Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11589 del 26/05/2011

Cassazione civile sez. III, 26/05/2011, (ud. 27/04/2011, dep. 26/05/2011), n.11589

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 7322-2009 proposto da:

E.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA L LUCIANI 1, presso lo studio dell’avvocato DE LORENZO

FERRUCCIO MARIA, rappresentato e difeso dagli avvocati KIVEL MAZUY

PATRIZIA, DE LORENZO RENATO, PALMA GIUSEPPE giusta mandato a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO LAVORO SALUTE POLITICHE SOCIALI, (OMISSIS), in persona

del Ministro p.t., – e per la Commissione Centrale per gli esercenti

le professioni Sanitarie, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso gli Uffici dell’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO,da cui sono difesi per legge.

ORDINE PROVINCIALE MEDICI CHIRURGHI ODONTOIATRI PROVINCIA NAPOLI, in

persona del Presidente – legale rappresentante p.t., elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO, 111, presso lo studio

dell’avvocato IANNOTTA LUCIO, che lo rappresenta e difende giusta

mandato a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

COMMISSIONE CENTRALE ESERCENTI PROFESSIONI SANITARIE;

– intimati –

avverso la decisione n. 32/2008 della COMM. CENTR. ESERC. PROFESSIONI

SANITARIE di ROMA, emessa il 30/06/2008, depositata il 31/12/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/04/2011 dal Consigliere Dott. ALFONSO AMATUCCI;

udito l’Avvocato BIGI MAURO (per delega Avvocati DE LORENZO RENATO,

PALMA GIUSEPPE, KIVEL MAZUY PATRIZIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino che ha concluso per estinzione per rinuncia.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1.- Il 18.11.2004 la commissione disciplinare dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Napoli avviò un procedimento disciplinare nei confronti del dott. E. R. per non aver predisposto la cartella clinica in occasione dell’intervento di chirurgia plastica estetica al seno di D. L., da lui effettuato a (OMISSIS) presso il centro di medicina e chirurgia estetica “(OMISSIS)”.

Il (OMISSIS) furono contestati al medico ulteriori addebiti relativi alla regolarità del centro di cui l’ E. era direttore sanitario, anche in ordine alla gestione dei registri di carico e scarico degli stupefacenti.

Era poi risultato che egli aveva attivato un sito Internet autopromozionale il cui contenuto era in contrasto con la L. n. 175 del 1992, in quanto erano prospettati titoli professionali di cui il medico era privo e mostrate immagini non confacenti alla dignità della professione; che i carabinieri avevano segnalato che preso il centro medico erano effettuati trattamenti di “mesoterapia anticellulite” senza autorizzazione, che era stata esposta una targa pubblicitaria priva della (indicazione della) autorizzazione, in violazione del R.D. n. 1265 del 1934, art. 194.

All’esito del giudizio disciplinare svoltosi il 6.11.2006 fu irrogata la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per tre mesi, anche sui rilievi che l’ E. era stato già due volte sanzionato (nel (OMISSIS), la seconda volta con la sospensione per un mese) per violazioni disciplinari connesse alla irregolarità della pubblicità sanitaria; e che, inoltre, aveva assunto nei confronti dell’Ordine un comportamento non ispirato ai principi di correttezza e lealtà, rilasciando dichiarazioni contraddittorie “e in qualche occasione mistificatorie”.

Fu anche deciso di attendere l’esito dei procedimenti penali in corso in ordine ad eventuali, ulteriori contestazioni di rilievo disciplinare.

2.- Il ricorso del dott. E. è stato respinto dalla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie con decisione n. 32 del 2008, avverso la quale è proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Resistono con controricorsi il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e l’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Napoli.

3.- Con atto privo di data, sottoscritto dai difensori e consegnato il 20.4.2011 (sette giorni prima della fissata discussione in udienza) alla posta per la comunicazioni a mezzo di raccomandata agli avvocati delle controparti, i difensori del ricorrente hanno rinunciato al ricorso per essere stato già portato ad esecuzione il provvedimento sanzionatorio. Hanno chiesto “che venga dichiarata la compensazione integrale delle spese con l’adesione delle parti costituite”.

Diritto

CONIDERATO IN DIRITTO

1.- Va dichiarata l’estinzione del giudizio di cassazione per rinuncia, alla quale non hanno peraltro aderito le altre parti.

Poichè in tal caso la corte “può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese” (art. 391 c.p.c., comma 2), il collegio ravvisa l’opportunità di apprezzare la virtuale fondatezza del ricorso, anche se ai soli fini della statuizione sulle spese.

2.- Col primo motivo il ricorrente si duole, quanto al comportamento tenuto nei confronti dell’Ordine, di essere stato sanzionato per un comportamento non contestatogli.

2.1.- Il motivo appare inammissibile in quanto – al di là del rilievo che dal ricorso non è dato cogliere se effettivamente il ricorrente sia stato sanzionato per un illecito disciplinare non contestato o se, invece, del suo comportamento nel corso del procedimento disciplinare si sia solo tenuto conto ai fini della determinazione della sanzione – il ricorrente non afferma che tale doglianza aveva, sotto l’aspetto ora dedotto, prospettato innanzi alla Commissione centrale.

