Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11456 del 30/04/2021

Cassazione civile sez. II, 30/04/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 30/04/2021), n.11456

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7240/2016 proposto da:

B.S., elettivamente domiciliato in ROMA, P.LE CLODIO 14,

presso lo studio dell’avvocato ANDREA GRAZIANI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LAURA BORGNA DI BORGOMANERO, giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

T.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 58,

presso lo studio dell’avvocato ROMANO CERQUETTI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato MARIO MONTEVERDE, giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

TR.GI., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

VALSAVARANCHE 46, presso lo studio dell’avvocato MARCO CORRADI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALBERTO D. ZANETTA, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

UNIPOL ASSICURAZIONI S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 258/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 10/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Torino, con sentenza pubblicata il 10 febbraio 2015, ha rigettato l’appello proposto da B.S. avverso la sentenza del Tribunale di Verbania n. 179 del 2012, e nei confronti di T.E., Tr.Gi. e Unipol Assicurazioni s.p.a..

1.1. Per quanto riferito dalla Corte d’appello, il giudizio di primo grado fu introdotto dal B., dopo l’espletamento di ATP, per l’accertamento dell’inadempimento contrattuale dell’arch. Tr. – in qualità di progettista e direttore dei lavori – e di T.E., titolare dell’omonima impresa edile appaltatrice degli stessi lavori, ed il risarcimento del danno.

Era emerso, in sede di ATP, che le opere realizzate non rispettavano il progetto e presentavano errori nei particolari costruttivi.

1.2. Il convenuto T. produsse scrittura privata del 7 aprile 2005 contenente accordo transattivo con il quale il B., a fronte della riduzione del prezzo dovuto per i lavori, aveva rinunciato a contestare vizi o difetti, già contestati e non, relativi ai lavori eseguiti.

Il convenuto Tr. resistette, chiamò in manleva l’Assicurazione e propose domanda riconvenzionale per ottenere il pagamento del compenso professionale.

1.3. Il Tribunale rigettò le domande dell’attore, ritenendo per un verso, che l’impresa appaltatrice fosse sollevata dalla responsabilità per eventuali vizi in forza dell’accordo

transattivo, e, per altro verso, che il professionista non potesse rispondere degli errori che riguardavano la fase di esecuzione dei lavori, peraltro conseguenti a modifiche del progetto concordate con il committente.

Fu accolta, invece, la domanda riconvenzionale del professionista.

2. La Corte d’appello ha confermato la decisione.

3. B.S. ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di tre motivi, ai quali resistono, con autonomi atti di controricorso, Tr.Gi. ed T.E.. L’arch. Tr. ha proposto ricorso incidentale affidato ad un motivo.

Non ha svolto difese in questa sede Unipol Assicurazioni spa.

In prossimità della Camera di consiglio le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso principale è infondato.

1.1. Con il primo motivo è denunciata violazione degli artt. 1362 c.c. e segg., art. 1965 c.c., artt. 112 e 116 c.p.c. e si contesta l’interpretazione della scrittura privata del 7 aprile 2005, con riferimento alla ritenuta sussistenza di reciproche concessioni, nonchè l’omesso esame di un fatto rilevante di segno contrario.

La Corte d’appello avrebbe omesso di valutare i documenti prodotti dall’appellante B. riguardanti i pagamenti effettuati in favore dell’impresa T., dai quali si sarebbe dovuta desumere l’assenza di concessioni da parte della stessa.

2. Con il secondo motivo, che denuncia violazione dell’art. 1965 c.c. e art. 132 c.p.c., il ricorrente censura la sentenza nella parte in cui la Corte d’appello ha ritenuto che l’espressione utilizzata nella scrittura privata 7 aprile 2005 – di rinuncia da parte del committente ad “ogni contestazione in merito a qualsivoglia vizio o difetto contestato o non” – ricomprendesse anche i vizi conosciuti o conoscibili in un momento successivo, perchè occulti.

3. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente poichè attingono entrambi, sia pure sotto profili diversi, la valutazione che la Corte d’appello ha fatto della scrittura privata 7 aprile 2005, sono inammissibili.

3.1. Il primo motivo, oltre ad essere carente di specificità in quanto non riporta il testo dell’accordo transattivo di cui contesta l’interpretazione data dalla Corte d’appello, nè la documentazione di cui denuncia l’omesso esame, si risolve nella sollecitazione di nuovi accertamenti fattuali relativi all’entità dei pagamenti effettuati in favore della ditta appaltatrice, onde inferirne l’assenza di effettive concessioni da parte della stessa appaltatrice in sede di accordo transattivo.

