Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11466 del 30/04/2021

Cassazione civile sez. II, 30/04/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 30/04/2021), n.11466

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14784-2016 proposto da:

LA GROLA SNC DI P.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

FABIO MASSIMO 45, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO SABBATANI

SCHIUMA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato SIMONE

CURI;

– ricorrente –

contro

R.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI SAVORELLI

11, presso lo studio dell’avvocato ANNA CHIOZZA, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati MAURIZIO TOLENTINATI, GIUSEPPE

CLEMENTI, FEDERICA SEVERINO, PAOLA CAMPOSTRINI, PIETRO CLEMENTI;

– controricorrente –

nonchè contro

M.L.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 471/2016 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 07/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/02/2021 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. R.E. proprietaria del fondo agricolo censito al catasto terreni di (OMISSIS), citava dinanzi al Tribunale di Verona la società La Grola di P.L. per sentire dichiarare la sua comproprietà collatione privatorum agrorum della via vicinale agraria a partire dalla strada pubblica della (OMISSIS) fino all’inizio del mappale (OMISSIS) a cavallo tra i fondi agricoli di proprietà della convenuta e censiti in catasto di (OMISSIS). In subordine chiedeva di accertare la sua titolarità di una servitù di passaggio pedonale carraio sulla via vicinale e il ripristino dell’originario accesso carraio a tale via. La parte convenuta si costituiva chiamando in causa il proprio dante causa M.L. chiedendo, in caso di condanna, il rimborso della somma percepita in eccedenza per evizione parziale. Si costituiva M.L. chiedendo il rigetto della domanda principale.

2. Il Tribunale di Verona accoglieva la domanda volta all’accertamento della comproprietà della via vicinale agraria mentre rigettava la domanda proposta dalla convenuta nei confronti di M.L..

3. La Grola snc impugnava la suddetta sentenza lamentando l’errata interpretazione della consulenza tecnica e il travisamento della prova testimoniale.

4. La Corte d’Appello rigettava l’impugnazione. A parere del collegio giudicante il Tribunale di Verona aveva fatto puntuale applicazione dei principi elaborati dalla Corte di Cassazione sul conferimento di un terreno ex collazione privatorum agrorum.

Infatti, anche le riprese aeree confermavano la valutazione effettuata dal Tribunale e ulteriormente supportata anche dalla consulenza tecnica e dalla prova testimoniale assunta anche in sede di ispezione locale. La Corte d’Appello rigettava il motivo relativo alla parziale evizione nei confronti del M. in quanto egli, all’atto della vendita, non era consapevole dell’uso della stradina da parte di altri soggetti e del fatto che la stessa costituisse oggetto di comunione.

5. La Grola snc ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di tre motivi.

6. R.E. e M.L. hanno resistito con controricorso.

9. Entrambe le parti con memoria depositata in prossimità dell’udienza hanno insistito nelle rispettive richieste.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente deve valutarsi l’eccezione di inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, formulata con la memoria dalla controricorrente. L’eccezione è infondata. Risulta agli atti il tempestivo deposito della copia autentica della sentenza e della relata di notifica della stessa.

1.1 Il primo motivo di ricorso è così rubricato: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione con riferimento alla valutazione delle prove testimoniali.

Le sentenze di merito (primo e secondo grado) avrebbero entrambe dato atto nella motivazione che alla decisione si era pervenuti grazie al conforto delle dichiarazioni testimoniali assunte nel corso del giudizio di primo grado oltre alle restanti risultanze istruttorie.

Ebbene le dichiarazioni dei testimoni sono state oggetto di un’erronea valutazione, non vi sarebbe stato idoneo riferimento a quanto dichiarato da altri quattro testimoni, il cui contenuto il ricorrente riporta nel motivo a fini di completezza.

La Corte d’Appello avrebbe dovuto riformare la decisione in quanto nello scegliere tra opposte versioni non avrebbe dovuto privilegiare quella conforme alla versione dei fatti fornita dalla parte istante, non solo perchè il numero di testimoni era inferiore rispetto a quelli che sostenevano l’opposta versione, ma anche perchè una delle due testimonianze era palesemente smentita da altre risultanze istruttorie. La Corte d’Appello non avrebbe preso posizione su tale censura commettendo un grave errore di valutazione. Se, invece, avesse correttamente valutato le prove testimoniali avrebbe ritenuto non dimostrata la sussistenza della strada di collegamento fino al fondo dell’attrice e il passaggio prolungato e pacifico tale da dimostrare un’effettiva destinazione della via alle esigenze del fondo.

