Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11458 del 30/04/2021

Cassazione civile sez. II, 30/04/2021, (ud. 21/01/2021, dep. 30/04/2021), n.11458

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9547/2016 proposto da:

M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. TAZZOLI n.

6, presso lo studio dell’avvocato LUCA GRATTERI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO ROMANELLO;

– ricorrente –

contro

S.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA L.

MANTEGAZZA n. 24, presso lo studio dell’avvocato MARCO GARDIN,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALFREDO CAGGIULA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 770/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 07/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/01/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso in data 6.7.1998 M.L., proprietario di un immobile adibito a civile abitazione sito in (OMISSIS) e posto al piano terreno di un edificio, proponeva denuncia di nuova opera evocando in giudizio innanzi il Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardè, S.R., proprietario del lastrico solare sovrastante il suo appartamento, sul quale si aprivano due lucernari posti a servizio della proprietà M.. Quest’ultimo deduceva, in particolare, che lo S. aveva parzialmente occupato il lastrico con una sopraelevazione, eliminando uno dei predetti lucernari. Nella resistenza dello S., che proclamava la legittimità del proprio operato, il Tribunale riteneva che dagli atti pubblici sulla cui base traevano titolo, rispettivamente, la parte ricorrente e quella resistente, emergesse il diritto della seconda di edificare sul lastrico solare, con il solo obbligo di mantenere e rispettare il lucernario a servizio della cucina della proprietà sottostante; poichè nel caso di specie la sopraelevazione non aveva interessato il predetto lucernario, bensì l’altro, il Tribunale, con sentenza n. 594/2002, rigettava la domanda. In assenza di impugnazione, la decisione passava in giudicato.

A distanza di anni il M., avvedutosi di una riduzione della luminosità del vano cucina del proprio appartamento, proponeva in data 1.10.2009 nuovo ricorso, sempre al Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò, ai sensi dell’art. 1168 c.c. e art. 702 c.p.c., invocando la reintegrazione nel proprio diritto di servitù di luce derivante dal residuo lucernario posto a servizio della sua proprietà. Veniva inizialmente emesso l’interdetto, poi revocato, a seguito di reclamo proposto dallo S., sul presupposto della ritenuta tardività dell’azione possessoria, promossa oltre un anno dopo la scoperta della lesione denunciata. La causa veniva poi decisa con ordinanza del 12.4.2012, con la quale il Tribunale accoglieva il ricorso, ravvisando l’esistenza del giudicato esterno derivante dalla sentenza n. 594/2002, che aveva riguardato non soltanto il lucernario in quell’occasione eliminato dallo S., ma anche l’altro, affermando che il M. aveva diritto di mantenerlo in base al suo titolo di acquisto.

Interponeva appello avverso detta decisione lo S. e si costituiva in seconde cure il M., resistendo al gravame.

Con la sentenza oggi impugnata, n. 770/2015, la Corte di Appello di Lecce accoglieva il gravame, rigettando la domanda del M. sul presupposto dell’inesistenza del precedente giudicato esterno.

Propone ricorso per la cassazione della predetta decisione M.L., affidandosi ad un solo motivo.

Resiste con controricorso S.R..

La parte ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., perchè la Corte di Appello avrebbe erroneamente escluso la sussistenza, nel caso di specie, del giudicato esterno derivante dalla decisione del Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò, n. 594/2002.

La censura è fondata.

La Corte distrettuale ha infatti argomentato che “Non vi è dubbio che la sentenza n. 594/02, prodotta in atti e già più volte citata, è stata resa in un procedimento che non aveva ad oggetto il lucernario per cui qui è causa. Nella motivazione, come riportato anche nell’ordinanza impugnata, si legge, infatti, che dagli atti pubblici di compravendita degli immobili per cui è causa “risulta che, in caso di copertura dei lastricati solari, oggi di proprietà dello S., all’acquirente non era consentito costruire sulla cucina di cui sopra è cenno perchè tenuto al rispetto del lucernario ivi esistente che doveva essere lasciato completamente nello stato in cui si trovava, in quanto serviva a dare luce al piano terra, mentre veniva consentita la chiusura dell’altro lucernario, ossia quello oggetto del presente giudizio, come tale individuato anche da CTU”. La sentenza n. 594/02, quindi, ha autorità di giudicato tra le parti soltanto per quanto attiene all’oggetto di quella controversia (nella quale è stato affermato il diritto di S. ad edificare sopra un lucernario diverso da quello per cui qui è causa), mentre la stessa autorità non può estendersi a mere argomentazioni o considerazioni incidentali relative alla funzione di un lucernario estraneo alla materia del contendere in quel giudizio” (cfr. pag. 5 della sentenza impugnata).

