Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11553 del 06/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 28/04/2016, dep. 06/06/2016), n.11553

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3025/2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

MARECASA SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 441/7/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 14/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore Cons. Dott. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Napoli ha respinto l’appello dell’Agenzia ed accolto quello del contribuente “Marecasa srl”, appelli proposti contro la sentenza n. 10/24/2012 della CTP di Napoli, che aveva già parzialmente accolto il ricorso della parte contribuente relativo a cartella di pagamento per iscrizione a ruolo definitiva di somma portata da avviso di accertamento non impugnato.

La CTR ha motivato la propria decisione – oltre al resto – nel senso che dovesse essere disattesa la censura dell’Agenzia circa la notifica dell’avviso di accertamento che il primo giudice aveva ritenuto invalida. Essa era stata infatti effettuata ad un “consegnatario” non equiparabile al destinatario dell’atto e non delegato alla ricezione, con violazione delle prescrizioni contenute nel D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, riguardanti – in particolare –

la spedizione della lettera raccomandata contenente avviso alla parte destinataria dell’avvenuta notificazione dell’atto. Da qui la facoltà per la parte ricorrente di impugnare in una con la cartella anche l’avviso di accertamento prodromico.

L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a unico motivo.

La contribuente non si è difesa.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Ed invero, con il motivo di impugnazione (improntato alla violazione dell’art. 145 c.p.c. e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19) la parte ricorrente si duole del fatto che il giudicante abbia omesso di considerare che l’Ufficio aveva rappresentato in entrambi i gradi di giudizio che la notifica era stata effettuata a mente dell’art. 145 c.p.c. e perciò – siccome l’atto da notificare era stato consegnato alla persona “addetta alla ricezione degli atti” (come desumibile dalla relata della notifica in discorso)- esso risultava notificato “con consegna diretta al destinatario”, cioè appunto alla persona giuridica alla quale era destinato. Perciò, nella specie di causa non era applicabile il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. b.

Il motivo di impugnazione appare inammissibilmente formulato.

La parte ricorrente infatti, nonostante il giudicante abbia espressamente affermato che il consegnatario della notifica non risultava corrispondere nè al destinatario della stessa nè a persona delegata alla ricezione degli atti, si è limitata ad affermare l’esatto contrario di quanto accertato dal giudicante, rimandando poi alla relata della notifica in discorso per i “particolari del caso”. Ciò contrasta con il canone di autosufficienza del ricorso per cassazione, in applicazione del quale la parte ricorrente avrebbe dovuto dettagliare tutti gli elementi di fatto della vicenda (ivi incluso il contenuto della relata a cui si fa riferimento, il luogo processuale in cui detta relata si trova e la modalità con la quale la notifica è stata effettuata, in ossequio a quale disciplina di legge), non potendosi esimere da questo onere per il solo fatto della tipologia del vizio valorizzato e cioè la violazione di norma processuale.

Si confronti Corte cass. sez. lav. 23.3.2005 n. 6225; id. sez. lav.

7.3.2006 n. 4840; id. 3 sez. 15.1.2007 n. 653; id. sez. lav. 4.6.2010 n. 13657 secondo cui: “per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione…allorquando si denuncia una violazione o falsa applicazione di norme processuali, la parte ricorrente onerata ad indicare gli elementi fattuali condizionanti l’ambito di operatività di detta violazione, con la conseguenza che ove si asserisca la mancata valutazione di atti documentali è necessario procedere alla trascrizione integrale dei medesimi o del loro essenziale contenuto al fine di consentire il controllo della decisività delle operate deduzioni unicamente sulla base del solo ricorso “senza che la Corte di legittimità possa ricorrere ad ulteriori indagini integrative”.

Nè l’esame diretto degli atti da parte della Corte, consentito in relazione al tipo di vizio denunciato, può soccorrere al ricorrente atteso che l’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al Giudice di legittimità ove sia denunciato un “error in procedendo” presuppone l’ammissibilità del motivo di censura (postulando tra l’altro la specificità della relativa deduzione) e se nel caso di specie “la Corte di cassazione è giudice anche del “fatto processuale”, detto vizio, non essendo rilevabile d’ufficio, comporta pur sempre che il potere-dovere del giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali sia condizionato, a pena di inammissibilità, all’adempimento da parte del ricorrente, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione che non consente, tra l’altro, il rinvio “per relationem” agli atti della fase di merito, dell’onere di indicarli compiutamente, non essendo legittimato il suddetto giudice a procedere ad una loro autonoma ricerca ma solo ad una verifica degli stessi” (cfr. Cass. 2 sez. 19.3.2007 n. 6361; id.

1 sez. 20.9.2006 n. 20405 id. 5 sez. 23.1.2004 n. 1170).

Pertanto, si ritiene che il ricorso può essere deciso in Camera di consiglio per inammissibilità.

Roma, 5 dicembre 2015.

ritenuto inoltre:

che la relazione è stata notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie;

che la parte ricorrente ha omesso di dare dimostrazione dell’avvenuta notifica alla parte intimata del ricorso introduttivo del presente giudizio, omettendo di depositare la ricevuta di ritorno della raccomandata utilizzata per la notifica postale;

che pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese di lite non necessitano di regolazione, atteso che la parte vittoriosa non si è costituita.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 giugno 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA