Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11426 del 11/05/2010

Cassazione civile sez. III, 11/05/2010, (ud. 08/04/2010, dep. 11/05/2010), n.11426

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

P.M., S.F., M.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA TORNIELLI 46, presso lo STUDIO

PROTA, rappresentati e difesi dall’avvocato MALAFRONTE ANTONIO,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

ENEL DISTRIBUZIONE SPA in persona dell’Amministratore Delegato e

legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MICHELE

MERCATI 51, presso lo studio dell’avvocato BRIGUGLIO ANTONIO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GUERRA PIETRO, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 106/2008 del TRIBUNALE di TORRE ANNUNZIATA –

Sezione Distaccata di GRAGNANO, depositata il 07/03/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’8/04/2010 dal Consigliere Relatore Dott. SEGRETO Antonio;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. CARESTIA Antonietta.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

che e’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori: “Il relatore, cons. Antonio Segreto, letti gli atti depositati, osserva:

1.11 Tribunale di Torre Annunziata, sede distaccata di Gragnano, con sentenza n. 106 depositata il 7.3.2008, in riforma di 3 sentenze del giudice di pace di Gragnano, con cui l’Enel distribuzione veniva condannata al risarcimento dei danni patiti rispettivamente da M.C., P.M., S.F. a seguito del black out elettrico verificatosi nella notte tra il (OMISSIS), rigettava le domande per non imputabilita’ del danno all’Enel Distribuzione e riteneva che il preteso danno esistenziale non fosse risarcibile. Avverso questa sentenza hanno proposto ricorso per Cassazione gli attori. Resiste con controricorso l’Enel Distribuzione s.p.a..

2. Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 1218, 1228, 1372 e 2697 c.c. nonche’ il vizio motivazionale dell’impugnata sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Assumono i ricorrenti che andava affermata la responsabilita’ della convenuta, poiche’ essa a norma dell’art. 1228 c.c. rispondeva anche dei fatti dei propri ausiliari e che nella fattispecie il Gestore della Rete nazionale di trasmissione (a cui era addebitabile la mancata consegna all’Enel distribuzione dell’energia) operava appunto quale ausiliario della convenuta.

3. Il motivo e’ manifestamente infondato.

Dalla normativa regolante il sistema elettrico nazionale all’epoca dei fatti di causa, e segnatamente dal D.Lgs. n. 79 del 1999, artt. 1, 2, 3, 9, 13, e dal D.M. Industria 7 luglio 2000, emerge che la trasmissione di energia, attraverso la Rete Nazionale (e percio’ fino alle cabine primarie dell’Enel distribuzione) e’ gestita obbligatoriamente ed in esclusiva dalla GRTN s.p.a. (soggetto del tutto autonomo rispetto ad Enel Distribuzione); che Enel Distribuzione non puo’ procurarsi energia al di fuori della Rete Nazionale. Infatti sono riservati allo Stato ed affidati in concessione, in base ad apposita convenzione, al Gestore della rete, la trasmissione (consistente nel trasporto e nella trasformazione sulla rete interconnessa ad alta tensione) ed il c.d. dispacciamento (consistente nell’attivita’ diretta ad impartire disposizioni per l’utilizzazione e nell’esercizio coordinato degli impianti di produzione, della rete di trasmissione e dei servizi ausiliari) dell’energia elettrica (con la conseguenza che le controversie aventi ad oggetto le domande proposte contro il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale s.p.a. per il risarcimento dei danni cagionati dalla interruzione della somministrazione dell’energia elettrica sono devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo; Cass. S.U. 14/06/2007, n. 13887).

Pertanto la s.p.a. GRTN non puo’ considerarsi ausiliaria della convenuta ex art. 1228 c.c., poiche’ e’ un soggetto autonomo ed indipendente da questa e da qualsiasi altro soggetto operante nel settore elettrico ed e’ posto in posizione di supremazia rispetto a tali soggetti e di monopolista nella gestione della rete di trasmissione, controllando tutti i flussi di energia da chiunque immessa e prelevata sulla rete, senza alcun potere direttivo o di controllo dell’Enel distribuzione nei confronti di GRTN. Infatti non tutti i soggetti della cui attivita’ il debitore si avvalga per l’adempimento della propria obbligazione sono suoi ausiliari nei termini indicati dall’art. 1228 c.c.. Possono considerarsi tali tutti e soltanto coloro che agiscono su incarico del debitore ed il cui operato sia assoggettato ai suoi poteri direttivi e di controllo, a prescindere dalla natura giuridica del rapporto intercorrente tra loro ed il debitore medesimo, ovvero allorche’ sussista un collegamento tra l’attivita’ del preteso ausiliario e l’organizzazione aziendale del debito della prestazione (cfr. Cass. 14/06/2007, n. 13953).

Inoltre la s.p.a. GRTN non puo’ essere considerato ausiliaria dell’Enel Distribuzione in quanto non e’ stato liberamente scelta dall’Enel Distribuzione per la trasmissione di energia, ma e’ posta in posizione di monopolista, per cui ad essa l’Enel distribuzione doveva necessariamente rivolgersi per la trasmissione dell’energia da distribuire agli utenti.

4. Con il secondo motivo di ricorso i ricorrenti lamentano la violazione dell’art. 2059 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 nonche’ il vizio motivazionale della sentenza a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non avendo il giudice di appello liquidato il danno, che, sia pure definito esistenziale, coincideva con il diritto costituzionalmente garantito di non vedersi privato per 15 ore di black out della possibilita’ di attendere alle normali attivita’ realizzatrici della persona umana.

5. Il motivo e’ manifestamente infondato.

Come statuito da Cass. S.U. 11.11.2008, n. 26972, non e’ ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di “danno esistenziale”, inteso quale pregiudizio alle attivita’ non remunerative della persona. Il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, e’ risarcibile – sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. – anche quando non sussiste un fatto – reato, ne’ ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: (a) che l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia rilevanza costituzionale (altrimenti si perverrebbe ad una abrogazione per via interpretativa dell’art. 2059 c.c., giacche’ qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere tale, e cioe’ di toccare interessi della persona, sarebbe sempre risarcibile); (b) che la lesione dell’interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilita’ (in quanto il dovere di solidarieta’, di cui all’art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza) ; (c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualita’ della vita od alla felicita’.

Nella fattispecie i ricorrenti si riferiscono ad una generica impossibilita’ di attendere alla normale attivita’ realizzatrice della persona umana, senza indicare (e poi provare) quale fosse lo specifico diritto inviolabile costituzionalmente garantito, leso in modo serio”.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve, percio’, essere rigettato;

che le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione sostenute dalla resistente e liquidate in complessivi Euro 400,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, il 8 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 11 maggio 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA