Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11608 del 06/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 19/02/2016, dep. 06/06/2016), n.11608

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27167/2014 proposto da:

L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OTTORINO

LAZZARINI 19, presso lo studio dell’avvocato ANDREA SGUEGLIA, che

Io rappresenta e difende unitamente all’avvocato UGO SGUEGLIA

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, (OMISSIS), in persona

del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 1236/2014 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA del

19/05/2014, depositato il 16/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/02/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ELISA PICARONI;

udito l’Avvocato Andrea Sgueglia difensore del ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, con ricorso in riassunzione alla Corte d’appello di Perugia, L.A. chiedeva la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze per la non ragionevole durata del giudizio amministrativo svolto dinanzi al TAR del Lazio, introdotto con ricorso del 26 gennaio 1995 e concluso del decreto di perenzione del 16 giugno 2012, per mancata presentazione dell’istanza di fissazione d’udienza del D.Lgs. n. 104 del 2010, ex art. 1, all. 3;

che la Corte d’appello, con decreto del 16 settembre 2014, riteneva infondata la domanda di equa riparazione sul rilievo dell’inerzia del ricorrente, che non aveva compiuto alcuna attività a partire dal 1995, e cioè dall’anno di introduzione del giudizio, nè aveva manifestato in alcun modo l’interesse alla definizione del giudizio, concluso con dichiarazione di perenzione;

che per la cassazione di questo decreto L.A. ha proposto ricorso sulla base di due motivi, e depositato memoria in prossimità dell’udienza;

che l’intimato Ministero ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con il primo motivo è dedotta violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e art. 6, par. 1, della Convenzione EDU, come interpretati dalla giurisprudenza, con riferimento alla ritenuta inattività del ricorrente;

che, secondo il ricorrente, non era ravvisabile l’inerzia per mancata sollecitazione della definizione del giudizio presupposto a fronte della presentazione di due istanze di prelievo dalla controparte;

che, in ogni caso, poichè la domanda di equa riparazione era stata proposta con ricorso del 22 aprile 2008, dinanzi al giudice poi dichiaratosi incompetente, l’inerzia avrebbe potuto incidere soltanto per escludere l’indennizzo per il periodo successivo al 25 giugno 2008, e non era in alcun modo rilevante l’avvenuta definizione del giudizio con decreto di perenzione, atteso che il decremento dell’interesse alla risoluzione della lite è ascrivibile allo stesso perpetrarsi della violazione del principio di ragionevole durata;

che la doglianza è fondata;

che la Corte d’appello ha escluso il diritto all’indennizzo senza considerare che: a) trattandosi di giudizio di equa riparazione introdotto prima del 25 giugno 2008, per la irragionevole durata di un processo amministrativo ancora pendente in tale data, la mancata presentazione dell’istanza di prelievo nel processo presupposto non può incidere sul diritto all’indennizzo per il periodo precedente al giorno sopraindicato (ex plurimis, Cass., sez. 6-1″, sentenza n. 15303 del 2012); b) la definizione del giudizio amministrativo presupposto con provvedimento di perenzione non consente – neppure dopo la riforma della disciplina dell’equa riparazione introdotta con il D.L. n. 83 del 2012, conv. con modif., dalla L. n. 134 del 2012 –

di ritenere in ogni caso insussistente il danno per disinteresse della parte a coltivare il processo, giacchè comma 2-sexies, lett. d), introdotto dalla L. n. 208 del 2015, art. 2, configura una presunzione iuris tantum, e quindi impone un accertamento in concreto;

che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte formatasi con riferimento alla previgente disciplina, una volta accertata l’effettiva violazione del termine ragionevole del processo – nel caso di specie per una eccedenza di circa quattordici anni e cinque mesi – non può essere esclusa la sussistenza del danno non patrimoniale, valorizzando l’esito finale del giudizio presupposto con dichiarazione di perenzione, in conseguenza del disinteresse dimostrato dalla stessa parte, perchè in tal modo si attribuisce rilevanza preclusiva del danno ad una circostanza sopravvenuta quando già era maturata la violazione del termine ragionevole, come tale inidonea ad escludere retroattivamente la sussistenza del pregiudizio negli anni pregressi (Cass., sez. 1^, sentenza n. 15 del 2014);

che, pertanto, il decreto deve essere cassato con rinvio, per un nuovo esame della domanda di equa riparazione, all’esito del quale saranno regolate anche le spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie in ricorso, cassa e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’appello di Perugia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2 della Corte suprema di Cassazione, il 19 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 giugno 2016

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