Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11535 del 12/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 12/05/2010, (ud. 25/03/2010, dep. 12/05/2010), n.11535

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.G. residente a (OMISSIS), rappresentato e difeso,

giusta delega a margine del ricorso, dall’Avv. Lupis Stefano, nel cui

studio, in Roma, Viale Mazzini, 6 è elettivamente domiciliato;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui Uffici, in Roma via dei Portoghesi, 12 è domiciliata;

– controricorrente –

AVVERSO la sentenza n. 80 della Commissione Tributaria Regionale di

Genova, Sezione n. 14, in data 13/06/2005, depositata il 13 settembre

2005.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

25 marzo 2010 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Sentito, pure, l’Avv. Stefano Lupis, per il ricorrente;

Presente il P.M. Dr. VELARDI Maurizio, che ha confermato le

conclusioni scritte in atti.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il contribuente, impugnava in sede giurisdizionale l’accertamento, ai fini Irpef ed Ilor per l’anno 1996, del competente Ufficio di Genova, con il quale veniva recuperato a tassazione l’importo di L. 742.572.000.

L’adita Commissione Tributaria Provinciale di Genova, accoglieva il ricorso, con decisione che veniva riformata dalla sentenza della C.T.R., in epigrafe indicata, la quale, in parziale accoglimento dell’appello dell’Agenzia Entrate, confermava l’accertamento impugnato limitatamente all’importo di L. 128.300.000.

Con ricorso notificato il 20.10.2006, il contribuente ha chiesto il totale annullamento della pretesa fiscale.

L’Agenzia controricorrente ha chiesto il rigetto dell’impugnazione, per inammissibilità dei motivi.

Con istanza 25.10.2 007, il Sost. Procuratore Generale Dr. Giacomo Caliendo ha chiesto il rigetto del ricorso per manifesta infondatezza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Visto il ricorso, come sopra notificato, con cui si censura l’impugnata decisione con argomentazioni generiche e prive delle necessarie specificità e conferenza;

Letto il controricorso dell’Agenzia Entrata;

Letta, pure, la memoria del contribuente in data 27.11.2008;

Vista la richiesta 25.10.2007, del Sostituto Procuratore Generale che ha concluso per il rigetto del ricorso, in quanto formulato in violazione del principio di autosufficienza e sotteso ad una inammissibile rivalutazione del merito;

Rilevato che l’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate, avuto riguardo alla ratio dell’impugnata sentenza, – secondo la quale l’accertamento dell’Ufficio era a ritenersi fondato nei limiti di L. 128.300.000, in quanto per tale importo era in atti la prova documentale della ripresa, – rappresentata da assegni bancari, – appare genericamente formulata, non investe criticamente la predetta ratio e non offre elementi per valutare con immediatezza la rilevanza e la decisività delle censure, rendendo, così, impossibile l’esercizio del sindacato di legittimità;

considerato, altresì, che il ricorrente per cassazione “deve rappresentare i fatti, sostanziali e processuali, in modo da far intendere il significato e la portata delle critiche rivolte alla sentenza senza dover ricorrere al contenuto di altri atti del processo” (Cass. n. 15672/05; 19756/05, SS.UU. 1513/1998), e che, nel caso, il giudice di merito, con proprio apprezzamento, insindacabile in questa sede, ha ritenuto che l’amministrazione avesse fornito la prova dell’esistenza del reddito accertato nei limiti anzi indicati;

Considerato che il ricorso del contribuente va, conseguentemente, rigettato per inammissibilità dei motivi;

Considerato, infine, che, avuto riguardo al diverso esito dei gradi di merito ed all’epoca del consolidarsi degli applicati principi, le spese del giudizio vanno compensate.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 25 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2010

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