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione di norme di diritto con riferimento agli artt. 1100,1102,2697,2727 e 2729 c.c., nonchè degli artt. 115 e 116 c.p.c., con connesse carenze e contraddittorietà di motivazione, in relazione all’inadeguato e illogico apprezzamento degli elementi probatori emersi a sostegno del rivendicato diritto di comproprietà sulla strada vicinale con riferimento al titolo del diritto di passaggio.

La società ricorrente ritiene che nel corso del giudizio di primo grado non sarebbe stata fornita adeguata prova dell’esistenza della strada di collegamento e del passaggio prolungato. Ciò premesso a parere della ricorrente sarebbe erronea la valutazione del titolo in forza del quale il suddetto passaggio avveniva. Dalle testimonianze, infatti, sarebbe emerso che il passaggio dello stradello avveniva per accedere alla presa d’acqua del consorzio di irrigazione che si trovava all’interno del fondo acquistato e, quindi, di un diritto di servitù costituito contrattualmente in favore dei mappali (OMISSIS) e (OMISSIS) a carico del fondo di proprietà della dottoressa R.. Coerentemente si sarebbe dovuti giungere alla conclusione che la domanda principale e quelle subordinate erano infondate.

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione con riferimento agli artt. 1100,1102,2697,27272729 c.c., nonchè degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’inadeguato ed illogico apprezzamento degli elementi probatori emersi a sostegno del rivendicato diritto di comproprietà sulla strada vicinale con riferimento al presupposto del conferimento di sedime.

Il diritto reale di uso della strada vicinale formata mediante collatione agrorum privatorum secondo la Corte d’Appello si estenderebbe alla totalità della medesima. Nella specie la perizia espletata nel corso del procedimento di primo grado aveva chiarito come la porzione di terreno che secondo la prospettazione attorea avrebbe dovuto ospitare il tracciato della strada vicinale fosse posizionato quasi esclusivamente all’interno del mappale (OMISSIS) per circa metri quadri 240, insistendo sul sedime del mappale (OMISSIS) per soli 40 metri quadri, in un brevissimo tratto centrale del medesimo percorso.

Il Tribunale di Verona aveva giustificato la decisione anche nel caso in cui per la particolarità del tracciato una parte della strada non risulti dal simmetrico conferimento di segmenti di terreno. Avverso tale statuizione la società ricorrente aveva proposto appello e la Corte d’Appello avrebbe omesso di pronunciarsi su tale specifica censura.

Se avesse, invece, correttamente apprezzato le risultanze istruttorie avrebbe certamente respinto le domande, in quanto non poteva ammettersi l’insorgenza della comunione sull’intera strada formata con sedime esclusivo di un solo partecipante fatta eccezione per un brevissimo tratto posto nella parte centrale del tracciato.

3.1 I tre motivi di ricorso, che stante la loro evidente connessione possono essere trattati congiuntamente, sono in parte inammissibili e in parte infondati.

L’art. 348 ter c.p.c., comma 5, (applicabile, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, ai giudizi d’appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal giorno 11 settembre 2012) esclude che possa essere impugnata ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 la sentenza di appello “che conferma la decisione di primo grado”.

In tal caso, il ricorrente in cassazione – per evitare l’inammissibilità del motivo deve indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Sez. L, Sent. n. 20994 del 2019, Sez. 1, Sent. n. 26774 del 2016).

Il ricorrente ha del tutto omesso di individuare tali differenze che, peraltro, nella specie non sussistono come del resto si afferma nello stesso ricorso per cassazione dove si legge che entrambe le sentenze di merito si fondano su una presunta erronea valutazione delle prove.

Deve comunque ribadirsi che: “L’accertamento della comunione di una via privata, costituita ex collatione agrorum privatorum, non è soggetto al rigoroso regime probatorio della rivendicazione, potendo tale comunione, al pari di ogni “communio incidens”, dimostrarsi con prove testimoniali e presuntive, comprovanti l’uso prolungato e pacifico della strada da parte dei frontisti e la rispondenza della stessa alle comuni esigenze di comunicazione in relazione alla natura dei luoghi, con la conseguente necessità di una valutazione complessiva degli elementi, anche indiziari, addotti, al fine di stabilire l’effettiva destinazione della via alle esigenze comuni di passaggio” (Sez. 2, Ord. n. 30723 del 2018).

