Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11600 del 04/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 04/05/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 04/05/2021), n.11600

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8751/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

Europesca Licata Ittica e Conserviera soc. coop a r.I., in persona

del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa

dall’avv. Gaetano Cardella, con domicilio eletto presso il suo

studio, sito in Licata, corso Umberto, 165, domiciliata in Roma,

p.zza Cavour, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia, n. 17/24/13, depositata l’11 febbraio 2013.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio dell’11 novembre

2020 dal Consigliere Paolo Catallozzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia, depositata l’11 febbraio 2013, di reiezione dell’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva annullato l’avviso di accertamento con cui, relativamente all’anno 2005, era stata rettificata la dichiarazione resa dalla Europesca Licata Ittica e Conserviera s.r.l. e recuperate le imposte non versate;

– dall’esame della sentenza impugnata si evince che con l’atto impositivo impugnato l’Ufficio aveva contestato l’omessa registrazione su supporto cartaceo di alcune fatture;

– il giudice di appello, confermando la decisione della Commissione provinciale, ha ritenuto insussistente la pretesa erariale in quanto non era stata raggiunta la prova della mancata registrazione delle fatture;

– il ricorso è affidato a tre motivi;

– resiste con controricorso la Europesca Licata Ittica e Conserviera s.r.l..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso in quanto sottoscritto da avvocato dello stato non iscritto nell’albo speciale degli Avvocato Cassazionisti, atteso che, ai sensi del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 1, gli avvocati dello Stato esercitano le loro funzioni innanzi a tutte le giurisdizioni ed in qualunque sede;

– del pari, va respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività, in quanto la sentenza impugnata, non notificata, è stata depositata – come già riferito – l’11 febbraio 2013, mentre l’impugnazione è stata proposta con atto spedito per la notifica il 28 marzo 2014 e, dunque, entro il termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c., avuto riguardo alla sospensione feriale dei termini di quarantacinque giorni;

– la prospettazione dei motivi dei ricorsi, poi, non deve essere accompagnata dalla formulazione dei relativi quesiti di diritto, atteso che l’art. 366-bis c.p.c., che prevedeva un siffatto onere, è stato abrogato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, con disposizione che trova applicazione, ai sensi del successivo art. 58, alle controversie nelle quali i provvedimenti impugnati sono stati pubblicati dopo il 4 luglio 2009;

– l’infondatezza delle eccezioni della controricorrente consente, pertanto, di esaminare il merito del ricorso;

– con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia l’insufficiente e contraddittorii motivazione in ordine ad un punto decisivo del giudizio, nella parte in cui ha accertato che, all’atto dell’accesso da parte dei verificatori presso i locali della società contribuente, la copia cartacea del registro delle fatture fosse già stata stampata, anche se giacente presso un consulente;

– evidenzia, sul punto, che, come attestato nel processo verbale di constatazione, in tale occasione la parte aveva, in realtà, dichiarato che la documentazione cartacea non era stata ancora stampata, essendovi solo la documentazione meccanografica;

– aggiunge che contraddittoria era la motivazione anche laddove afferma che la carenza di prova dell’omessa annotazione delle fatture nelle scritture contabili non legittima il disconoscimento dell’i.v.a. ivi indicata;

– il motivo è inammissibile;

– infatti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – nella formulazione risultante a seguito della modifica apportata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv., con modif., nella L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile ratione temporis al caso in esame – il vizio di motivazione insufficiente, illogica o contraddittoria non è più deducibile quale vizio di legittimità, atteso che il sindacato di legittimità sulla motivazione è circoscritto alla sola verifica della violazione del cd. minimo costituzionale richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, e dell’omesso esame di un fatto storico, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia decisivo ai fini di una diversa soluzione della controversia (cfr., ex multis, Cass., ord., 25 settembre 2018, n. 22598; Cass. 12 ottobre 2017, n. 23940);

– con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 10 giugno 1994, n. 357, art. 7, comma 4-ter, conv., con modif., dalla L. 8 agosto 1994, n. 489, per aver la sentenza impugnata ritenuto regolare la tenuta del registro delle fatture con sistema meccanografico pur in assenza di stampa contestuale delle relative registrazioni al momento della richiesta degli organi ispettivi e benchè tali registrazioni non si riferissero all’annualità in corso;

– con l’ultimo motivo di ricorso si duole della violazione dell’art. 2697 c.c., per aver il giudice di appello ritenuto che la carenza di prova dell’omessa annotazione delle fatture nelle scritture contabili non legittimava il disconoscimento dell’i.v.a. ivi indicata;

– i due motivi, esaminabili congiuntamente, sono fondati;

– il D.L. n. 357 del 1994, art. 7, comma 4-ter, conv., con modif., dalla L. n. 489 del 1994, stabilisce che “a tutti gli effetti di legge, la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici è considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativi all’esercizio corrente allorquando anche in sede di controlli ed ispezioni gli stessi risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti ed in loro presenza”;

– successive disposizioni legislative hanno esteso la regolarità della tenuta del registro contabile, pur in assenza di trascrizione su supporto cartaceo, ma in presenza dei medesimi presupposti (aggiornamento su appositi supporti magnetici e stampa contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti ed in loro presenza), dapprima, ai dati relativi all’esercizio per il quale non siano scaduti i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali (L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 3), quindi, ai dati relativi all’esercizio per il quale i termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre tre mesi (L. 27 dicembre 2007, n. 244, art. 1);

– con riferimento alla disciplina applicabile al caso in esame, il principio della equipollenza delle registrazioni meccanografiche a quelle cartacee postula necessariamente che i dati si riferiscano ad un esercizio per il quale non sono scaduti i termini per la presentazione delle dichiarazioni annuali e che il contribuente provveda alla loro stampa contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti ed in loro presenza;

– l’omissione nell’esibizione delle scritture contabili richiesti assume rilevanza, incidendo sulle attività di verifica, in relazione all’impossibilità di effettuare con la dovuta immediatezza i controlli della contabilità della contribuente e al venir meno dell’effetto di “congelamento” dei dati alla data dell’accesso;

– orbene, la Commissione regionale, nel ritenere che l’esibizione delle stampe dei registri tenuti meccanograficamente non potesse essere qualificata quale omessa tenuta degli stessi, benchè non effettuata contestualmente alla richiesta dei verificatori in sede di accesso, ma solo il giorno successivo, dopo aver ritirato i registri già stampati presso un consulente, e in assenza di alcun accertamento in ordine all’esercizio cui si riferiscano le registrazioni, non ha fatto corretta applicazione dei richiamati principi;

– sotto altro aspetto, giova evidenziare che il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, nella formulazione vigente all’epoca dei fatti, prevede che, nella dichiarazione di inizio dell’attività, dei soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione nel territorio dello Stato o vi istituiscono una stabile organizzazione, deve essere indicato, tra gli altri elementi, il luogo o i luoghi in cui sono tenuti e conservati i libri, i registri, le scritture e i documenti prescritti;

– il successivo art. 52, comma 10, consente al contribuente di dichiarare, in sede di accesso, che le scritture contabili si trovano presso altri soggetti, previa relativa specifica attestazione da parte di questi ultimi;

– nel caso in esame, non è allegata l’esistenza di una siffatta attestazione;

– la sentenza impugnata va, dunque, cassata, con riferimento ai motivi accolti, e rinviata, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il secondo e il terzo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il primo; cassa la sentenza impugnata con riferimento ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2021

 

 

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