Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11576 del 15/06/2020

Cassazione civile sez. I, 15/06/2020, (ud. 05/03/2020, dep. 15/06/2020), n.11576

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAZZICONE Loredana – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6331/2019 proposto da:

B.O., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Salvatore Vincenzina, giusta procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 04/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/03/2020 dal Consigliere Dott. Paola Vella.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Napoli ha respinto le domande di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria proposte dal cittadino (OMISSIS) B.O. il quale aveva riferito di essere originario di (OMISSIS) e di aver lasciato il proprio Paese d’origine perchè sospettato di essere omosessuale, come il fratello, che perciò era stato picchiato e arrestato.

2. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, corredato da memoria, mentre il Ministero intimato si è costituito senza svolgere difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3. Con il primo motivo – rubricato come violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a); art. 1, Conv. Ginevra; D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. e) e art. 7; D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett. d) e art. 8 – si lamenta che il tribunale si sarebbe “limitato a recepire pedissequamente il giudizio della Commissione territoriale”, senza ricorrere all’utilizzo di mezzi istruttori officiosi ma adottando “la tecnica del “copia ed incolla””, e si contesta l’affermazione del giudice a quo per cui “non risulterebbe in Senegal una totale assenza dello Stato in materia di protezione dei cittadini”, nonchè la valutazione di scarsa attendibilità del ricorrente.

4. Il secondo mezzo censura la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 4 e 14, per avere il tribunale escluso la sussistenza dei presupposti della protezione sussidiaria senza citare le fonti dalle quali emergerebbe l’affermata insussistenza nel Senegal di una situazione di violenza indiscriminata e diffusa.

5. Il terzo motivo prospetta la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonchè la nullità per omessa motivazione ex art. 132 c.p.c., n. 4, in quanto il tribunale avrebbe espresso un giudizio di inattendibilità del ricorrente “in maniera superficiale e frettolosa”, non avrebbe considerato che “l’omosessualità costituisce un reato punito con pena detentiva e pecuniaria ai sensi dell’art. 319 c.p. del Senegal” e avrebbe di valutare l’integrazione del ricorrente “nel tessuto sociale e lavorativo” italiano ai fini della cd. protezione umanitaria.

6. Il primo motivo è inammissibile per difetto di specificità, in quanto si limita a contestare genericamente le conclusioni cui è pervenuto il tribunale partenopeo in punto di situazione generale del Paese d’origine e attendibilità del racconto del richiedente, contrapponendovi delle diverse valutazioni di merito, in quanto tali sottratte al sindacato di legittimità, se non attraverso una appropriata censura motivazionale ex art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass. 24155/2017, 22707/2017, 6587/2017, 195/2016), avendo questa Corte di recente ribadito come sia “inammissibile il ricorso per cassazione che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio miri, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito” (Cass. Sez. U., 34476/2019).

7. Analogo profilo di inammissibilità affligge il secondo motivo, in ordine al quale si richiama altresì l’orientamento di questa Corte per cui anche ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, il ricorrente ha l’onere di (quantomeno) allegare gli specifici fatti costitutivi del suo diritto, in difetto non potendo attivarsi i poteri istruttori officiosi (Cass. 8908/2019, 3016/2019, 17069/2018). Nel caso di specie, il ricorrente si limita a contrapporre alla valutazione del tribunale un brano di un non meglio individuato “rapporto della Farnesina”, privo di data, trascritto a pag. 7 e s. del ricorso, dal quale non emergono affatto gli stringenti presupposti della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), come interpretato dalla costante giurisprudenza di questa Corte (ex multis, Cass. 8908/2019, 284/2019, 13858/2018, 32064/2018).

8. Anche il terzo motivo è inammissibile, sia perchè la valutazione di credibilità del ricorrente è stata solo genericamente sindacata, senza il rispetto del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), (ex multis, Cass. 5114/2020, 21142/2019, 3340/2019, 32064/2018, 30105/2018, 27503/2018, 16925/2018), sia perchè la mancata valorizzazione della persecuzione penale dell’omosessualità nel Senegal è conseguenza del giudizio di inattendibilità del narrato, sia infine perchè il tribunale non ha negato il significativo percorso di integrazione sociale del ricorrente, ma ne ha escluso la decisività, all’esito della valutazione comparativa conclusasi con l’esclusione di una “evidente “sproporzione tra i due contesti” calibrata sulla vita che il richiedente ha condotto fino alle presunte ragioni” che ne hanno determinato l’allontanamento dal Paese d’origine, conformemente all’insegnamento di questa Corte (Cass. Sez. U., nn. 29459, 29460, 29461 del 2019; Cass. 630/2020, 4455/2018).

9. L’assenza di difese del Ministero esonera dalla pronuncia sulle spese. Sussistono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (cfr. Cass. Sez. U., 23535/2019 e 4315/2020).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 5 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2020

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