanza di concessione, cosi’ ravvisando una violazione urbanistica che si sarebbe potuta accertare solo dal giudice amministrativo e che, nella specie, non aveva avuto natura meramente incidentale.

Per la stessa ragione doveva considerasi viziata la sentenza nella parte relativa all’ordine alla SOGEM di non utilizzare la strada realizzata sulla particella (OMISSIS), che non poteva dirsi estranea alla locazione di un’area appunto individuata a corpo.

2.- Il ricorso e’ inammissibile poiche’ del tutto prescindendo dalle ragioni della decisione, reca la formulazione di un quesito di diritto niente affatto pertinente, in quanto si chiede alla corte di cassazione di affermare il valore indicativo e non vincolante dei dati catastali ai fini della delimitazione dell’oggetto di un contratto di locazione.

Occorre considerare che la SOGEM aveva agito per il risarcimento del danno nell’assunto che il D.V. avesse falsamente denunciato che il manufatto era stato realizzato da SOGEM non sull’area ricompressa nella particella 185 ma su altra particella di sua proprieta’ e non locata.

Ma la corte d’appello:

a) ha escluso che fosse stato provato che il D.V. avesse presentato denunce di sorta (pagina 13, secondo capoverso della sentenza) con affermazione non impugnata ed in se stessa del gia’ del tutto sufficiente a sorreggere la decisione;

b) ha affermato che la locazione a corpo di circa mq 15.000 rendeva irrilevante l’effettiva estensione dell’area, ma non toglieva che l’area locata non potesse concernere una diversa particella, che era stata invece interessata dai lavori benche’ essi fossero stati autorizzati, conformemente alla richiesta, solo sulla particella (OMISSIS);

c) ha considerato che il D.V. non aveva mai sottoscritto le istanze di concessione, ma solo dichiarato di aver locato la particella (OMISSIS);

d) ha ritenuto che, essendo la sospensione dei lavori riconducibile ad un illecito amministrativo solo alla SOGEM imputabile, la domanda risarcitoria proposta dalla societa’ nei confronti del locatore fosse infondata;

e) e che fosse invece fondata quella riconvenzionale, perche’ la particella (OMISSIS) era di proprieta’ del D.V. ed era estranea al contratto di locazione.

Ebbene, in relazione a quanto sopra, la sentenza non sarebbe travolta dalla ipotetica risposta affermativa al quesito formulato ex art. 366 bis c.p.c., perche’, per un verso, non risulterebbe inficiato l’accertamento del giudice del merito che la particella (OMISSIS) era estranea al contratto di locazione e, per altro verso, rimarrebbe in ogni caso integra la conclusione della corte d’appello che i danni patiti dalla SOGEM erano riconducibili a fatto suo proprio e non del D.V., come essa aveva infondatamente sostenuto.

3.- Alla declaratoria di inammissibilita’ del ricorso consegue la condanna della ricorrente alle spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente principale alle spese, che liquida in Euro 5.200,00, di cui Euro 5000,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori dovuti per legge.

Così deciso in Roma, il 22 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2010

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