Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11476 del 25/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 25/05/2011, (ud. 08/04/2011, dep. 25/05/2011), n.11476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

B.M. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata

in Roma, presso la cancelleria della Corte di Cassazione,

rappresentata e difesa dall’avv. V. Gobbi;

– ricorrente –

contro

PREFETTO di TORINO, domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi,

12, presso l’Avvocatura generale dello Stato, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6994/09 della Corte d’appello di Torino,

deliberata il 6.10.2009 e depositata il 14.10.2009;

vista la relazione scritta della causa svolta dal Consigliere Dott.

Felice Manna;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso aderendo alla relazione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – Il consigliere relatore nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c. ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis e art. 375 c.p.c.:

“1. – B.M. proponeva innanzi al giudice di pace di Torino opposizione avverso un’ordinanza di ingiunzione emessa nei suoi confronti per la violazione dell’art. 173 C.d.S., comma 2, in esito ad accertamento della Polizia municipale di Torino. Non essendo comparsa la ricorrente all’udienza, il giudice convalidava il provvedimento opposto ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 5.

Sull’impugnazione della B. – che lamentava, fra l’altro, l’inosservanza del termine minimo di 90 giorni liberi tra la notificazione del ricorso e l’udienza fissata ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 3, l’omesso esame da parte del giudice di pace dei motivi dell’opposizione in relazione ai documenti versati in atti e la falsa applicazione dell’art. 204 C.d.S., comma 1, il Tribunale di Torino con sentenza 14.10.2009 rigettava l’appello, ritenendo che a) l’appellante non fosse legittimata ad eccepire il mancato rispetto del termine di comparizione, in quanto posto esclusivamente a tutela della P.A intimata; e che b) l’ordinanza appellata fosse correttamente motivata ed esente da vizi logici- giuridici, per cui il provvedimento opposto doveva essere confermato, non apparendo l’opposizione fondata a stregua degli atti.

Infine, condannava l’appellante alle spese.

2. – Per la cassazione di detta sentenza ricorre B.M., con sei motivi, e precisamente: 7) violazione della L. n. 742 del 1969, art. 1 della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 3 e dell’art. 163 bis c.p.c., con conseguente nullità del procedimento, nonchè insufficiente e illogica motivazione su un punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5;

2) falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 22, commi 4 e 5 e dell’art. 23, commi 5 e 12, con conseguente nullità del procedimento di primo grado, nonchè insufficiente e illogica motivazione su un punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5, comma 1; 3) insufficiente e/o illogica motivazione circa un punto decisivo della controversi prospettato da una delle parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; 4) violazione e/o falsa applicazione dell’art. 385 c.p.c., comma 3, reg. att. C.d.S., nonchè insufficiente e/o illogica motivazione circa un punto decisivo della controversia; 5) violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 39 del 1993, art. 3, comma 2 e del D.Lgs. n. 82 del 2005, artt. 20, 21, 2 e 23, nonchè insufficiente e/o illogica motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5); 6) violazione e/o falsa applicazione del D.M. Ministero della Giustizia 8.4.2004 n. 127 nonchè insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., comma 1, nn.3 e 5).

2.1. – La parte intimata resiste con controricorso.

3. – Il primo motivo è manifestamente infondato, in quanto non considera che legittimata ad eccepire la nullità di un atto processuale è solo la parte nel cui interesse è stabilito il requisito di forma-contenuto che risulti mancante o viziato (art. 157 c.p.c., comma 2).

3.1. – Nel caso specifico dell’inosservanza del termine di comparizione nei procedimenti di opposizione ad ordinanze ingiuntive, è stato affermato da questa Corte che il termine di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 3, come modificato dal D.Lgs. n. 507 del 1999, è inderogabile, a pena di nullità della sentenza, esclusivamente a beneficio dell’autorità convenuta che ha emesso il provvedimento impugnato, atteso che soltanto per essa la notifica del ricorso ha il valore di vocatio in ius, e non anche a favore dell’opponente, per il quale, invece, la notifica è prevista solo in funzione di conoscenza della data dell’udienza al fine di consentirgli la presenza a quest’ultima, posto che egli già conosce gli atti di causa e il ricorso che ha lui stesso introdotto (Cass. n. 23662/09).

