Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11605 del 15/06/2020

Cassazione civile sez. III, 15/06/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 15/06/2020), n.11605

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34878-2018 proposto da:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

FIBE SPA, in persona del Presidente, Amministratore Delegato e legale

rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.

D’AREZZO 18, presso lo studio dell’avvocato ENNIO MAGRI’, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALESSANDRO DE VITO

PISCICELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1884/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 26/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/02/2020 dal Consigliere Dott. MOSCARINI ANNA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società Euroasphalt s.r.l., con citazione notificata in data 11/6/2008, convenne davanti al Tribunale di Napoli la società Fibe S.p.A., affidataria del servizio di raccolta rifiuti nella Regione Campania per conto del Commissario di Governo ed il Commissario di Governo, chiedendo la condanna dei convenuti al pagamento della somma di Euro 1.864.853,56 per le opere realizzate in esecuzione di più contratti di appalto stipulati con la Fibe S.p.A. nell’ambito della gestione di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. I convenuti, costituendosi in giudizio, eccepirono il difetto di giurisdizione del giudice ordinario e la Fibe, nel merito, anche l’intervenuto pagamento della somma di Euro 1.690.331,44, sostenendo di non essere tenuta al pagamento del residuo fino all’erogazione delle rimesse da parte del Commissario di Governo. Il Tribunale di Napoli, con sentenza del 30/8/2010, dichiarata cessata la materia del contendere in ordine alla somma di Euro 1.690.331,44, condannò la Fibe SpA a pagare in favore dell’attrice la somma di Euro 123.062,50 oltre interessi legali e spese, negando il ruolo di mandataria del Commissario di Governo.

La Corte d’Appello di Napoli, adita sia da Euroasphalt srl sia da Fibe SpA, nel contraddittorio con il Commissario del Governo, ha dichiarato estinta l’obbligazione di Fibe SpA nei confronti di Euroasphalt e cessata la materia del contendere tra le due, a seguito di una intervenuta transazione ed accettazione da parte della società creditrice della somma di Euro 935.000,00; ha dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario, ha rigettato l’appello di Euroasphalt nei confronti deL Commissario di Governo e disposto, con separata ordinanza di nomina di CTU, la prosecuzione del giudizio per la quantificazione delle somme richieste in regresso da Fibe S.p.A. all’Amministrazione statale.

Il Giudice, preso atto della contemporanea pendenza davanti al giudice amministrativo, di una più ampia domanda relativa all’accertamento di crediti maturati nell’esecuzione del servizio, successiva alla risoluzione del contratto di appalto ed azionata successivamente alla domanda posta al giudice ordinario, ha ritenuto di non dover dichiarare inammissibile la domanda pendente davanti all’a.g.o. per inapplicabilità dell’art. 39 c.p.c. e di non dover sospendere il giudizio ordinario ai sensi dell’art. 295 c.p.c., per la mancanza di un rapporto di pregiudizialità tra le due cause, dal momento che entrambe avevano oggetti sostanzialmente identici, sicchè la questione andava risolta con il ne bis in idem davanti al giudice adito per secondo. Quanto al rapporto Fibe -Commissario, il Giudice, riformando la sentenza di primo grado che aveva negato il ruolo di Fibe quale rappresentante della struttura commissariale, ha ritenuto che, dopo la risoluzione ex lege del contratto di affidamento, il D.L. 30 novembre 2005, n. 245, art. 1, comma 7, abbia imposto alle affidatarie “scadute” la prosecuzione del servizio fino al passaggio di consegne ai nuovi affidatari, prevedendo che i pagamenti delle prestazioni effettuate fossero disposti dal commissario delegato previa presentazione di regolare fattura e di rendicontazione da parte delle affidatarie e comunque a fronte di autorizzazione da parte del soggetto attuatore. Il D.L. 23 maggio 2008, n. 90, art. 12, conforterebbe questa tesi prevedendo che la P.A. si faccia carico dei costi necessari per l’espletamento del servizio di smaltimento rifiuti sulla base della rendicontazione dei costi, comprensivi delle fatture emesse dai vari fornitori.

Riconosciuto, dunque, il diritto di Fibe SpA ad essere rimborsata dalla Presidenza del Consiglio della somma pagata ad Euroasphalt di Euro 935.000,00, senza interessi, la Corte d’Appello di Napoli, con sentenza n. 1884 del 26/4/2018, ha posto a carico dell’Amministrazione soccombente anche le spese del doppio grado del giudizio.

Avverso la sentenza la Presidenza del Consiglio propone ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi. La Fibe SpA resiste con controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso – violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p. e della L. n. 21 del 2006, art. 1, comma 7, per avere il giudice di seconde cure omesso di sospendere il giudizio innanzi a sè pendente pur ricorrendo una ipotesi di sospensione necessaria, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – l’Amministrazione ricorrente si duole che la Corte d’Appello non abbia disposto la sospensione del giudizio ordinario volto ad ottenere il pagamento delle somme in regresso dall’Amministrazione, in pendenza di un più ampio giudizio amministrativo, pendente dinanzi il TAR Lazio, volto alla rendicontazione delle stesse somme nel rapporto tra Euroasphalt e Fibe. Ad avviso della ricorrente, l’accertamento operato in sede istruttoria dal CTU in sede civile non potrebbe tenere il luogo della rendicontazione, effettuata davanti al giudice amministrativo, delle somme dovute dalla Fibe all’appaltatrice, di guisa che la Corte d’Appello avrebbe violato l’art. 295 c.p.c. e la L. n. 21 del 2006, art. 1, comma 7. Peraltro la mancata sospensione del giudizio civile avrebbe determinato un rischio di duplicazione dei giudizi in danno del pubblico erario, in assenza di identità di domande ed in presenza di una relazione di chiara pregiudizialità/dipendenza delle domande stesse. Ad avviso della ricorrente la domanda proposta in via di rivalsa da Fibe SpA nei confronti dell’Amministrazione avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile in quanto riproduttiva di una domanda già proposta al TAR Lazio oppure avrebbe dovuto condurre ad una pronuncia di litispendenza ex art. 39 c.p.c..

1.1 Il motivo non è fondato. Innanzitutto manca nella specie il presupposto dell’identità delle due domande per poter anche solo prospettare una declaratoria di inammissibilità dell’azione civile. La mancata identità delle due domande esclude sia la litispendenza sia la pregiudizialità e dunque la sospensione necessaria ai sensi dell’art. 295 c.p.c.. Come riferito nell’esposizione dei fatti di causa, l’accertamento pregiudiziale costituente il presupposto per la decisione della domanda di rimborso della Fibe, ossia l’accertamento del diritto di Euroasphalt al riconoscimento dei corrispettivi delle prestazioni rese e del conseguente obbligo per Fibe di procedere al relativo pagamento, era stata dedotta nello stesso giudizio nel quale la Fibe chiedeva il riconoscimento del proprio diritto di rivalsa nei confronti del Commissario di Governo. Le due posizioni, l’una pregiudiziale rispetto all’altra, erano state dedotte nell’unico giudizio pendente davanti al giudice ordinario sicchè la decisione sulla domanda di rimborso formulata da Fibe non dipendeva in alcun modo dalla definizione del giudizio amministrativo ma trovava il suo presupposto nel contestuale accertamento compiuto dallo stesso giudice ordinario con riferimento all’esistenza, quantificazione e pertinenza al servizio smaltimento rifiuti, delle prestazioni rese dall’impresa fornitrice Euroasphalt ed al diritto di quest’ultima alla percezione delle somme pagate da Fibe. Non si è pertanto verificata alcuna violazione della L. n. 21 del 2006, art. 1, comma 7, per avere l’accertamento svolto dal CTU sostituito quello della P.A., essendo il giudizio ordinario sorto in precedenza rispetto a quello amministrativo.

