Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11552 del 03/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2021, (ud. 28/10/2020, dep. 03/05/2021), n.11552

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15143/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, presso i cui Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI

PORTOGHESI N. 12;

– ricorrente –

contro

T.F.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1216/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 13/04/2015 R.G.N. 2473/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/10/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con sentenza in data 13 aprile 2015 n. 1216 la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto la domanda proposta da T.F. – già dipendente del Comune di CINESELLO BALSAMO, transitata dal 4 febbraio 2008 per mobilità nei ruoli dell’AGENZIA DELLE DOGANE e DEI MONOPOLI (in prosieguo: AGENZIA DELLE DOGANE), dichiarando il suo diritto ad essere inquadrata, con decorrenza dalla data del passaggio, nella posizione economica F4 della seconda area del CCNL AGENZIE FISCALI (invece che nella posizione economica F3 attribuitagli).

2. La Corte territoriale preliminarmente accoglieva la eccezione di tardività dell’appello dell’AGENZIA DELLE DOGANE, osservando che la sentenza di primo grado era stata notificata all’AGENZIA in data 14.6.2011 e che l’appello era stato depositato soltanto il 31.10.2011.

3. Rilevava, altresì, la genericità dei motivi di appello giacchè la AGENZIA DELLE DOGANE non aveva esplicitato le ragioni di censura della sentenza impugnata ma semplicemente riproposto le difese della memoria di costituzione del primo grado, sicchè anche sotto questo profilo vi era un’inammissibilità dell’appello.

4. In ogni caso, nel merito, evidenziava che la procedura di mobilità realizza una cessione del contratto e che il dipendente, secondo la disposizione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30, comma 2 bis, aveva diritto non solo alla corrispondenza dell’area funzionale ma anche della posizione economica, concetto diverso dalla conservazione del trattamento retributivo.

5. La tabella approvata con D.P.C.M. n. 446 del 2000, sebbene non applicabile alla fattispecie di causa, poteva essere utilizzata come parametro interpretativo; nella tabella alla categoria C2 del comparto ENTI LOCALI corrispondeva nel CCNL AGENZIE FISCALI l’Area II – posizione economica F4.

6. Da ultimo, non era dirimente l’accettazione delle clausole del contratto all’atto della sua sottoscrizione, in quanto l’accettazione sarebbe stata nulla perchè contraria alla norma dell’art. 30 citato.

7. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza l’AGENZIA DELLE DOGANE sulla base di quattro motivi, al quale T.F. non ha opposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo la AGENZIA DELLE DOGANE ha denunciato- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – la nullità della sentenza per violazione del R.D. n. 1611 del 1933, art. 1 e art. 11, comma 1, nonchè dell’art. 325 c.p.c..

2. La censura afferisce alla statuizione di tardività dell’atto di appello.

3. La Amministrazione ha dedotto che le AGENZIE FISCALI non sono Amministrazioni dello Stato e che, pertanto, ad esse non si applica il combinato disposto del R.D. n. 1611 del 1933, art. 1 e art. 11, comma 1, che impone la notifica della sentenza presso gli uffici dell’avvocatura dello Stato per il decorso del termine breve di impugnazione. Ha esposto che nel primo grado essa si era costituita in giudizio attraverso un proprio funzionario sicchè la notifica della sentenza del Tribunale presso gli Uffici dell’Avvocatura dello Stato non era idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione.

4. Il motivo è inammissibile.

5. La Corte territoriale è pervenuta al rilievo della inammissibilità dell’appello sulla base di due autonome rationes decidendi, ciascuna ex se decisiva ovvero non soltanto la tardività dell’appello ma anche la sua genericità (pagina 3 della sentenza impugnata, primo capoverso). Poichè la statuizione di genericità dell’appello non è stata impugnata – ed è dunque divenuta definitiva – la AGENZIA delle dogane non ha interesse all’esame della censura proposta avverso la pronuncia di tardività perchè dal suo eventuale accoglimento non potrebbe derivare la cassazione della sentenza, autonomamente sorretta dall’ulteriore regione di inammissibilità di cui all’art. 434 c.p.c..

6. Con il secondo motivo l’AGENZIA DELLE DOGANE ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – “omessa motivazione su un punto decisivo della controversia oggetto di discussione tra le parti”, lamentando la mancanza di motivazione della sentenza nel merito del riconoscimento della posizione economica F4.

7. Con il terzo mezzo si denuncia- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 30, sempre in punto di riconoscimento del livello economico F4, evidenziando che ai sensi dell’art. 17 del CCNL AGENZIE FISCALI le posizioni economiche all’interno delle aree di inquadramento corrispondono a livelli di competenze omogenei e che ai fini dell’inquadramento economico si era salvaguardato lo stipendio tabellare in godimento, che nel CCNL AGENZIE FISCALI era affiancato ad una posizione economica. Conservando il trattamento fondamentale il dipendente portava con sè nella nuova amministrazione anche la posizione economica.

8. Con la quarta critica la AGENZIA DELLE DOGANE ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione o falsa applicazione del D.P.C.M. 27 marzo 2008, art. 5 e della tabella B, contestando la applicazione della tabella di equiparazione relativa alla diversa vicenda del passaggio di funzioni dalla AGENZIA DEL TERRITORIO agli enti locali, nella quale il personale trasferito aveva continuato a svolgere presso l’ente di destinazione le medesime mansioni, in ragione del decentramento delle funzioni amministrative.

9. Il secondo, il terzo ed il quarto motivo, che possono essere esaminati congiuntamente, in quanto relativi alla decisione resa nel merito, sono inammissibili.

10. Per principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, ove il giudice si sia spogliato della propria potestas iudicandi con una pronuncia di carattere meramente processuale, quale quella dichiarativa della inammissibilità della domanda d’appello, le ulteriori statuizioni impropriamente rese nel merito sono inutiliter date sicchè la parte soccombente non ha l’onere nè l’interesse ad impugnarle (ex plurimis: Cass., Sez. Un., 17 giugno 2013, n. 15122;Cassazione civile, sez. II, 09 maggio 2016, n. 9319;Cass., Sez. 3, 20 agosto 2015, n. 17004; sez. tributaria 19 dicembre 2014 n. 27049; sez. II 27 marzo 2013 n. 7786).

11. Nella fattispecie di causa la Corte territoriale dopo avere rilevato due concorrenti ragioni di inammissibilità dell’appello – la sua tardività e la sua genericità – erroneamente ha comunque esaminato l’impugnazione nel merito.

12. La statuizione di infondatezza dell’appello è inutiliter data, in ragione della pregiudiziale pronuncia di inammissibilità del gravame; la odierna parte ricorrente non ha dunque interesse ad impugnarla.

13. Non vi è luogo a provvedere sulle spese per la mancata costituzione della parte intimata.

14.3 Il giudice dell’impugnazione, ove pronunci l’integrale rigetto o l’inammissibilità o la improcedibilità dell’impugnazione, può esimersi dalla attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato quando la debenza del contributo unificato iniziale sia esclusa dalla legge in modo assoluto e definitivo (Cass. SU 20 febbraio 2020 n. 4315). L’Amministrazione dello Stato, a tenore del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo.

PQM

La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 28 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 maggio 2021

 

 

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