Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11562 del 11/05/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 11/05/2017, (ud. 19/01/2017, dep.11/05/2017),  n. 11562

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8213-2011 proposto da:

EUROBAGS S.R.L., P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PISISTRATO 11,

presso lo studio dell’avvocato GIANNI ROMOLI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIOVANNI SOLIMENO, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS) in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro

tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. –

Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F. (OMISSIS),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LUIGI CALIULO, LELIO MARITATO,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA CERIT S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 360/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 03/04/2010 R.G.N. 1800/08;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/01/2017 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

udito l’Avvocato EMANUELE DE ROSE per delega verbale Avvocato

ANTONINO SGROI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Si controverte dell’opposizione, da parte della Eurobags s.p.a., alla cartella esattoriale emessa per il pagamento di contributi e sanzioni in favore dell’Inps, a fronte della quale la predetta società aveva chiesto al Tribunale di Firenze di dare atto del pagamento degli accessori e di quantificare la sanzione con l’aliquota prevista per l’omissione contributiva.

L’adito Tribunale, nell’accogliere la domanda, determinava la sanzione nella minor somma di Euro 22.347,71.

La Corte d’appello di Firenze, accogliendo, invece, l’impugnazione dell’Inps, con sentenza del 16.3 – 3.4.2010, ha rigettato l’opposizione della predetta società, dopo aver rilevato che quest’ultima, nelle more del giudizio di primo grado, aveva presentato all’Inps una richiesta di rateizzazione comportante un riconoscimento del debito nel suo complessivo ammontare.

Per la cassazione della sentenza ricorre la società Eurobags s.p.a. con due motivi.

Resiste con controricorso l’Inps, anche in rappresentanza della società di cartolarizzazione dei crediti Inps.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo la società ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116, comma 8, lett. a), nonchè l’omessa o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, contestando la parte della decisione in cui la Corte di merito richiama la clausola di rinuncia contenuta nel modello di domanda di pagamento rateale, alla quale connette valore di riconoscimento di debito, al fine di giustificare il proprio convincimento sulla infondatezza dell’opposizione al’a cartella esattoriale oggetto di causa.

In pratica si assume che nessuna deroga poteva essere prevista in favore o in danno del creditore che nella determinazione dell’an e del quantum delle somme aggiuntive o sanzioni civili si conformava necessariamente al disposto normativo, a nulla potendo valere accordi o contratti in qualche modo derogatori.

1.1. Il motivo è infondato perchè, contrariamente a quanto supposto dalla ricorrente, la Corte d’appello non ha affatto ritenuto che la clausola di rinunzia all’opposizione avverso la cartella “de qua” avesse valore derogatorio del regime sanzionatorio contemplato per le ipotesi di omissione contributiva, tanto che ha giudicato corretta la decisione del primo giudice in ordine all’applicabilità dell’ipotesi sanzíonatoria più lieve dell’omissione in luogo di quella più grave dell’evasione contributiva. In sostanza, la Corte di merito ha preso atto della circostanza che la suddetta rinunzia, sorretta da una precedente richiesta di rateizzazione del debito equivalente al suo riconoscimento, non consentiva di mettere più in discussione l’ammontare dello stesso, così come indicato nella cartella esattoriale notificata. Ne consegue che non è dato ravvisare il vizio di violazione di legge sopra denunziato, così come non sussiste il lamentato vizio di omessa o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, posto che il ragionamento seguito dalla Corte territoriale riposa sull’apprezzamento di una circostanza di fatto adeguatamente valutata in modo esente da vizi di ordine logico-giuridico e supportata da documenti esistenti nel fascicolo dell’Inps.

2. Col secondo motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1341 c.c., comma 2, nonchè l’omessa o contraddittoria motivazione su un fatto decisivo della controversia, dolendosi del contenuto vessatorio della clausola contenente l’istanza di rateazione del debito e la mancanza di una sua specifica sottoscrizione.

2.1. Il motivo è infondato perchè non è dimostrato che si fosse in presenza di un contratto contenente una clausola vessatoria imposta dalla controparte, emergendo, al contrario, dalla sentenza, che la ricorrente aveva esplicitamente rinunziato nel corso del giudizio a qualsiasi opposizione. In concreto, si era avuta una richiesta della debitrice volta alla rateizzazione del proprio debito contributivo, comportante un riconoscimento dello stesso nel suo complesso, seguita da una rinunzia della medesima ad esperire rimedi giurisdizionali avverso l’opposta pretesa creditizia. Emerge, quindi, dalla sentenza che vi era stata una proposta liberamente formulata dalla società contribuente, la qual cosa esclude a priori la natura vessatoria della relativa clausola che presuppone una volontà contrattuale della controparte diretta ad imporre condizioni particolarmente onerose per la parte debitrice che le sottoscrive.

Infatti, nella sentenza si fa chiaro riferimento ad un’istanza e ad un atto di impegno per il pagamento dilazionato, con accoglimento della richiesta, documenti, questi, presenti nel fascicolo dell’istituto di previdenza.

Pertanto, il ricorso va rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza della ricorrente e vanno liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 3200,00, di cui Euro 3000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2017

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