Inoltre, con riferimento al primo motivo, deve ribadirsi il consolidato orientamento secondo cui qualora le deposizioni testimoniali esaminate dalla Corte di Cassazione comportino valutazioni ed apprezzamenti di fatto, quali la maggiore o minore attendibilità dei testi, suffragata da non illogici argomenti, ovvero presunzioni ex art. 2727 c.c., il motivo è inammissibile (Cass., Sez. L, sentenza n. 15205 del 3 luglio 2014, Rv. 631686; Cass., Sez. L, sentenza n. 25608 del 14 novembre 2013, Rv. 628787; Cass., Sez. U, sentenza n. 24148 del 25 ottobre 2013, Rv. 627790). Inoltre, nel giudizio di cassazione, con riferimento alle testimonianze assunte nei gradi precedenti, non è configurabile il vizio di motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 qualora siano richiesti apprezzamenti di fatto, compresi quelli sulla maggiore o minore attendibilità dei testi, non essendo consentito in sede di legittimità un nuovo esame di merito (Cfr. Cass., Sez. L, sentenza n. 15205 del 3 luglio 2014, Rv. 631686).

Anche le censure di cui ai motivi successivi con le quali il ricorrente formalmente lamenta una violazione di legge in realtà sono dirette ad una diversa valutazione delle risultanze istruttorie e sono, dunque, inammissibili. Il ricorrente, infatti, tende ad una rivalutazione in fatto della vicenda mediante una diversa lettura delle fonti di prova complessivamente considerate. Deve richiamarsi in proposito il seguente principio di diritto: “L’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonchè la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata”.

(Sez. 1, Sent n. 16056 del 2016).

La Corte di merito ha effettuato una valutazione complessiva delle risultanze istruttorie, sufficientemente e logicamente argomentata, sicchè le censure proposte mirano ad una impropria revisione del giudizio di fatto precluso in sede di legittimità. Come si è detto la valutazione delle prove, la valutazione delle testimonianze e la scelta, tra le varie risultanze istruttorie, di quelle più idonee a sorreggere la motivazione involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, il quale è libero di formare il suo convincimento utilizzando gli elementi che ritenga più attendibili, senza essere tenuto ad un’esplicita confutazione degli altri elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti, essendo limitato il controllo del giudice della legittimità alla sola congruenza della decisione dal punto di vista dei principi di diritto che regolano la prova (Cfr. Cass., Sez. 1, sentenza n. 11511 del 23 maggio 2014, Rv. 631448; Cass., Sez. L, sentenza n. 42 del 7 gennaio 2009, Rv. 606413; Cass., Sez. L., sentenza n. 2404 del 3 marzo 2000, Rv. 534557).

L’unica censura che involge un profilo di diritto è quella relativa alla circostanza che la porzione di terreno conferita alla via sarebbe quasi interamente all’interno della proprietà del ricorrente e che solo un brevissimo tratto centrale del percorso di 40 metri quadri attraverserebbe il terreno di proprietà di R.E..

La doglianza è infondata in quanto con la costituzione della via vicinale ex agris collatis viene ad esistenza un nuovo bene nel quale le originarie qualità delle varie porzioni di terreno si trasformano, e si determina la perdita de iure delle proprietà individuali e la formazione della proprietà comune dell’intera strada (Sez. 2, Sent. n. 3757 del 1979).

Deve richiamarsi in proposito un risalente principio di diritto affermato da questa Corte che il collegio intende ribadire: Le strade vicinali private non sono soltanto quelle formulate con il conferimento di parti di proprietà fronteggiantesi, ma anche quelle la cui sede è formata mediante conferimento di tratti successivamente svolgentisi per intero su ciascun fondo dei proprietari confinanti. Nè può escludersi il carattere vicinale solo perchè la strada risulti formata in alcuni tratti da conferimenti di frontisti e in altri mediante conferimento di parti di fondi che si succedono. Eccezionale è soltanto che la strada risulti formata ex collatione privatorum agrorum e destinata all’uso comune, per la necessità stessa delle comunicazioni e delle culture dei fondi lambiti o attraversati (Sez. 2, Sent. n. 444 del 1957).

5. Il ricorso è rigettato.

6. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5300 più 200 per esborsi;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2021

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