3.- Col secondo motivo sono denunciate violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato ed “assoluta erroneità della pronuncia e dell’iter logico” per avere egli eccepito innanzi alla Commissione – che non se ne era, invece, fatta carico – anche la violazione del codice deontologico, laddove aveva chiarito che l’art. 66 del codice deontologico contempla come ulteriore elemento di valutazione ai fini disciplinari la mancata collaborazione del medico nel procedimento disciplinare.

3.1.- Lo stesso ricorrente afferma, nell’illustrare il motivo, che egli aveva rappresentato di avere sempre dimostrato collaborazione con l’Ordine, pur con le difficoltà indotte dalle vicende familiari (dissidi con i parenti soci del centro medico) cui si era riferito.

Ma tanto integra una prospettazione idonea a delineare non una violazione dell’art. 112 c.p.c., bensì una doglianza relativa all’apprezzamento, nel merito, delle proprie difese, in questa sede suscettibile di assumere rilievo solo sotto il profilo del vizio della motivazione.

E tale vizio non sembra sussistere, se solo si consideri che a pagina 1 della decisione impugnata è chiaramente esposto che il medico aveva dapprima affermato che l’intervento alla D. era stato eseguito in regime di day surgery, non comportante l’obbligo di tenere una cartella clinica (memoria del 24.2.2004), e poi che il centro dove aveva eseguito l’intervento non era un day surgery (memoria dell’8.11.2004).

4.- Col terzo motivo la decisione è censurata per “violazione del codice deontologico e del D.P.R. n. 221 del 1950, per illogicità e per mancata valutazione di elementi imprescindibili, quali la sua violenta estromissione dal centro medico, realizzato dalla amministratrice (la sorella) in data 1.12.2003, mediante la sostituzione delle serrature. In epoca successiva erano state poi rinvenute dal curatore fallimentare sia le cartelle cliniche che le fiale degli stupefacenti, sicchè appariva evidente come egli fosse stato vittima di un complotto di carattere familiare, che avrebbe suggerito la sospensione del procedimento in attesa della definizione dei procedimenti penali, in alcuni dei quali era parte offesa.

4.1.- Donde risulti che cartelle cliniche e fiale erano state successivamente rinvenute e che erano state prodotte il ricorrente non dice nell’illustrazione del motivo, che pare dunque inammissibile per difetto di autosufficienza.

Nè il difetto può dirsi insussistente in relazione a quanto riportato, alle pagine 14 e 15 del ricorso, circa le doglianze fatte valere innanzi alla Commissione centrale, dove non vengono offerti elementi conoscitivi puntuali, tali da consentire alla Corte di effettuare immediatamente i controlli (senza dovere autonomamente ricercare ed individuare gli atti) che ritenesse opportuni ai fini della valutazione della decisività dei dati conoscitivi che si affermano pretermessi.

5.- Col quarto motivo la sentenza è censurata per violazione e falsa applicazione della L. n. 175 del 1992 in tema di pubblicità sanitaria, errore di diritto, illogicità, violazione del D.P.R. n. 221 del 1950, insufficiente e contraddittoria motivazione.

Vi si afferma tra l’altro che il 10.10.2005 l’incolpato aveva prodotto “l’autorizzazione n. (OMISSIS) finalizzata all’installazione di una targa muraria frontale e monofacciale da apporre a destra del portone d’ingresso”, solo successivamente rinvenuta. Pertanto, non avrebbe potuto irrogarsi la sanzione disciplinare che la L. n. 175 del 1992, art. 3 contempla solo per le forme di pubblicità effettuate senza l’autorizzazione del sindaco.

Si sostiene poi che nella pubblicità svolta sul sito “(OMISSIS)” erano menzionate esclusivamente le specializzazioni effettivamente conseguite dall’incolpato, e che in altre branche, al contrario di quanto segnalato dai carabinieri del N.A.S. s’era fatto riferimento alla “competenza”.

Quanto al sito web “estetica eccellente”, si espone che egli non aveva mai autorizzato l’inserzione, anzi diffidando i responsabili del sito dal continuare a farla.

5.1.- La prima censura sembra infondata poichè la Commissione centrale chiarisce che l’addebito concerneva “la mancata indicazione degli estremi dell’autorizzazione” e poichè la sospensione è stata inflitta in relazione all’insieme delle violazioni di cui il professionista s’è reso responsabile, sicchè non assume determinate rilievo la previsione della L. n. 175 del 1992, art. 3 relativa alla mancanza di autorizzazione.

La seconda pare inammissibile in quanto, per un verso, la Commissione centrale sì è riferita al sito internet attivato dal dott. E. (dunque al primo e non al secondo) e, per altro verso, il ricorrente non espone in ricorso l’esatto contenuto della pubblicità che, secondo la Commissione centrale, conteneva il “riferimento a titoli di specializzazione non posseduti dal ricorrente” (così la decisione impugnata, alla fine della motivazione “in diritto”); in tal modo precludendo alla Corte di cassazione l’apprezzamento sull’adeguatezza della risposta della Commissione centrale alle censure che erano state mosse al provvedimento sanzionatorio.

6.- Essendo negativo, per le ragioni esposte, l’apprezzamento sulla virtuale fondatezza del ricorso, il ricorrente va condannato alle spese cui, proponendolo, ha dato causa.

P.Q.M.

dichiara l’estinzione del giudizio di cassazione e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che in favore dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Napoli liquida in Euro 3.200, di cui Euro 3.000 per onorari, oltre alle pese generali ed agli accessori di legge, ed in favore del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali in Euro 2.000, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2011

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