Detta affermazione risulta intrinsecamente contraddittoria, poichè la Corte di Appello dapprima dà atto che la sentenza n. 594/2002 aveva riguardato anche il lucernario oggetto della presente controversia, e poi ne esclude l’efficacia di giudicato, ritenendo che – in quel contesto – il riferimento al lucernario oggi in contestazione costituisse una mera argomentazione incidentale, rispetto all’oggetto del contendere. In realtà, sia nel primo giudizio che nel presente, il M. lamenta in sostanza di aver subito effetti dannosi dall’attività dello S., che aveva prima eliminato uno dei due lucernari a servizio della abitazione del M., e poi, a distanza di anni, occluso il secondo. La legittimità dell’operato dello S., relativamente alla chiusura del primo lucernario, è stata accertata, all’esito del primo procedimento, anche in relazione all’esistenza del secondo lucernario – oggetto del presente, diverso giudizio – e sulla considerazione che la clausola del titolo di provenienza del M., che gli garantiva il diritto al mantenimento di uno dei due lucernari, si riferisse al secondo dei predetti, ovverosia a quello per il quale oggi di controverte.

L’affermazione, contenuta nella sentenza n. 594/2002, dell’esistenza del diritto del M. a mantenere il lucernario oggetto del presente ricorso, dunque, non costituiva affatto un’argomentazione incidentale o accessoria, bensì statuizione direttamente compresa nel procedimento logico-giuridico che aveva condotto quel primo giudice di merito ad accertare l’esistenza del diritto dello S. di eliminare uno dei due lucernari posti a servizio della proprietà M..

In proposito, occorre ribadire che “Il giudicato si forma, oltre che sull’affermazione o negazione del bene della vita controverso, sugli accertamenti logicamente preliminari e indispensabili ai fini del deciso, quelli cioè che si presentano come la premessa indefettibile della pronunzia, mentre non comprende le enunciazioni puramente incidentali e in genere le considerazioni estranee alla controversia e prive di relazione causale col deciso. L’autorità del giudicato è circoscritta oggettivamente in conformità alla funzione della pronunzia giudiziale, diretta a dirimere la lite nei limiti delle domande proposte, sicchè ogni affermazione eccedente la necessità logico giuridica della decisione deve considerarsi un “obiter dictum”, come tale non vincolante” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 3793 del 08/02/2019, Rv. 652552; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1815 del 08/02/2012, Rv. 621374; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 9775 del 08/10/1997, Rv. 508631).

Nel caso di specie non può affermarsi che, nell’ambito del procedimento logico-giuridico condotto dal Tribunale nella sentenza n. 594/2002, l’accertamento del diritto del M. a mantenere il lucernario a servizio della propria cucina (oggetto di questo secondo procedimento) rappresentasse un mero obiter dictum, poichè l’affermazione del diritto dello S. a chiudere l’altro lucernario all’epoca esistente è stata motivata proprio sulla considerazione che, nel titolo di provenienza del M., si facesse riferimento al lucernario a servizio della cucina, e non invece a quello, diverso, all’epoca occluso dallo S..

Nè si pone alcun problema di rapporti tra i diritti in discussione nei due procedimenti, posto che sia il primo che il secondo giudizio avevano ad oggetto una domanda finalizzata alla tutela del possesso; nel primo caso, nella forma della denuncia di nuova opera, e nel secondo invece sotto il profilo della reintegrazione nel possesso del diritto di servitù di luce. E’ certo, in proposito, che “Il giudicato formatosi sulla domanda possessoria è privo di efficacia nel giudizio petitorio, avente ad oggetto l’accertamento dell’avvenuto acquisto del diritto di proprietà o di un altro diritto reale per usucapione, in quanto il possesso utile ad usucapire ha requisiti che non vengono in rilievo nei giudizi possessori, ove l’accoglimento della domanda prescinde dall’accertamento della legittimità del possesso ed offre tutela ad una mera situazione di fatto che ha i caratteri esteriori dei diritti sopra menzionati” (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 27513 del 02/12/2020, Rv. 659689; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 21233 del 05/10/2009, Rv. 610215). Analoga preclusione, tuttavia, non si configura quando la relazione si pone, come nel caso di specie, tra due giudizi aventi la medesima natura possessoria, poichè in tale eventualità l’accertamento condotto nel primo giudizio in relazione alla sussistenza, o insussistenza, di un diritto di possesso, e dei relativi presupposti, spiega necessariamente efficacia sul successivo giudizio nel quale si torni a controvertere della sussistenza, o insussistenza, del medesimo diritto o dei medesimi presupposti, sia pure – come è avvenuto nel caso di specie – sotto un angolo prospettico parzialmente difforme.

In definitiva, il ricorso va accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio della causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Lecce, in differente composizione. Il giudice del rinvio avrà cura di conformarsi al contenuto della presente decisione, in particolare considerando che l’accertamento del diritto del M. di mantenere integro il diritto di servitù di luce derivante dal lucernario posto a servizio del locale cucina della propria abitazione, contenuto nella decisione del Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò, n. 594 del 2002, è idoneo a spiegare effetti di giudicato esterno nel presente giudizio.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Lecce, in differente composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 21 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2021

 

 

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