Come reso evidente dalla tipologia dei vizi denunciabili ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nel giudizio di cassazione non è consentito il riesame della quaestio facti, come ricostruita dal giudice di merito attraverso l’apprezzamento degli elementi di prova, ma solo il controllo sulla correttezza dell’applicazione delle norme sostanziali e processuali, che nella specie non risultano violate.

3.2. Il secondo motivo, al pari del primo, non riporta il testo dell’accordo transattivo e quindi è inammissibile per carenza di specificità.

Peraltro, è di tutta evidenza la non configurabilità nella specie del vizio di carenza assoluta di motivazione, denunciato ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4 (v. Cass. Sez. U. 07/04/2014, n. 8053), in quanto la Corte d’appello ha argomentato le ragioni in base alle quali ha ritenuto che l’accordo transattivo coprisse tutti gli eventuali vizi dipendenti dai lavori eseguiti dall’impresa appaltatrice.

4. Con il terzo motivo è denunciata violazione degli artt. 112 e 116 c.p.c., artt. 1176,1218,1655,1659,1667,2055,2230 e 2697 c.c. e si censura l’erronea applicazione del riparto dell’onere probatorio e la conseguente esclusione di ogni responsabilità – tanto in via diretta, quanto per omessa vigilanza – del progettista e direttore dei lavori arch. Tr.. Si lamenta, inoltre, la Corte d’appello avrebbe omesso di pronunciare sulla responsabilità solidale tra l’impresa appaltatrice ed il direttore dei lavori.

4.1. Il motivo è in parte infondato ed in parte inammissibile.

4.1. La Corte d’appello ha rigettato la pretesa azionata nei confronti dell’arch. Tr. quale progettista richiamando l’accertamento del Tribunale – secondo il quale dall’ATP non erano emerse inadempienze attribuibili al professionista e le divergenze tra il progetto ed i lavori eseguiti erano frutto di accordi tra il committente ed il progettista – e poi rilevando che le contestazioni dell’appellante sul punto risultavano generiche e prive di consistenza, e perciò inidonee ad incrinare l’accertamento contenuto nella sentenza di primo grado.

Non vi è stata, dunque, inversione dell’onere della prova da parte della Corte d’appello, ma puntuale applicazione delle regole in materia di impugnazione.

4.2. Quanto al rigetto della pretesa per asserita omissione di vigilanza da parte del direttore dei lavori, la Corte territoriale ha osservato che non era dimostrato che l’arch. Tr. non avesse svolto la predetta funzione con diligenza, mentre risultava che le difformità riscontrate erano state prodotte da lavori eseguiti che “erano frutto di intese particolari tra impresa (appaltatrice) e committente”.

A fronte di tale argomentazione, il motivo di ricorso si risolve nella prospettazione di una ricostruzione alternativa della quaestio facti rispetto a quella contenuta nella sentenza impugnata, ed è pertanto inammissibile.

Non sussiste il vizio di omessa pronuncia, denunciato dal ricorrente principale con riferimento alla domanda di condanna in solido dei convenuti-appellati, tenuto conto che la Corte d’appello ha escluso ogni responsabilità in capo ai predetti.

5. Con l’unico motivo di ricorso incidentale è denunciata violazione o falsa applicazione degli artt. 91,92,99 e 112 c.p.c. e si contesta l’omessa pronuncia sull’appello incidentale, con il quale il Tr. aveva censurato la compensazione delle spese di ATP disposta dal Tribunale, a front della totale soccombenza dell’attore.

5.1. Il motivo è fondato.

Risulta, dalle conclusioni delle parti riportate nella sentenza impugnata (a pag. 6), che l’arch. Tr. aveva proposto appello incidentale per ottenere il rimborso delle spese di assistenza legale e peritale sostenute nel procedimento di ATP promosso dall’attore B..

Sul motivo di gravame incidentale la Corte d’appello ha omesso di pronunciare, e pertanto sussiste la violazione dell’art. 112 c.p.c..

6. Rigettato il ricorso principale e accolto l’incidentale, la sentenza impugnata è cassata nei limiti dell’accoglimento, con rinvio al giudice designato in dispositivo, il quale provvederà anche a regolare le spese del giudizio di legittimità.

Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente principale.

PQM

La Corte accoglie il ricorso incidentale, rigetta il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata limitatamente al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Torino, in diversa composizione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2021

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