Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11555 del 15/06/2020

Cassazione civile sez. I, 15/06/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 15/06/2020), n.11555

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 9008/2019 proposto da:

D.M., elettivamente domiciliato presso l’avv. Anna Moretti,

la quale lo rappres. e difende, con procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., elett.te domic.

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappres. e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 08/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/02/2020 dal Cons. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con decreto emesso l’8.2.2019 il Tribunale di Milano rigettò il ricorso proposto da D.M. – cittadino del (OMISSIS) – avverso il provvedimento della Commissione territoriale di diniego della domanda di protezione internazionale, rilevando che: il racconto reso dal ricorrente non era intrinsecamente credibile, nè in ordine all’omicidio dello zio che aveva sposato la madre vedova, e alle minacce subite dai figli dell’ucciso con i timori per la sua incolumità in caso di rimpatrio, nè circa le vicende successive; non ricorrevano i presupposti della protezione sussidiaria, sia in ordine al rischio di condanna a morte o a trattamento inumano per la vicenda narrata, per l’inattendibilità del racconto, sia per l’insussistenza di una situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato, specie nella regione di provenienza del ricorrente, come desumibile dalla fonte internazionale richiamata; non era altresì riconoscibile la protezione umanitaria, non essendo stati allegati, al riguardo, fatti diversi da quelli posti a sostegno della domanda di protezione internazionale e sussidiaria, mentre non era emerso che il ricorrente si fosse integrato in Italia.

Il M. ricorre in cassazione con tre motivi.

Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

che:

Con il primo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, avendo il Tribunale escluso la protezione sussidiaria in ordine alla sussistenza di una situazione di violenza generalizzata pur in presenza di fonti informative che la confermavano, seppure con maggiore criticità al nord e al centro del Mali, ma con rischio di estensione al resto del Paese.

Con il secondo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. g) e art. 14, lett. c), non avendo il Tribunale considerato il rischio di danno grave in caso di rimpatrio a causa della situazione generale in cui versa il Mali.

Con il terzo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e dell’art. 6 del Patto Internazionale dei diritti economici e sociali e culturali ONU del 16.12.66, lamentando che il Tribunale non aveva tenuto conto, ai fini della protezione umanitaria, sia della situazione sociale e politica del Mali secondo fonti aggiornate e complete, in ordine alla violazione dei diritti fondamentali, che della giovanissima età del ricorrente e della sua integrazione in Italia (come desumibile anche dai corsi di lingua frequentati).

Il primo motivo è inammissibile perchè diretto al riesame dei fatti circa i presupposti della protezione sussidiaria, di cui dell’art. 14, lett. c), avendo il Tribunale escluso la situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato sulla base di una COI aggiornata, specie nella regione di provenienza del ricorrente.

Il secondo motivo è inammissibile. Al riguardo, il ricorrente lamenta che il Tribunale non abbia tenuto conto del pericolo di danno grave che subirebbe in caso di rimpatrio, richiamando le varie fattispecie della protezione sussidiaria.

Circa la fattispecie di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), come detto, il Tribunale ha escluso la situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato sulla base di una COI aggiornata. Va altresì osservato che la doglianza afferente alle fattispecie di cui del suddetto art. 14, lett. a) e b), non coglie la ratio decidendi in quanto il Tribunale ne ha ritenuto l’insussistenza per l’inattendibilità del racconto reso dal ricorrente innanzi alla Commissione territoriale. Invero, con tale motivo si contesta il mancato riconoscimento al ricorrente della protezione sussidiaria, senza tuttavia confutare – in conformità del principio di specificità dei motivi dei ricorso per cassazione – le affermazioni della Corte d’appello in ordine alla scarsa credibilità del racconto del ricorrente in ordine al timore di subire ritorsioni dai parenti dello zio che avrebbe accoltellato.

Va richiamata la giurisprudenza di questa Corte a tenore della quale, in tema di riconoscimento della protezione sussidiaria, il principio secondo il quale, una volta che le dichiarazioni del richiedente siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad approfondimenti istruttori officiosi, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori, non riguarda soltanto le domande formulate ai sensi dell’art. 14, lett. a) e b) del predetto decreto, ma anche quelle formulate ai sensi dell’art. 14, lett. c), poichè la valutazione di coerenza, plausibilità e generale attendibilità della narrazione riguarda “tutti gli aspetti significativi della domanda” (art. 3, comma 1) e si riferisce a tutti i profili di gravità del danno dai quali dipende il riconoscimento della protezione sussidiaria (Cass., n. 17174/19; n. 4892/19).

Il terzo motivo è inammissibile per mancata allegazione di specifiche, individuali situazioni di vulnerabilità in ordine al godimento dei diritti fondamentali. Al riguardo, va osservato che la valutazione della condizione di vulnerabilità che giustifica il riconoscimento della protezione umanitaria deve essere ancorata ad una valutazione individuale, caso per caso, della vita privata e familiare del richiedente in Italia, comparata alla situazione personale che egli ha vissuto prima della partenza ed alla quale egli si troverebbe esposto in conseguenza del rimpatrio, poichè, in caso contrario, si prenderebbe in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese di origine, in termini del tutto generali ed astratti, in contrasto con il parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (Cass., n. 9304/19; n. 13079/19).

Nel caso concreto, il ricorrente ha posto a fondamento della domanda la generica situazione socio-politica del Mali, soggiungendo di aver frequentato vari corsi di lingua, fatto che, di per sè, non costituisce indice d’integrazione sociale; pertanto, deve ritenersi, che il ricorrente abbia omesso di allegare situazioni di personale vulnerabilità da comparare alla situazione personale che egli ha vissuto prima della partenza ed alla quale egli si troverebbe esposto in conseguenza del rimpatrio.

Nulla per le spese, atteso che il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2020

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