3.2. – Esclusa la legittimazione della ricorrente ad eccepire detta nullità, resta assorbita ogni questione relativa all’esatto computo del termine in oggetto, applicando la sospensione di cui al periodo feriale.

4. – Il secondo motivo è inammissibile per difetto del requisito di autosufficienza.

4.1. – In generale, deve osservarsi che ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, il ricorrente per cassazione ha l’onere di indicare specificamente nel ricorso gli atti processuali su cui questo si fonda e di trascriverli nella loro completezza con riferimento alle parti oggetto di doglianza (cfr. ex multis e tra le più recenti, Cass. n. 6937/10).

4.1.1. – In particolare, per quanto concernente la questione della sindacabilità dell’ordinanza di convalida, occorre ulteriormente considerare che le S.U. di questa Corte, componendo il contrasto di giurisprudenza esistente sui limiti del controllo che, in caso di mancata comparizione dell’opponente, il giudice deve effettuare per poter convalidare l’ordinanza di ingiunzione opposta, hanno di recente affermato che nel giudizio di opposizione avverso i provvedimenti irrogativi di sanzioni amministrative, disciplinato dalla L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23, l’ordinanza di cui al citato art. 23, comma 5 con la quale il giudice convalida il provvedimento impugnato per mancata comparizione alla prima udienza dell’opponente che non abbia fatto pervenire tempestiva notizia di un suo legittimo impedimento, è sufficientemente motivata ove il giudice dia espressamente atto di aver valutato la documentazione hinc et inde prodotta, ritenendola inidonea a incidere sulla valenza della pretesa sanzionatoria, senza necessità di una specifica disamina di ciascuna delle censure rivolte al provvedimento impugnato, dovendosi escludere – alla stregua della ratio sottesa alla norma, intesa, in coerenza con i principi del giusto processo, alla sollecita definizione dei procedimenti ai quali la parte attrice abbia omesso di dare impulso – che l’onere motivazionale relativo alla sussistenza o meno dei presupposti giustificanti la sanzione irrogata debba conformarsi ai contenuti tipici di una decisione raggiunta all’esito di un giudizio sviluppatosi secondo le forme ordinarie. Ne consegue che, ove il provvedimento di convalida risponda a tali requisiti, resta esclusa la possibilità, in sede di legittimità, di sindacarne la fondatezza ovvero la persuasività sotto il profilo della completezza e dell’esattezza, risolvendosi solo la motivazione apparente o comunque avulsa dalle risultanze documentali in un vizio rilevabile in sede di legittimità (Cass. S.U. n. 10506/10).

4.2. – Applicati entrambi i principi alla fattispecie, si osserva che parte ricorrente avrebbe dovuto trascrivere integralmente (o quanto meno nella parte che rileva ai fini del richiesto controllo di legittimità) la motivazione dell’ordinanza di convalida, in guisa da consentire a questa Corte di verificarne la sufficienza nei termini anzi detti, restando, per contro, esclusa la possibilità di ricavarla altrimenti, dalla sentenza d’appello o dagli atti (cfr. per l’affermazione del principio per cui il contenuto del ricorso per cassazione non può essere integrato aliunde nelle parti mancanti che lo rendano non autosufficiente, Cass. nn. 9079/03, 6753/04, 19254/04, 16132/05, 12446/06).

5. – L’inammissibilità del motivo diretto a censurare la sentenza d’appello lì dove ha ritenuto sufficiente la motivazione posta a base dell’ordinanza di convalida, rende quest’ultima non più contestabile e assorbe, pertanto, l’esame di ogni altra censura, essendosi esaurita qualsivoglia residua possibilità di sindacato sulla pretesa sanzionatoria dell’autorità amministrativa intimata”.

2 – Ritiene questa Corte che le considerazioni svolte al relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla consolidata giurisprudenza di legittimità in materia. Ricorre ad evidenza il presupposto dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, per la definizione camerale del processo, soluzione, questa, non contrastata dalla parte ricorrente, che non ha depositato memoria, e condivisa dal Procuratore generale, che ha aderito alla relazione.

3 – Conseguentemente, il ricorso va respinto.

4 – Le spese del giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della parte ricorrente.

5- La presente decisione, in quanto conforme alla giurisprudenza delle S.U. di questa Corte e a quella, consolidata, delle sezioni semplici, è pronunciata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 1.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in Euro 400,00, oltre Euro 200,00 per spese vive, oltre spese generali di studio e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2011

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