Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11502 del 25/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 25/05/2011, (ud. 31/03/2011, dep. 25/05/2011), n.11502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.P. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALE LIEGI 49, presso lo studio dell’avvocato ARNULFO CARLO,

che lo rappresenta e difende, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, CONSIGLIO

NOTARILE DISTRETTUALE DI PISA, PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL

TRIBUNALE DI PISA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 571/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del

9.4.2010, depositata il 19/04/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

31/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO SEGRETO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. COSTANTINO

FUCCI.

Fatto

OSSERVA

1. Con atto notificato il 25 maggio 2010, il notaio P. S., con studio in Pisa, ha proposto ricorso per cassazione avverso la decisione del 19 aprile 2010, con la quale la Corte di appello di Firenze, in accoglimento del reclamo promosso dal procuratore presso il tribunale di Pisa contro la Commissione Amministrativa Regionale di Disciplina della Toscana del 19.5.2009, revocava tale provvedimento, che limitava la durata della misura cautelare della sospensione dalle funzioni notarili alla data del 21 maggio 2009. La corte di appello argomentava che la gravità dei fatti penali ascritti al notaio iniziati nel 1990, con un seguito di numerosi procedimenti (penali e disciplinari) ancora pendenti a suo carico, evidenziava l’incongruità del provvedimento impugnato, laddove, anzichè tener conto della gravità del pericolo di reiterazione di comportamenti contrari alla dignità ed alla funzione, si era soffermata sul fatto che il notaio risultava sospeso fin dal 21 maggio 2008, così ritenendo ingiusto protrarre tale limitazione a suo carico oltre il 31 dicembre 2009 e, dunque, oltre l’anno e sette mesi.

Il ricorso per cassazione era notificato al P.M. presso il tribunale di Pisa ed il consiglio dell’ordine notarile di Pisa.

Il P.G. pressa questa Corte chiedeva che fosse dichiarato inammissibile il ricorso per non essere stato lo stesso notificato al P.G. presso la corte di appello di Firenze.

2.1. Ritiene questa Corte che, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente nella memoria, vada condiviso l’assunto che parte nel giudizio di cassazione nel procedimento disciplinare contro i notai è il P.G. presso la corte di appello che ha emesso la sentenza impugnata e non il p.m. presso il tribunale, nella cui sede vi è la Co.RE.DI. oppure il P.M. presso il tribunale della sede del consiglio dell’ordine.

Secondo la giurisprudenza costante di questa Corte in tema di procedimento disciplinare a carico di notai, la L. 16 febbraio 1913, n. 89, art. 153 (come sostituito dal D.Lgs. 1 agosto 2006, n. 249, art. 39), anche se prevede che l’iniziativa del procedimento disciplinare spetti, tra gli altri, al Procuratore della Repubblica territorialmente competente, non stabilisce, tuttavia, la sua partecipazione necessaria alla fase amministrativa del procedimento medesimo, qualora egli non ne abbia richiesto l’apertura. Ne consegue che, in tale ultima ipotesi, il mancato avviso al P.M. dell’udienza fissata per la trattazione di detto procedimento dinanzi alla Commissione amministrativa regionale di disciplina non costituisce causa di invalidità della decisione emessa all’esito del relativo giudizio (Cass. 4.1.2010, n. 3).

2.2.Diversa è invece la questione nella fase giurisdizionale del procedimento (davanti alla corte di appello prima in sede di reclamo e davanti alla Corte di Cassazione poi). Si è infatti costantemente affermato che è inammissibile il ricorso per Cassazione notificato al Procuratore della Repubblica presso il tribunale e non anche al procuratore Generale presso la Corte d’appello (che assume la veste di parte del giudizio davanti al giudice “a quo”), essendo la disciplina del ricorso per cassazione regolata, nella materia “de qua”, dalle norme di carattere generale dettate dal codice di rito, giusto il disposto della L. n. 89 del 1913, art. 156 (Cass. 22.1.1999/593; Cass. n. 6219/1997).

Ciò vale anche per il ricorso per cassazione avverso provvedimenti emessi dalla Corte di appello in materia cautelare e poi impugnati con ricorso per cassazione a norma della L. n. 89 del 1913, come mod.

dal D.Lgs. n. 249 del 2006.

Dal disposto dell’art. 70 dell’ordinamento giudiziario, approvato con R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 – a norma del quale le funzioni del pubblico ministero presso la Suprema Corte e presso le corti di appello sono esercitate da procuratori generali della Repubblica e presso i tribunali da procuratori della Repubblica – deriva che la legittimazione del pubblico ministero si determina con riferimento al giudice competente a conoscere la domanda e spetta a quello funzionante presso tale giudice, e che la legittimazione ad operare nel singolo processo si trasferisce nelle fasi di impugnazione, all’ufficio del pubblico ministero funzionante presso tale giudice.

Pertanto, salvo deroghe espressamente previste (il ricorso nell’interesse della legge e le impugnazioni nei casi previsti dai commi terzo e quarto dell’art. 72 c.p.c.) legittimato a proporre l’impugnazione o a resistere alla stessa proposta dalla controparte è l’ufficio del p.m. funzionante presso il giudice che ha pronunziato la sentenza, anche, se proposta l’impugnazione, chi deve compiere i relativi atti della fase di gravame è l’ufficio funzionante presso il giudice del gravame, ed anche se l’azione è stata introdotta in primo grado – dal diverso ufficio del p.m. competente presso il giudice di primo grado.

3. Ne consegue che nella fattispecie il ricorso andava notificato al P.G. Presso la corte di appello di Firenze e non al Procuratore della repubblica, preso il Tribunale di Pisa. Sennonchè, essendo il ricorso stato notificato a Consiglio notarile di Pisa, che è altra parte necessaria del procedimento, il ricorso non può essere dichiarato inammissibile, ma a norma dell’art. 331 c.p.c. va ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti del P.G. presso la corte di appello di Firenze.

P.Q.M.

Dispone l’integrazione del contraddittorio nei confronti del P.G. presso la Corte di appello di Firenze entro il termine di giorni 50 dalla comunicazione di questa ordinanza e rinvia la causa a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, il 31 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2011

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