2. Con il secondo motivo – violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1372 c.c., comma 2, artt. 1388 e 1704 c.c. e del D.L. n. 245 del 2005, art. 1, comma 7. Difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente si duole che la sentenza abbia stabilito un automatismo tra il pagamento di Fibe all’appaltatrice ed il diritto della stessa Fibe ad ottenere la manleva da parte dell’Amministrazione, configurando erroneamente la Fibe quale mandataria dell’Amministrazione stessa. Il Giudice avrebbe, invece, dovuto riconoscere che la società aveva agito in condizioni di piena autonomia e avrebbe dovuto distinguere, in modo netto, tra il rapporto puramente privatistico tra la Fibe ed Euroasphalt e quello pubblicistico tra la prima e la P.A., con la conseguente inapplicabilità degli strumenti privatistici di verifica del credito e l’inopponibilità all’Amministrazione della domanda di pagamento proposta da Euroasphalt nei confronti di Fibe. L’obbligo di rimborso da parte della P.A. sarebbe, ad avviso della ricorrente, subordinato alla verifica circa la congruità ed inerenza delle spese effettuate in autonomia gestionale dall’affidataria. Il Giudice avrebbe dovuto, dunque, dichiarare il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2.1 Il motivo non è fondato. Occorre innanzitutto considerare che la Corte territoriale non ha affatto riconosciuto, come asserito dalla ricorrente, in via automatica il diritto di rimborso a Fibe per il solo fatto che la Fibe aveva corrisposto ad Euroasphalt le somme di cui alla transazione, ma ha svolto un’attenta ed approfondita istruttoria, anche tramite CTU, al fine di accertare la congruità e la pertinenza delle spese effettuate da Fibe rispetto alla prosecuzione del servizio di smaltimento. Occorre, peraltro, ricordare che l’attività di cui al presente ricorso si è svolta nel regime successivo alla risoluzione del contratto di affidamento disposta dal D.L. n. 245 del 2005, sicchè la Fibe ha agito sotto il controllo dell’Amministrazione dello Stato quale mera esecutrice della stessa. Nel regime successivo alla risoluzione, infatti, la normativa ha disposto la continuità del servizio e dunque la perdurante legittimazione della precedente affidataria, non in qualità per l’appunto di affidataria, ma di mera esecutrice della P.A. fino al nuovo affidamento ad altri soggetti. Tale attività doveva essere svolta senza alcuna remunerazione ma con la copertura dei costi, copertura assicurata dall’Amministrazione statale ai sensi del D.L. n. 245 del 2005, art. 1, comma 7. Il rapporto sorto tra Fibe e l’Amministrazione è, dunque, un rapporto puramente privatistico che ha radicato la giurisdizione del giudice ordinario e che non si pone in rapporto di pregiudizialità rispetto all’attività di rendicontazione svolta davanti al giudice amministrativo.

3. Con il terzo motivo – violazione e falsa applicazione del D.L. n. 245 del 2005, art. 1, comma 7 e OPCM n. 3479 del 2005, art. 1, comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la ricorrente censura l’impugnata sentenza per violazione della procedura pubblicistica di rendicontazione delle somme, necessaria per procedere al pagamento delle fatture emesse dai fornitori. La verifica prevista dalle disposizioni indicate in epigrafe sarebbe preordinata a consentire il controllo sulla spesa pubblica, in mancanza del quale le somme non potrebbero essere rendicontate e versate. L’opposta tesi, fatta propria dall’impugnata sentenza, finirebbe per avallare un automatismo del tutto in contrasto con le suddette disposizioni, meccanismo impedito sia dai principi civilistici di relatività degli effetti dei contratti sia dall’applicazione delle regole di contabilità pubblica che impongono il controllo della spesa pubblica allo scopo di garantirne l’utilizzo più efficiente e conforme ai principi di sana gestione finanziaria. Il Giudice avrebbe dovuto ritenere che, in ogni caso, la documentazione presentata a sostegno della domanda di manleva non aveva le caratteristiche tali da garantire il corretto adempimento di tale obbligo.

