Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1153 del 21/01/2021

Cassazione civile sez. trib., 21/01/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 21/01/2021), n.1153

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24022-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MASSA TRASPORTI SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AVEZZANA 2B, presso

lo studio dell’avvocato RAFFAELLA ANTRILLI, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPE NATARELLA giusta procura a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 230/2014 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

PESCARA, depositata il 28/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/11/2020 dal Consigliere Dott. RAFFAELE ROSSI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MUCCI ROBERTO che ha concluso per l’accoglimento;

udito per il ricorrente l’Avvocato CHERUBINI MATTIA che ha chiesto

l’accoglimento.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

All’esito di una verifica contabile eseguita nei confronti della società Massa Trasporti s.r.l., l’Agenzia delle Entrate (per quanto ancora oggetto del contendere) recuperava a tassazione, per l’anno di imposta 2006, l’importo accantonato (pari ad Euro 400.000) a titolo di trattamento di fine mandato dell’amministratore della società, ritenendo detta posta non deducibile quale componente negativo del reddito societario imponibile ai fini IRES.

L’impugnativa del contribuente avverso il relativo avviso di accertamento, argomentata sulla legittima deducibilità delle somme accantonate per la descritta causale e nell’indicata misura, è stata accolta in ambedue i gradi di merito.

Avverso la sentenza d’appello, pronunciata dalla Commissione Tributaria Regionale di L’Aquila – Sezione staccata di Pescara in data 28 febbraio 2014 n. 230/10/2014, ricorre per cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidandosi a due motivi; resiste, con controricorso illustrato da memoria, la Massa Trasporti s.r.l..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, per violazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 50, comma 1, lett. c-bis), e art. 105, commi 1 e 4, (in appresso, per brevità: T.U.I.R.) nonchè dell’art. 2120 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c.), comma 1, n. 3, l’Agenzia ricorrente assume la deducibilità per competenza, quale componente negativo del reddito d’impresa, degli accantonamenti per trattamento di fine mandato degli amministratori di società solamente nei limiti stabiliti dal codice civile per il trattamento di fine rapporto dei lavori dipendenti, cioè a dire per un importo pari al compenso annuo diviso per 13,5.

Con il secondo motivo, per violazione dell’art. 105 T.U.I.R., comma 1, e dell’art. 109T.U.I.R., comma 1, nonchè dell’art. 112 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4) si deduce la violazione del principio di competenza nella deduzione operata dalla società, di entità ben superiore a quanto maturato nell’esercizio, avuto riguardo all’importo accantonato (Euro 400.000) e al compenso annuo dell’amministratore (Euro 20.000) con riferimento ad un rapporto organico in essere sin dal 1994 per il quale nell’anno 2006 si accantonava per la prima volta la quota del trattamento di fine mandato.

2. E’ fondato il secondo motivo, con assorbimento del primo.

In tema di deducibilità, quali componenti negativi del reddito imponibile ai fini IRPES ed IRAP, degli accantonamenti effettuati dalle società in favore dei propri amministratori in vista della erogazione del trattamento di fine mandato, questa Corte ha da tempo chiarito che il rinvio operato dall’art. 70 T.U.I.R., comma 3, (attuale art. 105, comma 4) all’art. 16 T.U.I.R. (attuale art. 17), comma 1, lett. c), è un rinvio pieno, cioè a dire non limitato all’identificazione della categoria del rapporto sottostante cui si riferisce l’indennità, ma esteso alle condizioni richieste dall’art. 16, lett. c), nel senso che ai fini della deducibilità dei relativi accantonamenti il diritto all’indennità deve risultare da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto (così Cass. 14/05/2007, n. 10959; Cass. 05/09/2014, n. 18752; Cass. 09/08/2016, n. 16787; Cass. 20/07/2018, n. 19368; Cass. 03/12/2019, n. 31473).

In particolare, l’art. 105 T.U.I.R., comma 1, prevede che gli accantonamenti ai fondi per le indennità di fine rapporto e ai fondi di previdenza del personale dipendente sono deducibili nei limiti delle quote maturate nell’esercizio in conformità alle disposizioni legislative e contrattuali; il successivo comma 4 estende poi la disposizione di cui al comma 1 anche agli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui all’art. 17 T.U.I.R., comma 1, lett. c), ossia alle indennità derivanti dalla cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 50 T.U.I.R., comma 1, lett. c-bis), il quale, sotto la rubrica “redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente” si occupa delle “somme e (…) valori a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta (…) in relazione agli uffici di amministratore di società”.

In base al combinato disposto degli artt. 17 e 105 T.U.I.R., dunque, il regime di deducibilità delle quote per il trattamento di fine mandato in parola è quello di competenza, purchè la previsione di detto trattamento in favore degli amministratori risulti da un atto scritto che abbia data certa anteriore all’inizio del rapporto e che ne specifichi anche l’importo, cioè a dire purchè il diritto al trattamento sia stato deliberato nell’an e determinato nel quantum dall’assemblea prima dell’accettazione della carica da parte dell’amministratore.

In mancanza di tali presupposti non è consentita la deducibilità per competenza delle quote accantonate in apposito fondo e trova invece applicazione, in relazione ai compensi spettanti agli amministratori delle società, il principio di cassa, sancito dall’art. 95 T.U.I.R., comma 5, per cui gli accantonamenti a titolo di t.f.m. sono deducibili dal reddito d’impresa nell’esercizio in cui sono corrisposti (ex plurimis, v. Cass. 19/10/2018, n. 26431; Cass. 16/07/2020, n. 15162; Cass. 19/08/2020, n. 17367).

Al lume di tali principi, oramai pacifici nella giurisprudenza di nomofilachia, ha errato la Corte territoriale laddove ha ritenuto legittima la deduzione dell’accontamento delle quote di t.f.m. operato secondo il principio di competenza (diffondendosi poi in considerazioni relative al quantum deducibile), senza invece inferire l’indeducibilità per competenza di detto costo dal fatto (pacifico tra le parti e chiaramente rilevato dalla C.T.R.: pag. 5 della sentenza gravata) che l’accantonamento (per Euro 400.000) era stata disposto per l’anno 2006 con delib. assembleare del 16 giugno 2006 in relazione ad un rapporto gestorio iniziato nel 1994 e protrattosi sino al 2009.

3. Accolto il secondo motivo di ricorso (con assorbimento del primo) e cassata la sentenza impugnata, la causa, non richiedendo ulteriori accertamenti di fatto, può essere decisa nel merito, con il rigetto dell’originario ricorso del contribuente.

4. Il peculiare svolgimento della controversia ed il formarsi dell’indirizzo esegetico di legittimità dopo la proposizione del ricorso per cassazione giustifica l’integrale compensazione tra le parti delle spese processuali relative ai gradi di merito, conformando il regolamento delle spese del giudizio di legittimità al principio della soccombenza ex art. 91 c.p.c., con liquidazione operata alla stregua dei parametri fissati dal D.M. n. 55 del 2014, come in dispositivo.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbito il primo; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito la lite, rigetta l’originario ricorso introduttivo del contribuente; compensa tra le parti le spese processuali dei gradi di merito e condanna la s.r.l. Massa Trasporti al pagamento in favore dell’Agenzia delle Entrate delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 10.300 a titolo di compenso, oltre le spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della V Sezione Civile, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 gennaio 2021

 

 

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