Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11592 del 11/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 15/03/2017, dep.11/05/2017),  n. 11592

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13162-2016 proposto da:

COMUNE DI ISCHIA – P.I. (OMISSIS), in persona del suo legale

rappresentante pro tempore, Attivamente domiciliato in ROMA,

LUNGOTEVERF, MELLINI 24, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

VITTORIO che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

D.M.T. elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE ANGELICO 70,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO PALMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato PASQUALE PACIFICO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 10337/32/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 13/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/03/2017 dal Consigliere Dott. SOLAINI LUCA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, nei cui confronti la parte privata ha resistito con controricorso, illustrato da memoria, il comune di Ischia impugnava la sentenza della CTR della Campania, relativa a un avviso d’accertamento in materia di ICI 2007, lamentando, la violazione del D.M. n. 701 del 1994, nonchè della L. n 350 del 2003, art. 2, comma 41, in relazione sia al n. 3 che al n. 5 dell’art. 360 c.p.c., comma 1, in quanto, i giudici d’appello non avrebbero tenuto conto che l’atto impositivo impugnato era stato emesso per un recupero d’imposta relativo a tutti gli immobili che erano stati oggetto di dichiarazione d’accatastamento con la procedura DOCFA, i quali non erano precedentemente accatastati e ricompresi nell’istanza di sanatoria edilizia per opere abusive. La rendita così notificata, doveva valere dal momento della notifica al contribuente, ma con efficacia, per tutte le pregresse annualità “sospese”, ai sensi della L. n. 342 del 2000, art. 74, comma 1, come interpretata da questa Corte.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata.

Il motivo di ricorso è, in via preliminare, inammissibile, in quanto, propone cumulativamente e confusamente due motivi d’impugnazione eterogenei (Cass. ord. N. 19959/14, 21165/13), senza che dalla lettura dello stesso, sia possibile enucleare la parte relativa al vizio motivazionale, in effetti, insussistente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto non risulta alcun omesso esame di fatti storici principali o secondari, da parte dei giudici d’appello, e la parte relativa al vizio di violazione di legge (v. il testo integrale di Cass. 19881/14).

Inoltre, il motivo difetta di autosufficienza, in quanto la difesa del comune è volta a sostenere che nell’avviso d’accertamento erano ricompresi tutti gli immobili di cui alla domanda di sanatoria del 2004, per i quali era stata utilizzata la procedura DOCFA e che aveva giustificato la pretesa impositiva con la notifica della rendita nel 2007, valevole anche per le annualità “sospese” (cioè, non prescritte, ma non ancora liquidate); il comune ricorrente, in buona sostanza, non riporta in ricorso e non localizza nella documentazione afferente al merito, tale domanda in sanatoria, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, di talchè questa Corte non è messa in condizione di verificare la ricomprensione in tale sanatoria degli immobili che sono oggetto dell’avviso d’accertamento, e, pertanto, se la procedura DOCFA giustificasse la pretesa impositiva dal giorno della sua messa in atti, quantomeno per le annualità non ancora oggetto di liquidazione, relativamente agli immobili indicati nell’avviso d’accertamento.

In ogni caso, dall’esame diretto dell’avviso d’accertamento, allegato dal Comune, ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non vi sono riscontri relativi alla sanatoria del 2004, come opinato dal Comune di Ischia.

Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile e le spese di lite seguono la soccombenza.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna il Comune di Ischia, in persona del Sindaco pt, a pagare alla parte contribuente le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 1.400,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 15 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

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