4. Con il quarto motivo – violazione e falsa applicazione del D.L. n. 90 del 2008, art. 12, dell’art. 111 Cost., comma 2, dell’art. 11, comma 2 preleggi in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 – la ricorrente si duole che la Corte d’Appello abbia ritenuto applicabili, alle forniture espletate da Euroasphalt nel periodo oggetto di causa (anni 2006-2007), le disposizioni contenute nel D.L. n. 90 del 2008, entrato in vigore dopo lo svolgimento di quelle prestazioni e dunque inapplicabile ratione temporis: la Corte d’Appello sarebbe incorsa nella violazione del principio di irretroattività della legge di cui all’art. 11, comma 2 preleggi. Ad avviso della ricorrente, anche a voler ritenere applicabile quella disciplina ai rapporti in corso, in ogni caso la sentenza andrebbe cassata per aver violato il principio del contraddittorio in danno dell’Amministrazione, non ottemperando ai controlli di contabilità pubblica previsti dalle normative in vigore.

5. Con il quinto motivo – carenza di motivazione, omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la ricorrente censura l’impugnata sentenza per non aver adeguatamente motivato in ordine alla grave insufficienza dell’istruttoria svolta in ordine ai dati forniti dal CTU.

3-4-5 I motivi possono essere trattati congiuntamente per evidenti ragioni di connessione e sono tutti inammissibili in quanto volti a sollecitare questa Corte ad una, per l’appunto inammissibile, rivalutazione dei fatti e delle prove acquisite nel giudizio. La ricorrente contesta, infatti, non tanto la violazione delle disposizioni in materia di rendicontazione delle somme pubbliche quanto la congruenza delle medesime e la loro corrispondenza ai criteri vigenti in materia. Dunque la critica si sostanzia in una censura alla valutazione delle prove, compiuta dal giudice del merito che, come è noto, non è sindacabile dal giudice di legittimità (Cass., 1, n. 30818 del 28/11/2018; Cass., V, n. 29312 del 14/11/2018; Cass., 1, n. 21915 del 7/9/2018), spettando al solo giudice del merito, in via esclusiva, il compito di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, nonchè di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti. Nè è censurabile in questa sede l’adesione della sentenza impugnata alle conclusioni del CTU che non può limitarsi, come nel caso in esame, a far valere lacune di accertamento o errori di valutazione commessi dal consulente dovendosi di contro, in ossequio al principio di specificità del ricorso per cassazione, tradursi nell’esatta individuazione degli elementi in ordine ai quali invocare il controllo di logicità. Nel caso in esame l’analitica indagine compiuta dal CTU, le cui conclusioni sono state sostanzialmente condivise dal CTP dell’Amministrazione, assorbe e supera l’onere di rendicontazione imposto dalla legge alla Fibe al fine di ottenere il rimborso richiesto. Tale onere, come osservato dalla impugnata sentenza, peraltro, esigerebbe nulla altro che la presentazione degli stessi documenti prodotti in questa sede e consistenti nei contratti e nelle fatture emesse dall’appaltatrice Euroasphalt, la cui attività è risultata funzionale allo stoccaggio provvisorio e definitivo dei rifiuti solidi, in mancanza di qualsivoglia contestazione riguardo i corrispettivi pattuiti dalla Fibe. La Corte di merito ha esaminato e puntualmente richiamato tutti gli elementi di prova e istruttori sui quali ha formato il proprio convincimento e tale accertamento si pone al di fuori dal perimetro del sindacato di legittimità.

6. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato e la Presidenza del Consiglio dei Ministri condannata a pagare, in favore di parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 7.200 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile, il 11 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2020

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