Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11434 del 10/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/05/2017, (ud. 23/03/2017, dep.10/05/2017),  n. 11434

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27422/2015 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A BERTOLONI 31,

presso lo studio dell’avvocato RAFFAELLA RAPONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato TERESA NOTARO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati MAURO RICCI, CLEMENTINA

PULLI ed EMANUELA CAPANNOLO;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, C.F. (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 712/2015 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 22/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. S.M. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Messina che, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede, aveva rigettato la domanda proposta per ottenere la pensione di invalidità civile, in considerazione del superamento del limite reddituale determinato dall’ammontare dei redditi del coniuge dell’istante.

2. A fondamento del ricorso lamenta la violazione e falsa applicazione del D.L. 28 giugno 2013, n. 76, art. 10, comma 5, conv. in L. 9 agosto 2013, n. 99 e sostiene che, quantomeno a decorrere dal 1/1/2013, dovrebbe aversi riguardo soltanto al suo reddito personale conseguito nell’anno in corso. Aggiunge che la Corte d’appello avrebbe dovuto altresì, in conformità con quanto previsto dal successivo sesto comma, dichiarare l’irripetibilità delle somme erogate per il periodo dal 1 gennaio 2008 al 26 giugno 2013 ed escludere la possibilità dell’Inps di agire per il recupero dei ratei pregressi ove già posti in pagamento.

3. L’Inps ha resistito con controricorso, mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze è rimasto intimato.

4. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. questa Corte, con riguardo al reddito da prendere in considerazione ai fini del riconoscimento della pensione di inabilità, ha ripetutamente affermato che “ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 12, assume rilievo non solamente il reddito personale dell’invalido, ma anche quello (eventuale) del coniuge del medesimo, onde il beneficio va negato quando l’importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite determinato con i criteri indicati dalla norma suindicata” (cfr. Cass. 1/3/2011 n. 5003 e successivamente, 20/10/2014 n. 22150). Con la modifica introdotta con il D.L. 28 giugno 2013, n. 76, conv. in L. 9 agosto 2013, n. 99, all’art. 10, comma 5 si è poi stabilito che: “Il limite di reddito per il diritto alla pensione di inabilità in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui alla L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 12, è calcolato con riferimento al reddito agli effetti dell’IRPEF con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte”. Dalla data di entrata in vigore di tale disposizione (28.6.2013), quindi, occorre avere riguardo al solo reddito dell’assistito.

2. Essendo tale nuova disciplina applicabile ai giudizi in corso, ai fini del riconoscimento del diritto a pensione a decorrere dalla medesima data, senza il pagamento di importi arretrati, la Corte territoriale avrebbe dovuto verificare la sussistenza del requisito reddituale in considerazione del solo reddito della S. (conf. Cass. civ. Sez. 6 – Lavoro Ordinanza, 02-02-2016, n. 1997), sulla base della documentazione ritualmente acquisita.

3. Quanto al rilievo dell’irripetibilità dei ratei pregressi, esso è inammissibile, non essendo specificato se siano stati effettivamente erogati ratei in esecuzione della sentenza del Tribunale e se sia stata intrapresa azione o comunque richiesta la ripetizione degli stessi.

4. In conclusione, il ricorso dev’essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Catania, che dovrà procedere a nuovo esame attenendosi agli esposti principi.

5. Al giudice designato competerà anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

PQM

accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolamentazione della spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Catania.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2017

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