Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11488 del 10/05/2017


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Cassazione civile, sez. III, 10/05/2017, (ud. 08/03/2017, dep.10/05/2017),  n. 11488

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22959/2015 proposto da:

AZIENDA PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA BERGAMO ALER, in persona

del legale rappresentante pro tempore M.L.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BUCCARI 3, presso lo studio

dell’avvocato BRUNO FORTI, rappresentata e difesa dall’avvocato

ENRICO PAGLIARINI giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.A., D.C.S., Z.M.,

D.C.R., D.C.N.A., PO.CA., M.A.,

D.C.M., D.A., B.L., S.A.,

P.R., B.M., F.R., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA ARCHIMEDE, 120, presso lo studio dell’avvocato VIPSANIA

ANDREICICH, che li rappresenta e difende giuste procure in calce al

controricorso;

– controricorrenti –

e contro

D.C.G., C.B.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 496/2015 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 22/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/03/2017 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVIERI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Collegio, premesso:

– la Corte d’appello di Brescia con sentenza in data 22.4.2015 n. 496 in riforma della decisione impugnata da P.R. ed altri dieci assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica riservati ai “profughi” ai sensi della L. 4 marzo 1952, n. 137, accertava il diritto degli appellanti – che avevano presentato domanda di acquisto delle singole unità immobiliari che conducevano in locazione, secondo le modalità prescritte nel programma di dismissione realizzato dall’ente gestore ALER Azienda per l’edilizia residenziale pubblica di Bergamo – alla determinazione del prezzo di vendita in misura ridotta, pari al 50% del costo di costruzione dell’immobile, come stabilito dal D.P.R. 17 gennaio 1959, n. 2, art. 26 (“Norme concernenti la disciplina della cessione in proprietà degli alloggi di tipo popolare ed economico”), come sostituito dalla L. 27 aprile 1962, n. 231, quindi abrogato dalla L. 8 agosto 1977, n. 513, art. 27, comma 1 e nuovamente reso applicabile dalla L. 24 dicembre 1993, n. 560, art. 1, comma 24 (“Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”), in quanto disposizione confermata anche dalle successive leggi finanziarie degli anni 2001, 2004 e 2005, che avevano definitivamente eliminato la originaria distinzione, ai fini della applicazione del prezzo di acquisto agevolato, tra gli immobili ERP in proprietà agli IACP e quindi alle Aziende per l’edilizia residenziale pubblica, “riservati” per una quota ai profughi, e gli immobili invece da costruire in attuazione di un apposito programma edilizio, “destinati” esclusivamente ai profughi, come rispettivamente individuati dalla L. n. 137 del 1952, artt. 17 e 18.

– la sentenza di appello è stata impugnata da Azienda per l’edilizia residenziale pubblica di Bergamo, Lecco e Sondrio con due motivi, per vizi di violazione di norme di diritto: 1- violazione della L. 24 dicembre 1993, n. 560, art. 1, comma 24, L. n. 350 del 2003, art. 4, commi 223 e 224, L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 1; 2-violazione dell’art. 11 preleggi, in relazione alla L. n. 388 del 2000, art. 45, comma 3;

– resistono con controricorso gli assegnatari-acquirenti degli alloggi.

– la Azienda ricorrente ha depositato memoria illustrativa.

Ritenuto:

che la questione, assegnata in adunanza camerale dinanzi alla sezione semplice ex art. 377 c.p.c., sul presupposto – così sembra – dalla scheda di spoglio, della esistenza di un precedente in materia (Corte Cass. 1 sez. 18.12.2015 n. 25523), presenta elementi di difficoltà e di indubbia rilevanza che ne renderebbero opportuna la decisione in pubblica udienza;

