Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11480 del 25/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 25/05/2011, (ud. 29/04/2011, dep. 25/05/2011), n.11480

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – rel. Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

SOCIETA’ B PLUS GIOCOLEGALE LIMITED (OMISSIS), (già Atlantis

World Giocolegale Limited), in persona del suo procuratore speciale

per l’Italia, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA STOPPANI 1,

presso lo studio dell’avvocato BARRECA CARMELO, che la rappresenta e

difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DEI MONOPOLI DI STATO, in persona del

Direttore, legale rappresentante pro tempore,MINISTERO DELL’ECONOMIA

E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro tempore, selettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1779/2010 del TRIBUNALE di TORINO, depositata

il 16/03/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/04/2011 dal Consigliere Dott. LUIGI PICCIALLI;

udito l’Avvocato Antonio Giuffrida, (delega avvocato Carmelo

Barreca), difensore della ricorrente che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS che ha

concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Si riporta di seguito la relazione in data 23.2.11 del consigliere designato per l’esame preliminare ex art. 380 bis c.p.c.:

“rilevato che l’impugnazione ha per oggetto una sentenza che, confermando di quella di primo grado, ha rigettato l’opposizione L. n. 689 del 1981, ex art. 22, della società ATLANTIS WORLD GIOCOLEGALE LIMITED,avverso un’ ordinanza – ingiunzione,irrogante una sanzione pecuniaria, per la violazione di cui al R.D. 18 giugno 1931, n. 773, art. 110, comma 6, per avere, quale concessionario di rete telemalica, consentito l’uso, presso un pubblico esercizio in Torino, di due apparecchi per gioco da intrattenimento non conformi alle prescrizioni normative, in quanto risultati non collegati alla rete telematica;

ritenuto,anzitutto,che il ricorso si palesa inammissibile, in quanto proposto: a) per conto di società avente denominazione diversa da quella che ha partecipato al giudizio di merito, senza aver documentatola soltanto genericamente dedotto, un non meglio precisato mutamento di tale denominazione circostanza attinente alla legittimazione ad impugnare e, pertanto, rilevabile di ufficio; b) da persona che si qualifica, genericamente, “procuratore speciale per l’Italia” della società in questione avente sede all’estero, senza tuttavia produrrete menzionare, alcun atto idoneo a conferirgli detta rappresentanza; ritenuto, altresì ed in subordine, che l’unico motivo di ricorso, deducente violazione della L. n. 689 del 1981, art. 1, si rivela manifestamente infondato, poichè, contrariamente a quanto sostenuto, de si inalar i del precetto sanzionato devono considerarsi tutti quei soggetti (“chiunque … distribuisce od installa o comunque consente l’uso …”) che, nell’ambito della disciplina dei giochi in questione, venendo meno a specifici obblighi (segnatamente dettali, per i concessionari della rete telematica, dal D.M. 12 marzo 2004, n. 65, imponente controlli di conformità dell’uso delle apparecchiature collegate e l’eventuale blocco in caso negativo, finalizzati ad assicurare la regolarità dell’uso degli apparecchi, in qualsiasi modo, ne rendano possibile l’impiego illecito, condotta omissiva nella specie accertata; conclusivamente propone, in via principale, dichiararsi inammissibile ed, in subordine, rigettarsi il ricorso”.

Premesso quanto precede, esaminata la memoria depositata dalla difesa della ricorrente, sentito il difensore della stessa e dato atto delle conclusioni del P.G., adesive alla relazione ex art. 380 bis c.p.c., il collegio ritiene di condividere integralmente quest’ultima e ne recepisce la preliminare proposta, esimendosi da ogni ulteriore considerazione in ordine al contenuto della memoria.

Richiamati i rilevi del relatore,relativi alla legittimazione al l’impugnazione, va osservato che i documenti astinenti all’ammissibilità del ricorsole depositati successivamente a quest’ultimo, devono tuttavia ai sensi dell’art. 372 c.p.c., comma 2, essere notificati alle altre parti prima dell’udienza. Tale adempimento è stato omesso dalla parte ricorrente (che si è limitata ad allegare alla memoria un “certificato storico camerale” ed una copia della procura per “rappresentanza stabile”, senza tuttavia notificarne il relativo elenco all’avvocatura erariale) e | la relativa omissione neppure può ritenersi sanata dalla conoscenza di tali atti dalla controparte, non essendo questa comparsa in udienza (v. Cass. nn. 10122/07,11474/06. 10904/03), sicchè la corte, non potendo prendere in considerazione la documentazione suddetta, non può che dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione. Le spese infine, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al rimborso delle spese del giudizio in favore dell’amministrazione resistente,in misura di Euro 1.500,00, oltre a quelle prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 29 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2011

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