Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11602 del 11/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.11/05/2017),  n. 11602

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25242/2015 proposto da:

P.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE MAZZINI 145,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO LOMBARDI, rappresentato e

difeso dall’avvocato BRUNO GARLATTI;

– ricorrente –

contro

CASSA ITALIANA PREVIDENZA E ASSISTENZA GEOMETRI, EQUITALIA NORD SPA,

AGENTE PER LA RISCOSSIONE DELLA PROVINCIA DI UDINE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 409/2014 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 20/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 05/04/2017 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che la Corte di appello di Trieste, con la sentenza impugnata respingeva il gravame proposto da P.M. avverso la decisione di primo grado che aveva rigettato l’opposizione proposta dal predetto avverso due cartelle di pagamento notificategli da Equitalia Udine per la somma di Euro 235,09 dovuta per contributi omessi e sanzioni, sul rilievo che non vi era alcuna prova dell’invio della comunicazione di cui alla L. n. 773 del 1982, art. 17, alla Cassa dei Geometri e che la denunzia per alcuni redditi professionali era stata effettuata nel 1995 senza il cd. modello 17, osservando altresì che la portata interruttiva del corso della prescrizione dei bollettini di pagamento inviati dalla Cassa costituiva argomento nuovo, rispetto al quale non era stata avanzata alcuna eccezione in primo grado;

che di tale sentenza chiede la cassazione il P., affidando l’impugnazione ad unico motivo, cui non hanno opposto difese la Cassa ed Equitalia Nord Spa rimaste intimate;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alla parte costituita, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata;

2. che viene dedotta violazione e/o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. e L. n. 773 del 1982, art. 19, osservandosi che la Cassa nella propria memoria costituiva di primo grado aveva ammesso) l’inoltro da parte del geometra P. del modello in oggetto e che la circostanza doveva pertanto ritenersi pacifica, a ciò dovendo conseguire la palese violazione della L. n. 773 del 1982, art. 19, a mente della quale la prescrizione decorre dalla data di trasmissione alla Cassa, da parte dell’obbligato, della dichiarazione di cui all’art. 17, nonchè la violazione dell’art. 115 c.p.c., per non avere posto il giudice a fondamento della decisione i fatti pacificamente non contestati;

che si aggiunge che in ogni caso il credito contributivo relativo alla somma di Euro 201,00 a titolo di sanzione era senza dubbio prescritto, stante il termine di decorrenza da individuarsi dalla data limite fissata per l’invio della comunicazione reddituale obbligatoria annuale;

3. che il ricorso è qualificabile come inammissibile alla luce della recente pronunzia di questa Corte in relazione alla portata applicativa dell’art. 360 bis c.p.c. (Cass. s.u. 7155/2017);

che, invero, parte ricorrente, pur precisando che dagli atti di causa risultava la prova dell’effettivo invio nel luglio 1995 alla Cassa del Modello 17, contenente l’indicazione degli introiti professionali valevoli ai fini IRPEF ed IVA, con conseguente decorrenza ed ampia maturazione della prescrizione relativa alla pretesa di controparte, non ha trascritto il contenuto del documento nè indicato con esattezza dove e quando lo stesso (non indicato come depositato in allegato al presente ricorso) sarebbe stato prodotto nelle precedenti fasi del giudizio, contravvenendo al duplice onere imposto, a pena di inammissibilità del ricorso, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, di indicare esattamente nell’atto introduttivo in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione, e di evidenziarne il contenuto, trascrivendolo o riassumendolo nei suoi esatti-termini, al fine di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo, senza dover procedere all’esame dei fascicoli d’ufficio o di parte (v. da ultimo, Cass., 12 dicembre 2014, n. 26174; Cass., 7 febbraio 2011, n. 2966);

che, inoltre, in ordine al principio di non contestazione, il sistema di preclusioni del processo civile tuttora vigente e di avanzamento nell’accertamento giudiziale dei fatti mediante il contraddittorio delle parti, se comporta per queste ultime l’onere di collaborare, fin dalle prime battute processuali, a circoscrivere la materia controversa, evidenziando con chiarezza gli elementi in contestazione, suppone che la parte che ha l’onere di allegare e provare i fatti, anzitutto specifichi le relative circostanze in modo dettagliato ed analitico così che l’altra abbia il dovere di prendere posizione verso tali allegazioni dettagliate e di contestarle ovvero di ammetterle, in mancanza di una risposta in ordine a ciascuna di esse (cfr. Cass. 15.10.2014);

che nella specie, il ricorrente non ha fornito alcuna dettagliata allegazione dei fatti che si assumono, erroneamente, come non contestati, dovendo anche considerarsi che l’onere di contestazione concerne le sole allegazioni in punto di fatto della controparte e non anche i documenti da essa prodotti, rispetto ai quali vi è soltanto l’onere di eventuale disconoscimento, nei casi e modi di cui all’art. 214 c.p.c. o di proporre – ove occorra – querela di falso, restando in ogni momento la loro significatività o valenza probatoria oggetto di discussione tra le parti e suscettibile di autonoma valutazione da parte del giudice (cfr. Cass. 6.4.2016 n. 6606);

che non va mancato di osservare che anche con riguardo alle sanzioni ed alla relativa prescrizione, in materia previdenziale, come affermato da questa Corte, le somme aggiuntive irrogate al contribuente per l’omesso o ritardato pagamento) dei contributi o premi previdenziali sono sanzioni civili che, in ragione della loro legislativamente prevista automaticità, rimangono funzionalmente connesse all’omesso o ritardato) pagamento) dei contributi o premi previdenziali, sì che gli effetti degli atti interruttivi, posti in essere con riferimento a tale ultimo credito, si estendono, automaticamente, anche al credito per sanzioni civili (cfr., in tali termini, Cass. 13.3.2015 n. 5076);

4. che, nella specie, il decisum della Corte territoriale è coerente con i principi giurisprudenziali richiamati e che, pertanto, essendo da condividere nella sostanza la proposta del relatore, il ricorso va dichiarato inammissibile con ordinanza, ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c.;

5. che nulla va statuito sulle spese del presente giudizio di legittimità essendo la Cassa ed Equitalia Nord rimaste intimate;

che sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

dichiara l’inammissibilità del ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato D.P.R..

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

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