Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11500 del 10/05/2017

Cassazione civile, sez. VI, 10/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.10/05/2017),  n. 11500

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28259-2015 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, – DIREZIONE REGIONALE LAZIO, in persona del

Responsabile del contenzioso esattoriale, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA PIEMONTE 39, presso lo studio dell’avvocato PASQUALE

VARI’, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante, in proprio e quale

procuratore speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

INPS SCCI SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo,

rappresentato e difeso unitamente e disgiuntamente dagli avvocati

MATANO GIUSEPPE, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO ed

EMANUELE DE ROSE;

– controricorrente –

contro

P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA

PINETA SACCHETTI 201, presso lo studio dell’avvocato FONTANELLA

GIANLUCA che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4355/2015 della CORTE D’APPELLO di Ra MA,

depositata il 27/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 5/04/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Roma, in accoglimento del gravame svolto dalla parte privata, dichiarava non dovuta la contribuzione pretesa da Equitalia Sud s.p.a. con intimazione di pagamento, per decorso della prescrizione quinquennale;

2. per la Corte territoriale, tra la notificazione dell’intimazione di pagamento (23 marzo 2010) e l’asserita notifica della cartella di pagamento come riportata nell’intimazione di pagamento (26 gennaio 2001) non erano risultati atti interruttivi della prescrizione quinquennale;

3. avverso tale sentenza ricorre Equitalia Sud s.p.a., con ricorso affidato ad un unico motivo con il quale, denunciando violazione di legge, ritiene difforme la decisione rispetto all’orientamento giurisprudenziale di legittimità;

4. P.C. ha resistito con controricorso, ulteriormente illustrato con memoria;

5. l’INPS ha prestato adesione alle doglianze formulate dalla parte ricorrente;

6. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

7. il ricorso devolve censura per violazione degli artt. 2946 e 2953 c.c. e L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, richiama, a suffragio dell’impugnazione, la decisione di questa Corte, 24 febbraio 2014, n. 4338, contesta la soluzione data dalla Corte territoriale al termine prescrizionale, applicabile nella specie, assume, infine, come accertata in giudizio, la notifica della cartella di pagamento e la conseguente definitività della pretesa contributiva in difetto di opposizione;

8. ebbene, la recente decisione delle Sezioni unite della Corte, sentenza 17 novembre 2016, n. 23397, ha rimarcato che, nella citata sentenza n. 4338 del 2014 qui evocata dalla parte ricorrente, la Corte non era chiamata a pronunciarsi sulla prescrizione della pretesa contributiva previdenziale e, su tale questione, ha ravvisato solo nella più recente Cass. 15 marzo 2016, n. 5060 – in giudizio in cui era in contestazione la questione degli effetti, sulla prescrizione, della mancata tempestiva proposizione dell’opposizione alla cartella di pagamento – l’intangibilità della pretesa contributiva e la ritenuta prescrizione della sola azione diretta all’esecuzione del titolo, definitivamente formatosi, nel termine di prescrizione decennale, ai sensi dell’art. 2946 c.c., in conformità a quanto previsto per l’actio judicati dall’art. 2953 c.c.;

9. tale unica pronuncia della Corte, a sezione semplice, in cui è stata affermata l’applicabilità dell’art. 2953 c.c., è risultata ora superata dal richiamato arresto delle Sezioni unite che ha fissato il seguente principio: ” la scadenza del termine pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che dal 1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 30 convertito dalla L. n. 122 del 2010)” (così Cass., Sez. U., n. 23397/2016 cit.);

10. tanto chiarito dalla recente giurisprudenza di legittimità sull’inidoneità della cartella di pagamento non opposta ad acquisire l’efficacia di giudicato, nessun ulteriore argomento difensivo è stato speso, dalla parte ricorrente, per contrastare adeguatamente la sentenza impugnata, incentrata esclusivamente sull’assenza di atti interruttivi della prescrizione, quinquennale, del credito contributivo prima della notificazione, incontestata, dell’intimazione di pagamento;

11. il ricorso va, pertanto, rigettato;

12. le spese, liquidate come in dispositivo in favore di P.C., seguono la soccombenza; nulla spese in favore dell’INPS, intervenuto in giudizio in adesione alle tesi svolte dalla parte ricorrente;

13. la circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, in favore di P.C., liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del 15 per cento; nulla spese in favore dell’INPS.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2017

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