Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11454 del 25/05/2011

Cassazione civile sez. trib., 25/05/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 25/05/2011), n.11454

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.C., elettivamente dom.to in Roma, via G. De Camillis

4, presso lo studio dell’avvocato Mastrangelo Maria Teresa,

rappresentato e difeso dall’avvocato Massidda Giovanni, per procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, Agenzia Entrate Ufficio di Iglesias e

Ministero dell’Economia e delle Finanze;

– intimati –

avverso la sentenza n. 87/4/05 della Commissione tributaria regionale

di Cagliari, emessa il 13 ottobre 2005, depositata il 27 ottobre

2005, R.G. 217/99;

udita la relazione della causa svolta all’udienza del 14 dicembre

2010 dal Consigliere Dott. Giacinto Bisogni;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il contribuente M.C., esercente l’attività di agricoltore, proponeva opposizione all’avviso di accertamento sintetico notificato dall’Amministrazione finanziaria sulla base delle risposte da lui rese al questionario MOD/55 che attestavano il possesso di un’autovettura, di una abitazione secondaria, di redditi di partecipazione societaria e la disponibilità di finanziamenti regionali. M. lamentava il travisamento della sua reale situazione economica e l’applicazione retroattiva dei coefficienti presuntivi ex DDMM 1992.

La C.T.P. rigettava il ricorso e tale decisione veniva confermata dalla C.T.R. che richiamava la giurisprudenza in tema di applicazione retroattiva dei coefficienti e, con riguardo alla fattispecie in esame, rilevava la presenza nel patrimonio del M. di cespiti diversi (fondiari, immobiliari, di partecipazione societaria) accanto alla disponibilità di consistenti somme di denaro per prestiti e contributi ottenuti dalla Regione Sardegna. Richiamava anche l’accertamento e il giudizio di opposizione relativo all’anno di imposta successivo.

Ricorre per cassazione M.C. affidandosi a quattro motivi di impugnazione.

Non svolgono difese le amministrazioni intimate.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. per mancata o errata valutazione degli elementi di prova. In particolare il ricorrente lamenta che non è stata valutata la sua comunicazione all’amministrazione finanziaria dell’errore nella qualificazione come reddito di impresa in contabilità semplificata del suo reddito di partecipazione societaria. Inoltre il ricorrente contesta la presunzione di redditi occulti basata sulla modesta disponibilità di denaro derivante dalla concessione di mutui e finanziamenti.

Il motivo è generico e basato su argomentazioni prettamente di merito oltre che sfornito di autosufficienza dato che non riporta le deduzioni istruttorie su cui si sarebbe formato un convincimento erroneo o incompleto da parte del giudice di appello.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c., e dell’art. 277 c.p.c., comma 1, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 per omessa pronuncia. Il ricorrente si riferisce alla richiesta qualificazione della reale natura del reddito societario richiesta alla C.T.R. e che quest’ultima avrebbe dovuto appurare. Il motivo oltre che sfornito di autosufficienza, perchè non è idoneo a rappresentare gli elementi di prova addotti nel giudizio di merito al fine di dimostrare la natura agricola del reddito societario, è anche infondato perchè la errata dichiarazione circa la natura di società a contabilità semplificata poteva essere corretta dall’amministrazione finanziaria su impulso della contribuente e non costituiva di certo un oggetto di accertamento gravante sulla C.T.R. in deroga alla normale ripartizione dell’onere probatorio nel processo tributario.

Con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6. Il ricorrente lamenta che non è stata superata la presunzione di reddito ascrittagli in base al solo dato catastale dei terreni posseduti o a situazioni particolari e transeunti di possesso di denaro. Il motivo è del tutto generico e assertivo di una opportunità ipotetica di cui può in astratto beneficiare il contribuente dimostrando la tassabilità su base catastale dei suoi cespiti patrimoniali o la disponibilità occasionale e non espressiva di reddito della capacità di spesa rilevata. Nessuna deduzione specifica, basata sulla concreta acquisizione di elementi di prova nel corso del giudizio di merito, è stata invece allegata dal ricorrente con riguardo specificamente a questo motivo di ricorso. Si può solo rilevare che, se è vero che il possesso di denaro derivante dall’acquisizione di finanziamenti è idoneo a smentire che le somme specificamente nella disponibilità del contribuente siano rappresentative di redditi già percepiti, è anche vero che la disponibilità di finanziamenti dimostra, per altro verso, la capacità reddituale del contribuente di provvedere alla loro restituzione, per mezzo dei frutti di un’attività lucrativa o del percepimento di rendite, e quindi attestano una potenzialità reddituale del contribuente che dall’ottenimento del finanziamento si estende nel medio o lungo periodo con una connotazione costante.

Con il quarto motivo di ricorso si deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, commi 1 e 2, art. 38, commi 1, 4 e 5. Il ricorrente rileva che il D.P.R. citato, art. 38 vigente nel 1989, consentiva la determinazione sintetica del reddito solo all’esito del raffronto fra la determinazione analitica del reddito e la disponibilità di beni mentre il testo successivo dell’art. 38 imponeva comunque un’attività istruttoria preventiva omessa nella specie dall’amministrazione finanziaria. Anche questo motivo appare del tutto generico e formulato in modo astratto se si tiene conto del fatto che il raffronto da cui scaturisce l’accertamento è quello eseguito dall’amministrazione finanziaria tra il reddito dichiarato (L. 6.129.000 ai fini Irpef e 3.831.000 ai fini Ilor) e quello presumibile in base alla disponibilità di beni indicativi di un livello reddituale maggiore. Resta inoltre del tutto indeterminato quello che il ricorrente sottintende rispetto al risultato cui l’accertamento analitico avrebbe dovuto condurre. Sul punto la possibilità di sovvertire l’accertamento basato sui parametri dipendeva dall’assolvimento di un onere di prova contraria che il contribuente non ha adempiuto secondo la valutazione della C.T.R. basata su dati incontestati e che non risultano svalorizzati dalle deduzioni portate con i quattro motivi di ricorso.

Il ricorso va pertanto respinto senza alcuna statuizione sulle spese processuali del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso. Nulla sulle spese processuali del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 25 maggio 2011

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