– che, in particolare, la complessa e farraginosa normativa succedutasi e sovrappostasi nel corso del tempo – dal 1952 al 2007 – ha ingenerato dubbi interpretativi apparentemente risolti dal precedente Corte Cass. Sez. 1, 20.12.2011 n. 27662, che ha affermato alla stregua della L. n. 388 del 2000, art. 45, comma 3, la indiscriminata estensione, per “voluntatem legem”, del beneficio di prezzo ad entrambe le categorie di profughi assegnatari (cui sembra aderire Corte Cass. 1 sez. 18.12.2015 n. 25523) che, riesaminando l’intera materia, ha ritenuto superato il precedente orientamento interpretativo risalente a Corte Cass. Sez. 1, Sentenza n. 13949 del 13/12/1999, secondo cui, invece, il beneficio di prezzo trovava giustificazione esclusivamente a favore dei profughi assegnatari degli alloggi costruiti dallo Stato e ad essi esclusivamente dedicati (L. n. 137 del 1952, art. 18), e non anche ai profughi assegnatari di alloggi ERP riservati in quota (L. n. 137 del 1952, art. 17), attesa la differente disciplina dei contratti locativi, specificamente in punto di determinazione del canone, essendo tenuta la prima categoria a corrispondere un canone più elevato di quello calmierato previsto dalla disciplina ERP applicabile anche ai profughi “riservatari”;

– che la soluzione interpretativa del precedente 13949/2011 non è stata condivisa dal Giudice delle Leggi che, investito della questione di legittimità costituzionale della normativa di cui alla L.R. Toscana n. 59 del 2005, che estendeva indiscriminatamente a tutti i profughi assegnatari il beneficio di prezzo (sostanzialmente riproducendo la norma della L. n. 388 del 2000, sopra richiamata), ha ravvisato la violazione dell’art. 3 Cost., rilevando la eterogeneità delle situazioni in quanto i profughi assegnatari degli alloggi “dedicati” erano conduttori gravati di un canone di locazione più oneroso di quello ordinario perchè comprensivo sia di una quota delle spese di manutenzione straordinaria, sia di una quota annua del costo di costruzione (Corte cost. sentenza 27.6.2013 n. 161);

– che la successiva sentenza di questa Corte n. 25523/2015, pur dando atto della decisione del Giudice delle Leggi, sembra, da un lato confermare, il precedente di cui alla sentenza n. 27662/2011, dall’altro, ritenere estranea la questione del differente trattamento delle due categorie di profughi in quanto non dedotta precedentemente.

Ritenuto:

– che, nel vigente contrasto interpretativo, occorre esaminare, da un lato, il motivo di ricorso dell’Azienda pubblica che afferma essere incorso il precedente del 2011 di questa Corte in errore di rilevazione del contenuto normativo della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 223; dall’altro è necessario verificare: a) se la disposizione della L. n. 388 del 2000, debba ritenersi o meno innovativa rispetto alla previgente disciplina normativa; 2) se della stessa possa darsi una interpretazione costituzionalmente orientata, avuto riguardo alla irragionevolezza della legge regionale (riproduttiva della disposizione della legge statale), accertata dalla Corte costituzionale; 3) se viceversa debba essere sollevata questione di legittimità costituzionale della L. n. 388 del 2000, ovvero debbano essere ritenute illegittimamente discriminatorie, in relazione a profili ulteriori di esame della normativa non considerati dal Giudice delle Leggi, le altre norme di legge ove interpretate nel senso di circoscrivere il beneficio di prezzo ai soli profughi assegnatari degli alloggi “costruiti e dedicati”;

– che in ordine alle predette questioni appare opportuna la discussione della causa in pubblica udienza, con l’intervento del Pubblico Ministero, non ravvisandosi ostacoli di natura processuale nella nuova disciplina del giudizio di legittimità introdotta dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. con mod. in L. 25 ottobre 2015, n. 197, essendo idonea a garantire i diritti di difesa delle parti la comunicazione a cura della Cancelleria del mutamento di rito e della fissazione della data della udienza pubblica.

PQM

Dispone la trasmissione del fascicolo iscritto al RG 22959/2015 al Presidente della 3^ Sezione, affinchè valuti la opportunità della trattazione della causa in pubblica udienza ai sensi dell’art. 379 c.p.c., previa modifica del rito camerale ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, ovvero la competenza tabellare della Prima Sezione Civile, i cui precedenti appaiono dissonanti.

Così deciso in Roma, il 8 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2017

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